Settimana sociale, Santoro: “L’obiettivo è non fermarci alla Settimana ma avviare percorsi che continuino”

«Il lavoro che vogliamo. Libero, creativo, partecipativo e solidale» è il tema della 48ª Settimana sociale dei cattolici (26-29 ottobre 2017), a Cagliari dove è arcivescovo il canavesano mons. Arrigo Miglio: un migliaio di delegati in rappresentanza delle 225 diocesi italiane e una quarantina di esperti.

Mette subito le carte mons. Filippo Santoro, presidente del Comitato scientifico-organizzatore delle Settimane e arcivescovo di Taranto, città drammaticamente dilaniata dalla crisi della siderurgia e dell’Ilva: «Ciò che più ci interessa è il dopo-Cagliari, l’obiettivo è non fermarci alla Settimana ma avviare percorsi che continuino». Sul piano pratico bisogna «andare oltre le raccomandazioni e i favori per indicare percorsi legali e arrivare a un lavoro degno» che risponda a un bisogno fondamentale delle persone e a un problema reale delle famiglie e del Paese.

Quattro anni Papa Francesco, il 22 settembre 2013, nel capoluogo della Sardegna tenne un discorso molto forte: senza lavoro non c’è dignità; rimettere al centro la persona e il lavoro; l’idolo del denaro non deve comandare l’economia. Scosso dall’invocazione di un giovane disoccupato – «Papa Francesco, papà di noi tutti, non lasciare che il gregge venga disperso e sbranato da questo lupo cattivo, non lasciarci soli» – improvvisò il discorso partendo dal ricordo della sua famiglia emigrata dal Bricco Marmorito di Portacomaro Stazione (Asti) a Buenos Aires: «Dove non c’è lavoro, manca la dignità. Non è un problema della Sardegna o dell’Italia, è la conseguenza di una scelta del sistema economico che ha al centro l’idolo denaro e dove comandano i soldi».

Ora il Comitato scientifico e organizzatore – del quale è membro il torinese Marco Arnolfo, arcivescovo di Vercelli – si prefigge tre obiettivi: 1) denunciare sfruttamento, illegalità, insicurezza, disoccupazione e le problematiche dei migranti; 2) far conoscere le buone pratiche dell’occupazione; 3) costruire proposte per superare le difficoltà. Il programma alla Fiera internazionale della Sardegna, segue questa scansione.

26 ottobre, giornata della denuncia – Dopo i saluti dell’arcivescovo Miglio – che legge il messaggio del Papa – e del presidente Cei cardinale Gualtiero Bassetti, ecco le «Voci del lavoro» da Cantù (Nord), Cagliari (Centro), Taranto (Sud) e gli interventi di Marco Bentivogli, segretario della Fim-Cisl e Claudio De Vincenti, ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno.

27 ottobre, giornata delle buone pratiche – Padre Francesco Occhetta, scrittore de «La Civiltà Cattolica», dialoga con il card. Peter Kodwo Appiah Turkson, prefetto del Dicastero per lo Sviluppo umano integrale. Seguono le esperienze dei «cercatori di lavoro» e i «Tavoli di lavoro su buone pratiche».

28 ottobre, giornata dell’ascolto – «Le sfide del lavoro in Sardegna» con il presidente della Regione Sardegna Francesco Pigliaru. Su «Giovani, scuola, formazione, lavoro» intervengono Roberto Rossini, presidente Acli; Alberto De Toni, rettore Università di Udine; Giovanni Dotti, amministratore delegato On impresa sociale; Paola Vacchina, presidente Forma; Giorgio Vittadini, presidente Fondazione sussidiarietà. Su «Creare nuove opportunità di lavoro e di impresa» discutono Claudia Fiaschi, vicepresidente Confcooperative; Marco Bartoletti, imprenditore; Giovanni Brugnoli, vicepresidente Confindustria; Teresa Fiordelisi, presidente BCC della Basilicata; Roberto Moncalvo, presidente Coldiretti. Su «Il senso del lavoro umano e le sfide dell’innovazione» riflettono Carlo Costalli, presidente Mcl; Paolo Benanti, docente Università Gregoriana; Annamaria Furlan, segretaria generale Cisl; Stefano Micelli, docente Università di Venezia; Tiziano Treu, presidente Cnel. Dopo il docufilm «Il lavoro che vogliamo» intervengono Maurizio Sacconi, presidente Commissione lavoro Senato e Giuliano Poletti, ministro Lavoro e politiche sociali.

29 ottobre, giornata delle proposte – Conclusioni e intervento del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni

La Chiesa ha cuore i lavoratori più che il lavoro. Oltre 120 anni fa nella «Rerum novarum (1891) Leone XIII denuncia lo sfruttamento dei lavoratori, il lavoro minorile, gli interminabili orari nelle fabbriche. Papa Francesco nella «Evangelii gaudium» (2013) afferma che nel lavoro «l’essere umano esprime e accresce la dignità della propria vita. Il giusto salario permette l’accesso agli altri beni destinati all’uso comune». Nella Costituzione italiana il «lavoro» è la seconda parola più ricorrente dopo «legge».

La Settimana di Cagliari mette insieme esperti di economia, scienze sociali, statistica, amministrazione d’impresa, mondo sindacale e pastori, partendo dall’«uomo al centro». Lavoro come priorità che – spiega mons. Santoro – «non nasce dalle analisi e dalle discussioni ma dalle persone che tutti incrociamo». Portano la loro esperienza  Paola Clemente e Giuseppina Spagnoletti, vittime del caporalato proprio in Puglia dove si vive con il timore di 4.000 esuberi all’Ilva.

Non bastano le rassicurazioni del governo. Tra le questioni più urgenti la disoccupazione giovanile. Nonostante i risultati positivi degli ultimi anni, la situazione resta critica: un milione e mezzo di giovani studiano ma non trovano un lavoro; non lavorano, non studiano, nemmeno cercano un lavoro, non si formano; o hanno un lavoro precario e irregolare, non protetto, non sicuro e non retribuito. Eppure mancano saldatori, cuochi, infermieri, falegnami, ingegneri, fabbri, professionisti del digitale. La mancanza di lavoro provoca miseria e la povertà assoluta è raddoppiata. Spesso il lavoro è deturpato dall’illegalità: agromafie, caporalato, ecomafie. La disoccupazione femminile è più alta, i salari delle donne sono sensibilmente più bassi di quelli degli uomini a parità di mansione. E il numero di figli pro capite è tra i più bassi d’Europa. Il lavoro – sostiene la Chiesa – non va ridotto a logiche capitalistiche che schiacciano l’uomo «a immagine e somiglianza di Dio».

Pier Giuseppe Accornero