Due monete per l’eternità

Dietro quei cancelli dove riposano le spoglie mortali di chi ha lasciato la vita terrena c’è una realtà che può offrire qualche spunto di riflessione ad una società che “va veloce” e che si è lasciata cullare dalla falsa credenza dell’immortalità e dell’onnipotenza. Se ci guardiamo attorno, infatti, scopriamo la possibilità di ottenere o realizzare molti desideri con le nuove tecnologie – che sono, certamente, utili e necessarie – senza osare un’apertura di pensiero per quello che sarà il dopo-vita terrena. Eppure sappiamo di essere definiti, non eterni in questa vita. L’eternità è stata, ovviamente, messa al bando: “grazie al numero infinito di esperienze terrene che si spera di poter fare – scrive Zygmunt Bauman in “Vita liquida” – non si sente la mancanza dell’eternità: anzi la sua perdita può persino passare inosservata”.
Ma davanti ai cancelli dei cimiteri siamo di fronte alla realtà di chi è “andato all’altro mondo”. E come ci sono andati, con quale passaporto, con quale moneta? “Gli uomini credono di comperare tutto: l’onore, la libertà, la coscienza, l’onestà, la rettitudine e qualche volta anche i posti di responsabilità. C’è una sola cosa che non si può comperare: il giudizio di Dio”. Sono parole della predica di don Primo Mazzolari nel cimitero di Bozzolo l’1 novembre 1957, sessant’anni fa. Nell’”altro mondo” non è entrato il denaro, “non c’è nessun titolo che conta: non c’è un re, né un dittatore, né un sindaco, né un arciprete, né un cavaliere, né un commendatore, né un avvocato, né un ingegnere: scompaiono tutti. (…) In quell’altro mondo è inutile far stampare dei biglietti da visita e aggiungervi quelle piccole vanità che pare rappresentino qualche cosa presso gli uomini e non valgono niente davanti a Dio. (…) Che cosa importa se uno era intelligente, se era arrivato molto in alto: guardatelo com’è in basso, come non dice niente,come non può più niente, come non comanda più niente”.
Tutto questo viene quotidianamente dimenticato perché non è facile distogliere l’attenzione da una vita che ci propone innumerevoli sollecitazioni creando continue necessità da soddisfare.
C’è una moneta, però, anzi, due, che valgono per l’eternità: la bontà e la misericordia. Entrambe trovano il loro valore nelle “beatitudini” – beati i poveri in spirito, coloro che piangono, i miti, quelli che hanno fame e sete della giustizia, i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace, i perseguitati a causa della giustizia – e nella risposta che potremo dare quando ci verrà chiesto se abbiamo dato da mangiare e da bere a chi aveva fame e sete, se abbiamo accolto lo straniero, se abbiamo vestito chi era nudo, se abbiamo visitato l’infermo e il carcerato.
Due monete non facilmente accumulabili in questa vita ma dal valore immenso per l’eternità.

Marco Caramagna