L’indiana Suor Rani è beata

Dalla lontana India arriva una storia incredibile tanto è bella. La Chiesa ha beatificato una suora martire e il suo assassino in carcere si è convertito e ha chiesto perdono.

«Suor Rani aveva fame e sete di giustizia. Per questo fu uccisa il 25 febbraio 1995. Il sicario infierì con 54 coltellate. Mentre veniva uccisa, ripeteva il nome di Gesù» spiega il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi che il 4 novembre 2017 ha presieduto, a nome di Papa Francesco, la beatificazione di suor Regina (Rani) Maria delle Clarisse Francescane, a Indore in India. Il pontefice  il 23 marzo 2017 aveva riconosciuto il martirio aprendo la strada alla beatificazione.

Mariam Vattalil, nata nel Kerala, dal 1993 lavora a Udaynagar, diocesi di Indore nello Stato indiano del Madhya Pradesh, a favore dei contadini e delle donne dei villaggi. Mentre viaggia in autobus verso Bhopal è costretta a scendere e, davanti a tutti i passeggeri, il suo assassino la colpisce ripetutamente con un coltello. Un monito sulla sorte di chi, nelle trasformazioni dell’India rurale, pretende di opporsi alla legge del più forte. Il suo instancabile lavoro per i poveri crea fastidi nei «signorotti» locali. Spiega il card. Amato: «Il motivo di tanto accanimento omicida è il fatto che suor Rani viveva il Vangelo della carità e difendeva i poveri dall’ingiustizia di coloro che si impadronivano delle terre; cercava di sottrarre i piccoli proprietari al suicidio o a un triste destino di indigenza assoluta, con concrete iniziative di cooperazione e di microcredito».

La sua morte ha grande risonanza e dopo il funerale si tengono manifestazioni pubbliche con migliaia di persone, anche di altre religioni e le istituzioni del Madhya Pradesh chiudono per lutto. Molto significativa la conversione dell’assassino: in carcere si pente e vive un profondo cambiamento, culminato nel 2002 con l’abbraccio di riconciliazione con suor Selmy Paul, sorella della religiosa che ha ucciso. L’uomo ha finito di scontare la sua pena, grazie alla famiglia della vittima che si è spesa per la sua liberazione. All’agenzia «Asianews» recentemente suor Selmy Paul ha raccontato: «Vive a 30 chilometri dal nostro convento e viene spesso a visitarci. Ogni anno il 25febbraio, anniversario dell’uccisione, rende omaggio alla tomba di suor Rani e offre il grano del suo campo come simbolo di vita rinnovata: è il modo con cui proclama la misericordia di Dio».

Alla domanda di «Radio Vaticana» «Cosa significa, per la Chiesa cattolica in India, il sacrificio di suor Rani, considerando che il Madhya Pradesh è una delle roccaforti dell’integralismo indù?» risponde il card. Amato: «Senz’altro una benedizione. Molti missionari trovano in lei ispirazione e protezione per la loro difficile opera di bene. Da sempre i martiri hanno reso fertile la terra per la generazione dei nuovi cristiani. Le Clarisse Francescane sono particolarmente fiere di avere ora la protezione celeste della beata Rani Maria Vattalil».

Il perdono dei propri assassini è tipico dei martiri cristiani. Basta una breve rassegna sul XX-XXI secolo. Santa Maria Goretti il 2 luglio 1902 perdona il suo omicida. Il giovane sacerdote salesiano Callisto Caravario, canavesano di Cuorgnè, e il vescovo Luigi Versiglia – missionari in Cina e protomartiri salesiani – perdonano gli assassini Boxers, stupefatti dal loro coraggio: «Ne abbiamo visto tanti e tutti temono la morte. Questi due invece sono morti contenti»: è il 25 febbraio 1930, nel 2000 sono proclamati santi. La giovane acquese Teresa Bracco il 28 agosto 1944 è uccisa dai soldati tedeschi perché resiste allo stupro: è beatificata il 24 maggio 1998 a Torino. Don Pino Puglisi, ucciso dai mafiosi a Palermo il 15 settembre 1993 e beatificato il 25 maggio 2013: «Me l’aspettavo» dice ai giovani assassini armati dai capi delle mafiose. L’ultimo, in ordine di tempo, è il sacerdote francese 86enne Jacques Hamel, sgozzato da giovani terroristi islamici il 26 luglio 2016 nella sua chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray: Papa Francesco lo definisce «martire e beato» e per lui è in corso la causa di beatificazione.

Pier Giuseppe Accornero