Biotestamento: la CEI pronta alla battaglia

Obiezione di coscienza del mondo cattolico alle «Disposizioni anticipate di trattamento» (Dat). Dopo il padre della Piccola Casa della Divina Provvidenza, don Carmine Arice, sostenuto in pieno da Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, l’esempio sarà seguito dagli ospedali cattolici di tutta Italia. In attesa di una presa di  posizione unitaria e ufficiale alla sessione invernale del Consiglio permanente dell’episcopato del 22-24 gennaio 2018.

Il mondo cattolico è molto compatto nel condannare il biotestamento all’italiana e nella scelta dell’obiezione di coscienza nelle strutture ospedaliere cattoliche, come afferma il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei: «Ci sta a cuore che venga riconosciuta – oltre alla possibilità di obiezione di coscienza del medico – quella che riguarda le nostre strutture», anche se «non è facile stabilire a priori un confine netto che distingua accanimento terapeutico ed eutanasia». Ma dare da mangiare e da bere – nutrizione e idratazione – sono «gesti essenziali» e non terapie mediche.

Don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio Cei per la salute, afferma: «Di fronte a una richiesta di morte, se saremo messi nella condizione, non applicheremo la norma». Il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova ed ex presidente Cei: «Questa legge non mi rallegra, non è un segno di civiltà». Per mons. Giovanni D’Ercole, vescovo di Ascoli Piceno, la legge sulle Dat è «censurabile»; per l’arcivescovo di Trieste mons. Gianpaolo Crepaldi è «inaccettabile».

Pio XII al congresso di anestesiologia il 24 novembre 1957 disse: «Non c’è obbligo di impiegare sempre tutti i mezzi terapeutici potenzialmente disponibili: in casi ben determinati è lecito astenersene». È il criterio della proporzionalità delle cure ripreso dalla «Carta per gli operatori sanitari» (1° gennaio 1995), riveduta e aggiornata (1° febbraio 2017). Al numero 152 afferma: «La nutrizione e l’idratazione, anche artificialmente somministrate, rientrano tra le cure di base dovute al morente, quando non risultino troppo gravose o di alcun beneficio». Di più, afferma che eventuali legalizzazioni dell’eutanasia suscitano «un grave e preciso obbligo di opporsi mediante obiezione di coscienza».

L’eutanasia è illecita e lo sarà sempre, mentre evitare l’accanimento terapeutico non significa uccidere. «È moralmente lecito rinunciare all’applicazione di mezzi terapeutici, o sospenderli, quando il loro impiego non corrisponde al criterio di “proporzionalità delle cure”». Su questa, da sempre posizione della Chiesa, i media hanno visto una mezza rivoluzione che non esiste. Papa Francesco – nel messaggio del 16 novembre 2017 a mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la vita, per l’incontro europeo in Vaticano della World Medical Association – afferma: il no all’accanimento non significa eutanasia: «Più insidiosa è la tentazione di insistere con trattamenti che producono potenti effetti sul corpo, ma talora non giovano al bene integrale della persona».

D’altra parte il «Giuramento di Ippocrate», prestato dai medici e databile al IV secolo avanti Cristo, affermava nella versione antica: «Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo».

La sezione di Milano dell’Associazione medici cattolici italiani afferma che in base all’articolo 5 della legge «l’obiezione del medico non si pone perché il medico può disattendere le Dat quando sono palesemente incongrue». A questa presa di posizione possibilista rispondono gli esponenti di varie associazioni cattoliche. Scrivono al presidente della Repubblica Sergio Mattarella «e alla sua prudente valutazione l’ipotesi di rinviare il testo sul biotestamento alle Camere con messaggio motivato, convinti che tali norme confliggono con più disposizioni della Costituzione italiana» e segnalano «il pregiudizio che l’applicazione delle Dat reca agli istituti sanitari religiosi» del cui contributo la sanità non può fare a meno.

Pier Giuseppe Accornero