Un primato tutto alessandrino

Pare sia ufficiale. La  nostra piccola città vanta il triste primato di avere uno dei più alti livelli di inquinamento atmosferico della Pianura Padana e, quindi, d’Italia. Uno dei principali imputati per questa situazione, peggiorata recentemente per l’assenza di piogge e venti di una certa intensità, sarebbe il traffico urbano; infatti, anche qui, come ovunque in Piemonte e Lombardia, si stanno decidendo limitazioni, più o meno severe, alla circolazione.

Che dire? A me personalmente tutto ciò pare un pochino strano, o comunque riduttivo…  Alessandria non è certamente una città virtuosa a livello di trasporto pubblico, né si è mai fatto moltissimo per incentivare forme di trasporto alternative all’auto, però… insomma… diciamocelo, il nostro traffico veicolare, complice anche la crisi economica perdurante, se si esclude qualche picco nelle ore di punta, non è certo fra i più intensi in assoluto…

E neppure si può dare la colpa della situazione attuale agli impianti di riscaldamento, che si stanno accendendo solo in questi giorni, grazie anche al caldo che ci ha accompagnato fino a qui.

Quindi? Quindi basterebbe dare un’occhiata alla concentrazione industriale che quel grande “imbuto” che è la pianura del grande fiume può vantare, per capire, forse, molte cose.

Penso infatti che le prime responsabili della poca salubrità dell’aria che respiriamo (e non solo) siano le troppe industrie ancora non a norma e che continuano a sputare indisturbate nell’atmosfera i veleni derivanti dalle lavorazioni. Gli esempi in tal senso, e non solo nelle nostre regioni, abbondano; basti pensare, per fare qualche esempio eclatante, al caso Taranto.

Intendiamoci, un sano tessuto industriale è indispensabile al benessere economico di qualunque nazione, e qualche “danno collaterale” è, purtroppo ma necessariamente, da mettere in conto. Ma sicuramente questi effetti indesiderati si potrebbero limitare, e di molto, in presenza di normative severe da fare osservare con  il dovuto rigore. Cosa che in Italia troppo spesso non accade, in nome di mille altri interessi.

Detto questo, non si possono certo assolvere le varie amministrazioni locali per non avere fatto, in tutto o in parte, il proprio dovere per disincentivare, nella giusta maniera, il trasporto su auto. Come ho scritto sopra, una sana politica di trasporto pubblico, l’incentivazione di mezzi alternativi, la predisposizione di parcheggi comodi nel concentrico cittadino, ben serviti da navette, possono sicuramente fare la loro parte per migliorare, almeno un pochino, la qualità dell’aria che respiriamo, e sarebbe ora venissero finalmente messe in pratica. Ma la mia impressione è che non ci si debba illudere che tutto questo risolverà il grosso del problema. Per quello, servono sicuramente investimenti enormi, sia privati che pubblici, nel risanamento e messa a norma degli impianti industriali. Ma, soprattutto, “a monte”, come direbbe qualcuno, occorre che finalmente ci sia in tal senso una volontà politica che finora mi pare sia quasi sempre mancata.

Gian Luca Lamborizio