I settant’anni della Costituzione

Proprio in questi giorni la nostra Costituzione compie settant’anni.

Entrata in vigore il primo gennaio del ’48, ha segnato profondamente la vita di tutti noi, cittadini e istituzioni, a partire dalla faticosa ricostruzione del secondo dopoguerra.

Per motivi logistici (leggasi trasloco) in questi giorni non ho seguito più di tanto i media nazionali, ma oggi su un canale televisivo ho assistito a un dibattito in cui un giornalista chiedeva a un illustre storico quanto della Costituzione sia ancora attuale e se essa sia ancora aderente alle esigenze di oggi. La risposta è stata che tutto sommato la festeggiata non se la passa poi tanto male e che, tolto qualche acciacco dovuto più che altro all’età (pensiamo a esempio all’eterno dibattito sulla validità o meno del nostro bicameralismo perfetto), i suoi principi sono ancora validi.

Sono sostanzialmente d’accordo, ma penso pure che la domanda vera sarebbe forse dovuta essere un’altra, diametralmente opposta: quanto della nostra società, del nostro modo di vivere e di governare è davvero aderente ai dettami costituzionali, quanto essi sono realmente messi in pratica?

Qui, secondo me, cominciamo le dolenti note.

Già a partire dal primo articolo, ancora non ci siamo. Che la nostra sia una Repubblica “democratica” e “fondata sul lavoro” è sicuramente una bella frase a effetto, ma la democrazia nel nostro Paese è spesso solo di facciata, e quanto al lavoro… basta chiedere ai tantissimi ragazzi costretti a emigrare anche fuori dall’Europa, pur di iniziare un’attività confacente a studi e aspirazioni.

E poi, vogliamo parlare, tanto per fare qualche esempio, della “tutela del risparmio”, con i clienti di tante banche rimasti senza più i loro risparmi, o dell’uguaglianza di genere, con le donne ancora discriminate sul luogo di lavoro e spesso vessate in famiglia?

Per non parlare della tutela della salute, con tutti i tagli al sistema sanitario nazionale, o del diritto, che dovrebbe essere davvero di tutti, a una esistenza libera e dignitosa, o di quanto si dovrebbe ancora fare per la salvaguardia del nostro patrimonio storico e artistico.

Insomma, non voglio tediarvi con un lungo elenco, ma è chiaro che ancora oggi, dopo settant’anni, i desiderata dei nostri Padri Costituenti non hanno trovato piena attuazione. E la strada, purtroppo, pare ancora lunga e soprattutto piena di insidie.

Gian Luca Lamborizio