Emergenza migranti, lo scaricabarile europeo

I principi etici, le leggi internazionali e quella del mare impongono di salvare i migranti in pericolo. Detto ciò, le diatribe sul tema, a livello nazionale e internazionale, a cui stiamo assistendo in questi giorni, dimostrano che al peggio non vi è mai limite.

Sul piano interno, è ormai assodato da tempo che il nostro Paese ha commesso errori enormi nell’impostare tutta la sua politica sull’immigrazione, ondeggiando fra gli atteggiamenti inutilmente buonistici all’insegna del “va bene tutto” dei primi anni alle pretesa di chiusura dei porti delle ultime ore, che è a questo punto probabilmente irrealizzabile, anche se sarebbe (forse) l’unico provvedimento forte e coraggioso che obbligherebbe gli altri Stati europei a farsi finalmente e concretamente carico della condivisione di un problema che sta assumendo dimensioni apocalittiche.

Discettare sulle molteplici cause di tali madornali errori sarebbe inutile. Resta il fatto che, per scarsa lungimiranza, incapacità, esagerata o interessata accondiscendenza, biechi interessi economici o politici, ci troviamo ora in una situazione che diventa di ora in ora più ingestibile.

Sul piano internazionale, ancora una volta abbiamo la pratica dimostrazione che l’Europa unita è un’utopia che, a questo punto, non esiste neppure più sulla carta. Un problema di livello “mondiale” come quello delle migrazioni di massa esigerebbe soluzioni condivise a livello, appunto, mondiale, o perlomeno europeo. In realtà, assistiamo in questo giorni al classico atteggiamento nimby (not in my backyard). Quello che non mi tocca da vicino, non è un mio problema. Gli altri… si aggiustino come possono. Gretto egoismo, nazionalismo esasperato, incapacità di comprendere?

Chi può dirlo, la realtà è questa. Il fatto è che altri Paesi (Francia e Spagna in primis), che in teoria potrebbero avere gli stessi nostri problemi, in realtà si sono attrezzati da tempo sotto questo punto di vista (il fenomeno dell’immigrazione in Francia, ad esempio, esiste dai tempi delle colonie, ed è sempre stato sapientemente gestito e incanalato) e ora possono permettersi di chiudere, semplicemente, le frontiere e stare a guardare.

E noi? Noi stiamo letteralmente affondando sotto gli arrivi ogni giorno crescenti di persone che, in minima parte, fuggono da guerre o persecuzioni e quindi avrebbero tutto il diritto di trovare da noi accoglienza (ma accoglienza fatta bene, non basta dare loro qualche euro al giorno per vederli ciondolare senza nulla da fare e senza speranze per il futuro), e per il resto dovrebbero essere identificati e riportati nel loro Paese di provenienza. E ciò, semplicemente, è impossibile, anche qui per una somma di motivazioni che tutti ormai conosciamo, prima fra le quali la mancanza di accordi con gli Stati di origine e seconda, comunque, la obiettiva difficoltà di capire a chi ci si trova di fronte.

Problematiche enormi, quindi, che richiederebbero, per avviare almeno un tentativo di risoluzione, provvedimenti decisi ma soprattutto un’immagine, a livello internazionale, del nostro Paese che abbiamo perso da tempo, persi in mille inutili diatribe interne.

Che dire? Facile, purtroppo, prevedere sviluppi ancora più negativi. Ahimè.