Il cammino ecumenico fra cattolici e luterani

Superare i pregiudizi; intensificare la «comprensione reciproca»; raggiungere accordi teologici «decisivi». Sono gli obiettivi, sostanzialmente raggiunti negli ultimi cinquant’anni dal dialogo ecumenico tra luterani e cattolici e fissati in una dichiarazione congiunta della Federazione luterana mondiale e del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani. Sicuramente ha agevolato molto la celebrazione comune del quinto centenario della Riforma protestante (1517-31 ottobre-2017) avviata da martin Lutero.

Alla fine del mese di ottobre nell’abbazia di Westminster a Londra la Comunione anglicana accoglie e recepisce la «Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione», firmata da luterani e cattolici e pubblicata ad Augusta in Germania il 31 ottobre 1999, proprio nella città dove il 25 giugno 1530 venne promulgata la «Confessione Augustana» che fissava i principi dottrinali del Luteranesimo. La «Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione» è stata accolta e firmata nel 2006 dal Consiglio metodista mondiale e in questo 2017 dalla Comunione mondiale delle Chiese riformate.

Un anno fa, il 31 ottobre 2016 nella commemorazione condivisa si è chiesto «perdono per le nostre colpe e per il modo in cui i cristiani hanno ferito il corpo del Signore e si sono offesi reciprocamente nei cinquecento anni dalla Riforma a oggi». Nella preghiera congiunta luterana-cattolica celebrata a Lund in Svezia Papa Francesco e il vescovo Munib A. Younan, presidente della Federazione luterana, si impegnano «a proseguire insieme il cammino ecumenico verso l’unità per la quale Cristo ha pregato» e riconoscono «la comune responsabilità pastorale di rispondere alla sete e alla fame spirituali del nostro popolo di essere uno in Cristo». Per la prima volta luterani e cattolici hanno visto la Riforma da una prospettiva non di scontro ma di dialogo ecumenico che rende possibile «una nuova comprensione degli eventi del XVI secolo che condussero alla separazione» perché «ciò che ci accomuna è ben superiore a ciò che ci divide».

«Riconciliarsi per annunciare il Vangelo» è il titolo del documento firmato da mons. Ambrogio Spreafico, presidente della Commissione Cei per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, e dal pastore Heiner Bludau, decano della Chiesa evangelica luterana in Italia. A conclusione di un convegno a Trento in ottobre viene elaborata una dichiarazione sul «comune impegno a prendere sul serio ciò che in quest’anno anniversario abbiamo più volte detto e scritto: che il cammino ecumenico ci riguarda e ci impegna tutti, che la passione ecumenica è passione per il Vangelo di Gesù Cristo, per la sua Chiesa, per le donne e gli uomini di oggi. È una dichiarazione che coinvolge tutti, non soltanto cattolici e luterani: perché il cammino di reciproca conoscenza, accoglienza, collaborazione e testimonianza dell’Evangelo è cosa di tutti».

La dichiarazione afferma: «Leggere insieme le Scritture illumina l’esperienza di fede con percorsi ecumenici di ascolto e commento della Parola di Dio in modo da condividere tradizioni esegetiche e formulazioni dottrinali, affidando al Signore i tempi e i modi della realizzazione dell’unità visibile della Chiesa. Cattolici e luterani ritengono che questi percorsi vanno sostenuti e incoraggiati nella prospettiva di favorire un ripensamento della catechesi in chiave ecumenica». Alle numerose iniziative in Italia hanno partecipato cristiani e cristiane per commemorare la Riforma di Lutero in un spirito che «ha sicuramente aperto una nuova stagione nel cammino per la costruzione dell’unità visibile della Chiesa con la quale mettere fine allo scandalo delle divisioni».

Cattolici e luterani «vogliono rendere sempre più dinamico il proprio impegno nella cura del creato proponendo un modello di sviluppo economico che non sia interessato alla logica del profitto, che tanti danni ha fatto anche nel nostro Paese con l’inquinamento dell’aria, delle acque e della terra ma, superando gli interessi individuali o di gruppo, sappia utilizzare le risorse del creato nel rispetto dell’ambiente e avendo sempre di mira il bene comune e quello della terra di cui siamo custodi e non padroni».

Infine l’impegno comune sul fronte dei migranti: «Le peculiarità del cammino ecumenico devono portare a moltiplicare le occasioni per testimoniare l’amicizia e l’aiuto verso i poveri, in particolare verso i migranti che fuggono da guerre e calamità naturali. Davanti al bisogno anche di un numero crescente di concittadini, ci impegniamo a coinvolgere le comunità in uno sforzo maggiore di solidarietà, avendo sempre come modello il Buon Samaritano, quel Gesù che si china sulle ferite dell’umanità sofferente».

Grandi e bei propositi ma di strada ce n’è davvero moltissima da fare sia da parte cattolica e sia da parte dei luterani e dei protestanti. Ne è prova l’ultimo romanzo dell’inglese Ken Follet sulle guerre di religione che hanno imperversato e insanguinato l’Europa per secoli. Lo scrittore si ferma su quelle dal 1558 al 1620 mentre la riforma anglicana prende corpo sotto Enrico VIII (1509-1547). Follet glissa su questa riforma e preferisce raccontare le atroci malefatte dei cattolici, che ci furono e che furono molto gravi, ma non furono le uniche. Scrive testualmente Follet: «I protestanti sono innovatori in tutto mentre la Chiesa cattolica è conservatrice in tutto, pronta a condannare le nuove idee e lenta ad accettare il cambiamento» e cita l’esempio di Giovanni Calvino, «autorevole guida dei protestanti di Ginevra: permette che vengano applicati interessi sui prestiti mentre l’attività bancaria non può esistere, secondo i cattolici, senza il peccato di usura».

In sostanza, dall’Inghilterra alla Spagna, dalla Scozia ai Paesi Bassi e alla Francia – secondo Follet – i cattolici sono violenti, guerrafondai, sanguinari, brutti e cattivi; i protestanti invece sono pacifici e pacifisti, buoni e caritatevoli. Anche nella narrativa lo spirito ecumenico deve fare ancora molti passi.

Pier Giuseppe Accornero