Alessandria e il Tanaro: un’occasione mancata

Fra pochi giorni ricorrerà l’anniversario della tragica alluvione del novembre ’94, che costò alla città danni ingentissimi e soprattutto molte vittime innocenti.

Cosa è stato fatto, in tutti questi anni, per evitare che tragedie simili si ripetano? Molto, indubbiamente, e lo testimoniano, per esempio, gli imponenti argini che ora fiancheggiano il tratto cittadino del Tanaro.

Ma si poteva fare di più, e la prova la abbiamo avuta lo scorso novembre, quando, per poche decine di centimetri, Alessandria non è stata nuovamente sommersa. Cosa? Per esempio, pulire il letto del fiume. Da sempre, i fiumi trascinano lentamente a valle sabbia, ghiaia e detriti, specie rami e tronchi. Sugli isolotti che si formano, e contro i piloni, cresce poi la vegetazione. Il tutto concorre a ostruire il naturale scorrere delle acque, obbligando necessariamente ad argini sempre più alti per contenere le inevitabili piene.

L’estate del 2017 è stata probabilmente una delle più siccitose dell’ultimo secolo… possibile che non si potesse approfittarne per fare un po’ di pulizia, senza esagerare, per carità? I lavori, agevolati dal bassissimo livello delle acque, sarebbero stati fatti in sicurezza e la spesa avrebbe potuto essere assolutamente contenuta.

E invece… invece nulla. Se ne è parlato, parecchio, si sono fatti discorsi e manifestazioni e il tutto è finito, come di consueto, in una grande bolla di sapone. Scarsezza di disponibilità economiche, mancato coordinamento fra i vari enti preposti, conflitti “politici”? Tutto vero, tutto giusto; il risultato è che presto inizierà un’altra stagione delle piogge e gli alessandrini ritorneranno, ancora una volta, sugli argini a scrutare le acque limacciose, confidando nella Provvidenza o incrociando le dita.

Si poteva certamente fare di meglio.

Gian Luca Lamborizio