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Il Paese degli Spelacchi

Spelacchio, ahimè, non è più con noi! Ovviamente mi sto riferendo al grande abete che, trasferito a Roma dal Trentino per essere addobbato nelle festività natalizie, è giunto nella Capitale, forse a causa di modalità di trasporto errate, già in condizioni molto precarie e nei giorni scorsi ha esalato l’ultimo respiro (e perso gli ultimi aghi verdeggianti). La cosa ha suscitato parecchie critiche e anche qualche ilarità sul web.

Al di là delle polemiche, relative specialmente al costo dell’operazione (con cifre oscillanti, a seconda delle varie emittenti, da circa 30.000 euro a oltre 50.000…), qualche considerazione pare necessaria. Non entro nel merito della spesa in sé (magari anche giustificata, per carità, il taglio, il trasporto, l’addobbo…), né della scelta di allestire anche nella Capitale un grande albero per le Feste. La tradizione dell’abete natalizio si è infatti ormai radicata profondamente nella nostra cultura. Bene ha fatto quindi a pensarci la giunta Raggi (che tanto sarebbe stata criticata anche se non l’avesse fatto…). Il problema è che qui, a quanto pare, si sono “buttati” un sacco di soldi perché il povero abete, che, fra parentesi, sarebbe stato sicuramente più felice di continuare a vivere nella sua natia foresta, non è durato neppure una settimana.

L’episodio in sé è, tutto sommato, di poco conto, diciamo la verità, però non si può fare a meno di riflettere su quanti altri “Spelacchi” ci sono in Italia…

Non sto pensando ad altri abeti sfortunati, sto pensando invece a tutti i casi, più o meno macroscopici, di denaro pubblico (che poi tanto pubblico non è, provenendo comunque dalle tasche di noi privati cittadini) dilapidato in opere e iniziative più o meno utili, più o meno necessarie, che però hanno in comune la triste caratteristica di finire tutte malissimo. Vogliamo parlare degli ospedali finiti e mai inaugurati perché mancano magari i medici o il bacino d’utenza o perché le autorità competenti hanno semplicemente “cambiato idea”, o, per dire, delle carceri o degli impianti sportivi portati avanti fino a un certo punto e poi abbandonati a deteriorarsi “con le quattro frecce accese”, come dice l’inviato di una nota trasmissione televisiva, perché il costruttore nel frattempo è fallito? O, per parlare di altre spese folli, delle casette per i terremotati delle Marche e dell’Umbria, costate, a quanto pare, circa settemila euro al metro, quanto cioè un discreto alloggio in ottima posizione nella mia città di adozione, Milano?

Ecco, tutto ciò era per allargare un po’ il discorso e fornire qualche spunto di riflessione sul fatto che bisognerebbe una volta per tutte dire basta a sperperi e iniziative scriteriate, che non ci possiamo più permettere e spesso hanno l’unico fine di arricchire i soliti amici degli amici, iniziando finalmente a spendere i nostri soldi in modo oculato, come dovrebbe fare ogni buon padre di famiglia. Insomma, possiamo dire che, per tanti motivi, Spelacchio era un po’… tutti noi e spiace che anche lui sia finito male!
Ah, per la cronaca… l’altra notte l’abete addobbato che era stato posto nella Galleria Umberto di Napoli è stato letteralmente “segato” dal suo vaso e trafugato, addobbi ovviamente compresi.

Tempi duri per gli abeti natalizi, che tristezza! Un sereno Natale a tutti!

Gian Luca Lamborizio

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