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Paolo VI istituisce Giornata pace celebrata prima volta 1° gennaio 1968, anno delle riforme

Cinquant’anni fa il mondo era percorso dall’atroce guerra in Vietnam. Il 23 dicembre 1967 Paolo VI disse al presidente statunitense Lyndon B. Johnson, in visita in Vaticano: «Il nostro dovere è quello di far conoscere al mondo le nostre posizioni come quelle di amici della pace e nemici della guerra». Il successivo 30 gennaio ’68 i vietcong comunisti lanciano l’«offensiva del Tet», Capodanno cinese, che li porta al potere, che non mollano più.L’8 dicembre 1967 Paolo VI istituisce la Giornata mondiale della pace, celebrata per la prima volta il 1° gennaio 1968. Mezzo secolo dopo, il 1° gennaio 2018, su indicazione di Papa Francesco, l’argomento della giornata è: «Migranti e rifugiati, uomini e donne in cerca di pace». Paolo VI parla esplicitamente di «dovere» dei cattolici per la pace e ne indica i motivi: 1) la necessità di difendere la pace dai pericoli che la minacciano; 2) la prevalenza degli egoismi nei rapporti tra Nazioni; 3) il pericolo di violenze tra le popolazioni «per la disperazione nel non vedere riconosciuto e rispettato il loro diritto alla vita e alla dignità»; 4) «il pericolo del ricorso ai terribili armamenti nucleari nei quali le superpotenze sprecano enormi mezzi finanziari»; 5) la certezza che le controversie «siano risolvibili con la ragione e le trattative e non con forze micidiali».

Alla vigilia del Sessantotto, uno degli anni più turbolenti del secondo dopoguerra, con profetica intuizione Paolo VI lancia un monito: «La pace non può essere basata sulla falsa retorica delle parole che nascondono il vuoto di vero spirito e di reali intenzioni di pace, o coprono sentimenti e azioni di sopraffazioni o interessi di parte». Di pace non si può parlare se non se ne rispettano le fondamenta: sincerità, giustizia, amore nei rapporti fra Stati e fra cittadini, libertà in tutte le espressioni». Montini distingue: «Pace non è pacifismo, non nasconde una concezione vile e pigra della vita, ma proclama i più alti e universali valori: verità, giustizia, libertà, amore», quelli che Giovanni XXIII aveva posto come «fondamenta della pace» nella «Pacem in terris» (11 aprile 1963). Non poteva che essere un Papa dalla pensosa personalità e dall’acuta sensibilità come Paolo VI a inventare la «Giornata per la pace», dopo aver istituito nel 1964 la Giornata per le vocazioni e nel 1967 la Giornata delle comunicazioni sociali.

Il 1967 fu un anno di fruttuose riforme varate sulla scia del Concilio Vaticano II (22 ottobre 1962-8 dicembre 1965). Il 6 gennaio 1967 con il motu proprio «Catholicam Christi Ecclesiam»Paolo VI istituisce il «Consilium de laicis» – che il 10 dicembre 1967 diventa Pontificio Consiglio per i laici e che Papa Francesco dal 1° settembre 2016 trasforma in Dicastero per i laici, la famiglia e la vita – e la Pontificia Commissione Iustitia et pax che il 31 agosto 2016 Francesco trasforma in Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale (carità e giustizia, pace e ambiente). Per quest’ultima trasformazione Bergoglio si ispira all’enciclica «Populorum progressio, sullo sviluppo dei popoli e la pace nel mondo» promulgata da Paolo VI il 26 marzo 1967 (era Pasqua)

Il 7 maggio ’67 celebra la prima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali; il 13 maggio compie il pellegrinaggio a Fatima nel 50° delle sei apparizione della Madonna ai tre pastorelli (1917-13 maggio/13 ottobre-2017). Il 18 giugno con il motu proprio «Sacrum diaconatus» ripristina nella Chiesa latina il diaconato permanente, una delle riforme più indovinate del Concilio. Giugno è molto impegnativo: il 24 l’enciclica «Sacerdotalis coelibatus»; il 26 crea 27 nuovi cardinali, tra i quali il 67enne Michele Pellegrino, arcivescovo di Torino, e il 47enne Karol Wojtyla, arcivescovo di Cracovia, che il 16 ottobre 1978 sarà eletto al soglio di Pietro come Giovanni Paolo II; il 28 inaugura in San Pietro il monumento a Giovanni XXIII opera dello scultore Emilio Greco; il 29 giugno apre l’Anno della fede (1967-68). Il 25-26 luglio compie il viaggio in Turchia, visita il patriarca ecumenico di Costantinopoli Athenagoras. Il 15 agosto la costituzione apostolica «Regimini Ecclesiae» riforma la Curia romana. Il 29 settembre-29 ottobre presiede il primo Sinodo dei vescovi su vari temi: Diritto canonico, teologia e fede, riforma dei Seminari, matrimoni misti, attuazione della riforma liturgica. Il 26-28 ottobre accoglie a Roma Athenagoras che ospita in Vaticano.

Contro l’intervento americano in Vietnam si schierano i cardinali arcivescovi di Bologna Giacomo Lercaro e di Torino Michele Pellegrino, il vescovo di Ivrea Luigi Bettazzi e altri vescovi. Il 1°-4 novembre 1973 a Torino si svolge la 3ª Assemblea internazionale di cristiani solidali con i popoli di Vietnam, Laos, Cambogia organizzata da Pax Christi di cui Bettazzi è presidente, congresso internazionale nel quale si manifestano le diverse tendenze dei cattolici. Oggi il 94enne Bettazzi ricorda: «In tempi di contrapposizione ideologica occorreva accogliere quanto di buono c’era, per dimostrare al comunismo che la Chiesa non si identificava con gli Stati Uniti. Era l’unico modo per permettere alla Chiesa di mantenere la sua forza di lievito».

Al congresso partecipa padre Piero Gheddo, oggi 88enne missionario-scrittore vercellese: «Il cardinale Pellegrino, che era accusato di essere “rosso”, mise come condizione alla sua partecipazione che invitassero anche me: me l’ha rivelato più tardi. Andai a fare la mia relazione, dicendo ciò che pensavo, condannando l’intervento americano e il regime di Thieu (che dominava il Sud Vietnam, n.d.r.) senza tacere il carattere oppressivo della dittatura comunista di Hanoi e rivalutando gli aspetti positivi della Chiesa sudvietnamita. In sala ci fu molto dissenso. Padre Davide Maria Turoldo, mi disse: “Tu sbagli, sei fuori strada. Tutti dicono il contrario di ciò che dici tu. E poi non capisci che il socialismo potrà fare degli sbagli, ma è il futuro del mondo”. Io dicevo solo quello che avevo visto e di regimi socialisti ne ho visti tanti».

Pier Giuseppe Accornero

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