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Il biologico non deve essere un business ma una scelta convinta

“La richiesta da parte dei consumatori è in espansione, così come il numero di ettari coltivati da parte degli agricoltori. Inoltre di recente abbiamo istituito a livello provinciale la Sezione di prodotto. I tempi, in altre parole, ci sembravano maturi per approfondire l’argomento attraverso un incontro con gli imprenditori locali”. Con queste parole il presidente di Confagricoltura Alessandria, Luca Brondelli di Brondello ha introdotto ieri mattina il seminario informativo “Biologico oggi”, organizzato presso il Centro congressi Alessandria di Piazza Fabrizio De Andrè, 76 ad Alessandria dalla stessa Associazione agricola con ERAPRA PIEMONTE nell’ambito del progetto di informazione per il settore agricolo attivato sulla Misura 1.2.1 del PSR 2014/2020.

“Non bisogna considerare il biologico come un business, ma come una scelta imprenditoriale convinta e consapevole sostenibile tecnicamente ed economicamente. A nostro avviso non vi è una contrapposizione tra agricoltura tradizionale ed agricoltura biologica. Possono coesistere” ha continuato il presidente Brondelli.

“Sull’argomento si deve lavorare ancora parecchio, soprattutto sugli aspetti legati alla formazione e alla ricerca” ha aggiunto la presidente della Sezione economica di prodotto Agricoltura Biologica di Confagricoltura Alessandria, Barbara Perrero.

Tra le sedi che stanno sviluppando la ricerca nel settore biologico si annovera senza dubbio la Facoltà di Agraria di Torino. Il pubblico presente all’incontro l’ha potuto appurare tramite gli interventi delle ricercatrici dell’ateneo subalpino Silvia Moraglio e Silvia Fogliatto.

Quest’ultima ha approfondito la gestione delle malerbe, una delle problematiche principali in agricoltura biologica. Esistono diversi mezzi di lotta (agronomici, fisici, meccanici e colturali) ed è necessario utilizzarne più di uno. Le tecniche preventive permettono il contenimento delle infestanti che non andando a seme non aggravano il potenziale di infestazioni future; le scelte varietali consentono un aumento della competitività della coltura; in presenza di malerbe è necessario un loro contenimento tramite strigliatura o sarchiatura o rincalzatura o pirodiserbo o di un cocktail di queste pratiche agronomiche.

Silvia Moraglio ha affrontato il tema attuale della cimice asiatica, segnalata per la prima volta in Italia nella campagna 2012/2013, con i primi danni visibili nel 2014, e ormai diffusa ovunque, anche in Piemonte. Al momento non è stata individuata una tecnica di contenimento che funzioni; è necessario usare diversi mezzi di contrasto, non soltanto nelle campagne ma anche in ambiente urbano.

Matteo Monchiero di AGROINNOVA – ANT – NET SRL ha focalizzato l’attenzione della platea sull’utilizzo limitato del rame in agricoltura biologica, in particolare sulla vite. Ad avviso dello studioso non è possibile eliminarne l’uso, ma è fattibile la sua riduzione attraverso la sostituzione dello stesso con estratti derivati da alghe e da altri organismi naturali.

Luigi Tozzi, responsabile dell’Ufficio Qualità e sicurezza alimentare – Area Sviluppo sostenibile e innovazione di Confagricoltura, ha fatto una panoramica sul biologico in Italia e in Europa: “Il settore rappresenta il 3 per cento circa dei prodotti agroalimentari venduti nel nostro Paese. Una grande fetta è rappresentata da vini e spumanti, ma anche carni fresche e trasformate. I prodotti bio sono venduti soprattutto nei discount e nei liberi servizi ossia tramite vendita diretta e mercatini”.

L’on. Massimo Fiorio, membro della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati e primo firmatario della legge che intende normare disposizioni per lo sviluppo e la competitività della produzione agricola e agroalimentare con metodo biologico, è intervenuto chiarendo che il testo, in approvazione entro il termine della Legislatura, affronterà alcuni temi legati a moderni meccanismi di mercato, controlli e certificazioni.

Paolo Parisini, presidente della Federazione nazionale di prodotto Agricoltura Biologica della Confagricoltura, ha portato il suo esempio nelle conclusioni: “Sono più di vent’anni che pratico agricoltura bio. Ritengo sia più difficile essere un agricoltore biologico più che convenzionale, perché si vuole produrre naturalmente, mantenendo il più possibile inalterato l’ambiente. Quindi per farlo non ci si può improvvisare, bisogna essere veri imprenditori”.

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