Cosa è mancato a Ostia

Abbiamo ancora tutti nella mente le immagini dell’allucinante pestaggio subito a Ostia, sul litorale romano, da un giornalista di Rai 2, andato a intervistare un membro del clan Spada e la cui unica colpa è stata quella di avere per un attimo sottovalutato la pericolosità di chi aveva di fronte.

Già sul fatto che si debba rischiare la vita per fare onestamente questo lavoro (non mi riferisco ovviamente solo al caso di Ostia, ma anche ad altri recenti fatti, molto più tragici, avvenuti all’estero), ci sarebbe da aprire una drammatica e urgente discussione.

Ma qui vorrei invece toccare, brevemente, un altro punto.

Durante una trasmissione televisiva, proprio sul caso in questione, è stato chiesto a una famosa scrittrice cosa, secondo lei, fosse “mancato” a Ostia, tanto da generare la situazione di profondo degrado che è ormai sotto gli occhi di tutti dopo l’ultimo, triste episodio, con intere zone dominate dalla criminalità organizzata e un Municipio (il decimo di Roma, Ostia è infatti solamente un enorme quartiere della Capitale) a suo tempo sciolto per infiltrazioni mafiose.

La risposta dell’intervistata è stata che la responsabilità di questa situazione è di una certa parte della politica, che pare avere ormai abdicato ai propri ideali e principi ispiratori, consegnando così di fatto il “favore” di larga parte della società alla controparte. Può essere, anzi sicuramente è “anche” così; ma mi pare importante sottolineare che qui si sta parlando non solo del fallimento di certa politica (e di certe politiche). Qui si sta parlando anche, e forse soprattutto, dell’assenza e del fallimento dello Stato.

Quando si legge ad esempio che a Ostia è il clan Spada a “offrire” alla cittadinanza punti di aggregazione che altrimenti mancherebbero del tutto, quando si legge che, sempre nel decimo Municipio, è Casapound ad assistere con pacchi alimentari i cittadini più disagiati, quello che possiamo dedurre è solo che lo Stato ha, anche in questo caso, abdicato ai propri doveri primari ed essenziali, delegando ad altri di provvedere in merito, con tutto ciò che una scelta del genere può comportare.

La politica, al limite, può anche sbagliare nel fare le proprie scelte, e ne pagherà poi il prezzo, come tutti noi cittadini, ma lo Stato, come istituzione, non dovrebbe in alcun caso potersi esimere dallo svolgere “sempre” il proprio ruolo, non solo con operazioni di polizia (per carità, ben vengano…) o con il controllo militare del territorio (di solito attuato quando ormai è tardi…), ma anche e  soprattutto stando vicino, sempre e in tutti i modi, ai propri cittadini, specie a quelli più in difficoltà. Il rischio concreto, in alternativa, è quello di consegnare larghe fette della società a poteri “altri”, che magari ne approfittano e se ne servono per scopi non sempre leciti.

Non lamentiamoci poi delle conseguenze.

Gian Luca Lamborizio