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Casalegno Carlo assassinato dalle Brigate rosse a Torino

«Le Br sparano a Carlo Casalegno per ucciderlo quattro proiettili alla testa: molto grave». Quarant’anni fa il 17 novembre 1977 «La Stampa» annuncia con un titolo a nove colonne l’attentato contro il suo vicedirettore, avvenuto il giorno prima a Torino sotto l’androne di casa in corso re Umberto 5. Casalegno, antifascista e uomo della Resistenza, giornalista e storico, muore il 29 novembre. Scrive l’ex direttore Arrigo Levi: «In quel periodo eravamo in pericolo ma nessuno se ne rendeva conto».

Quarant’anni fa era la stagione del terrorismo. In dieci anni l’Italia registra 5.000 attentati, 455 morti, 4.529 feriti. Torino e il Piemonte pagano un alto tributo di sangue: dal 22 luglio1968 al 27 aprile 1982 avvengono 70 atti di terrorismo con 20 morti. Casalegno è il primo giornalista abbattuto dalle Brigate rosse.

Il difensore della democrazia e della laicità dello Stato è spiato e pedinato. Il 10 novembre su «La Stampa» compare un suo affettuoso articolo sui 150 anni del «Cottolengo», «mirabile istituzione della pietà cristiana». Il 16 novembre, per un improvviso mal di denti, va dal dentista senza scorta. Rientrando a casa gli sparano al volto quattro colpi di Nagant. Il 29 novembre si spegne a 61 anni. Al funerale, il 2 dicembre, alla Crocetta partecipano Gianni Agnelli, gli onorevoli Bettino Craxi e Giovanni Spadolini, il ministro Carlo Donat-Cattin. All’altare tre preti giornalisti Jose Cottino, Carlo Chiavazza, Franco Peradotto.

Carlo Casalegno nasce a Torino il 15 febbraio 1916. Insegnante di Lettere  al liceo classico «Natale Palli» di Casale Monferrato, abbandona l’insegnamento per la Resistenza nel Partito d’Azione e, dopo la guerra, per la collaborazione con i quotidiani «Giustizia e libertà», «Italia libera», «Il Popolo Nuovo», «Stampa Sera». Nel 1947 entra a «la Stampa» di Giulio De Benedetti. Dal 1968 è vicedirettore di Alberto Ronchey, cura la politica, la cultura e lo sport. Sotto la direzione di Arrigo Levi partecipa alla fondazione di «Tuttolibri» e riveste un ruolo fondamentale come editorialista e con la rubrica «Il nostro Stato», scritti emblematici di un certo modo di sentire lo Stato come fondamento delle regole della vita civile. Pubblica «La regina Margherita» (Einaudi) e lascia incompiuto un libro di Pio IX.

Per il 25 aprile di quel 1977 «La Voce del Popolo» e «Radio Proposta» organizzarono una tavola rotonda su violenza e terrorismo. Moderati dalla partigiana-giornalista Anna Rosa Gallesio Girola, parteciparono Franco Bolgiani, docente all’Università; Carlo Casalegno, vicedirettore de «La Stampa»; Diego Novelli sindaco giornalista; don Franco Peradotto prete giornalista. Unanime il loro auspicio: «Raffreddare il clima di tensione nel Paese e salvaguardare la libertà e la democrazia»

Il 2 dicembre 1977 il funerale alla Crocetta, dove Casalegno si era sposato, celebrato da tre preti giornalisti: la bara, accompagnata dalla famiglia, passa tra due ali di studenti e operai. Il parroco mons. Jose Cottino accoglie «le spoglie martoriate di Carlo Casalegno proditoriamente colpito per la difesa della libertà. Siamo vicini alla moglie e al figlio. Ci illumini la Parola di Dio». Mons. Carlo Chiavazza, direttore de «il nostro tempo» – al quale Casalegno collaborava con gli pseudonimi Virgilio Sorrentino e Alfredo Bolmida – vorrebbe ricordare l’amico ma un nodo gli stringe la gola. In sacrestia rivive mille episodi, tanti ricordi, legati ai travagli d’un uomo «vissuto con probità, nel rispetto degli altri, buono d’animo e sensibile»: Casalegno e Chiavazza provengono dalla Resistenza. Don Franco Peradotto proclama il Vangelo del discorso di Gesù sulla montagna e suggerisce le intenzioni della preghiera.

Peradotto il 28 novembre 2002 partecipa alla commemorazione nella Sala Rossa di Palazzo di Città tenuta dall’ex direttore Arrigo Levi. Nel 2004 all’Università di Torino il rettore Rinaldo Bertolino, su proposta di Giovanni Conso, presidente dell’Accademia dei Lincei, conferisce la laurea honoris causa in Giurisprudenza alla memoria di Casalegno, al quale ora è dedicato il volume curato da Bruno Quaranta, «Cittadinanza e libertà. La lezione di Carlo Casalegno» (Aragno)

A Torino e Piemonte le Brigate Rosse, Prima Linea e Lotta Continua lasciano una scia di sangue: 10 dicembre 1973: rapito Ettore Amerio dirigente della Fiat Mirafiori; 5 giugno 1975: nella sparatoria in una cascina ad Acqui Terme muoiono il carabiniere Giovanni D’Alfonso e la brigatista Margherita «Mara» Cagol, membro del commando che ha sequestrato a Canelli (Asti) l’industriale Vittorio Vallerino Gancia; 3 aprile 1975: incendio alla Fiat Mirafiori; 1° settembre 1976: a Biella cade a un posto di blocco il vicequestore Francesco Cusano; 12 marzo 1977: a Torino falciato Giuseppe Ciotta, brigadiere dell’Ufficio politico della Questura; 28 aprile 1977: il 76enne Fulvio Croce, presidente gentiluomo degli avvocati, è ucciso vicino allo studio; 1° ottobre 1977 molotov in un bar brucia vivo lo studente-lavoratore Roberto Crescenzio.

Dopo l’assassinio di Casalegno, 10 marzo 1978 alla fermata del tram è ucciso Rosario Berardi, maresciallo P.S. dell’antiterrorismo; 11 aprile 1978 e 19 gennaio 1979 gli agenti di custodia Lorenzo Cutugno e Giuseppe Lorusso freddati sotto casa; 15 dicembre 1978 uccisi all’esterno delle Nuove gli agenti ventenni di P. S. Salvatore Lanza e Salvatore Porceddu; 10 marzo 1979 abbattuto a colpi di mitra lo studente 18enne Emanuele Iurilli; 13 luglio 1979 a Druento (Torino) il vigile urbano Bartolomeo Mana giustiziato in una rapina in banca; 18 luglio 1979 il barista Carmine Civitate è ucciso per aver rilevato il bar-trattoria dove erano stati uccisi due terroristi; 21 settembre 1979 ucciso l’ingegner Carlo Ghiglieno, dirigente Fiat; 28 settembre 1979 assassinato Piero Coggiola, capofficina Lancia; 31 gennaio 1980 il sorvegliante Carlo Ala è fulminato alla Framtek-Fiat di Settimo (Torino); 10 aprile 1980, tre giorni prima della visita di Giovanni Paolo II a Torino, cadela guardia girata Giuseppe Pisciuner; 8 ottobre 1982 a Corio Canavese (Torino) abbattuto Benito Atzei, vicebrigadiere dei Carabinieri; 21 ottobre 1982 in una rapina in banca uccisi le guardie giurate Rosario D’Alleo e Antonio Pedio.

Pier Giuseppe Accornero

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