Papa Francesco al Corpo Diplomatico: “Non c’è pace né sviluppo senza lavoro. Tutelare la pace e promuovere il disarmo”

«Difendere il diritto alla vita, la libertà e l’inviolabilità di ogni persona. Non c’è pace né sviluppo senza lavoro. Tutelare la pace e promuovere il disarmo». Davanti al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, l’8 gennaio 2018, Papa Francesco rilancia la «La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo» firmata 70 anni fa a Parigi, il 10 dicembre 1948. Raccomanda di fermare la corsa agli armamenti, le «colonizzazioni ideologiche», la tratta degli esseri umani, il lavoro minorile; rivolge appelli per il dialogo in Corea e in Siria, per l’accoglienza e l’integrazione di migranti e rifugiati, per le politiche di sostegno alla famiglia e per la libertà religiosa, per il rispetto degli impegni sul clima; ribadisce che nell’unica Terra Santa c’è posto per due Stati (Israele e Palestina) e per le tre religioni monoteiste (Ebraismo, Cristianesimo, Islamismo).

LA «COLONIZZAZIONE IDEOLOGICA» – Nel 2018 ricorrono il centenario della fine della Grande Guerra e i 70 anni della «Dichiarazione universale», storico e importante documento-base promosso dalle Nazioni Unite. «La pace è uno dei valori più alti da ricercare e difendere». Eppure «negli anni, soprattutto con i sommovimenti sociali del Sessantotto» l’interpretazione di alcuni diritti si è modificata e include «una molteplicità di “nuovi diritti”, spesso in contrapposizione». Ciò non favorisce rapporti amichevoli tra le Nazioni e spesso i «nuovi diritti» contrastano con la cultura di molti Paesi. «C’è il rischio che, in nome dei nuovi diritti, si instauri la colonizzazione ideologica dei più forti e ricchi a danno dei più poveri e deboli».

MOLTI DIRITTI SONO VIOLATI – «Primo fra tutti alla vita, alla libertà e alla inviolabilità di ogni persona. Bambini innocenti sono scartati prima di nascere, non sono voluti perché malati o malformati o per l’egoismo degli adulti; molti anziani sono scartati, soprattutto se malati; le donne subiscono violenze e sopraffazioni, anche nelle loro famiglie. La tratta delle persone viola la proibizione di ogni forma di schiavitù». Bisogna difendere il diritto alla vita e all’integrità fisica; tutelare il diritto alla salute, favorire l’accesso per tutti alle cure e ai trattamenti sanitari; garantire agli indigenti e a prezzi accessibili, i medicinali essenziali per la sopravvivenza, «senza tralasciare la ricerca su trattamenti determinanti».

PROLIFERAZIONE DELLE ARMI – Questo immondo commercio, al quale banchetta anche l’Italia, aggrava i conflitti, comporta enormi costi, mina la ricerca e lo sviluppo di una pace duratura. Francesco elogia l’adozione nel 2017 del «Trattato sulla proibizione delle armi nucleari» perché «le controversie tra i popoli non debbono essere risolte con il ricorso alle armi, bensì con il negoziato» per evitare – come diceva Giovanni XXIII nella «Pacem in terris» (1963) – che scocchi «la scintilla» di una guerra nucleare e si continui con la «terza guerra mondiale a pezzi». Tra i punti caldi la penisola coreana e la Siria: «Dopo tanta distruzione è tempo di ricostruire i cuori più ancora che gli edifici», è vitale tutelare le minoranze ed è importante il ritorno in patria dei profughi che hanno trovato accoglienza in Giordania, Libano e Turchia.

ISRAELE E PALESTINA, DUE STATI –  Con evidente riferimento alla sciagurata decisione di Donal Trump di spostare l’ambasciata Usa a Gerusalemme, la Santa Sede rinnova il «pressante appello a non esacerbare le contrapposizioni e a rispettare lo status quo di Gerusalemme, città sacra a cristiani, ebrei e musulmani». Settant’anni di guerre israelo-palestinesi rendono urgente «una soluzione che consenta la presenza di due Stati indipendenti entro confini internazionalmente riconosciuti». Elenca le sofferenze di Venezuela; Continente africano: Sud Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Nigeria, Repubblica Centroafricana; Ucraina.

LA FAMIGLIA NON È «UN ISTITUTO SUPERATO» – Alla stabilità si preferiscono legami fugaci, specie in Occidente. «Ma non sta in piedi una casa costruita sulla sabbia di rapporti fragili e volubili. Occorre ancorare le fondamenta sulla roccia della comunione di amore, fedele e indissolubile, che unisce l’uomo e la donna con un carattere sacro e inviolabile». Sono urgenti «politiche a sostegno» della famiglia: senza di essa non si possono costruire società in grado di affrontare il  futuro» e il drammatico calo della natalità: «L’inverno demografico è il segno di società che faticano». Ricorda «le famiglie spezzate a causa della povertà, delle guerre, delle migrazioni e i bambini che da soli varcano i confini e sono vittime del traffico di esseri umani».

MIGRANTI: NO ALLE PAURE ANCESTRALI – Le migrazioni sono sempre esistite e «nella tradizione giudeo-cristiana la storia della salvezza è storia di migrazioni. Occorre uscire dalla retorica perché si tratta anzitutto di persone». Bergoglio, figlio e nipote di emigrati subalpini in Argentina, conserva «nel cuore l’incontro a Dacca con alcuni membri del popolo Rohingya»; ringrazia Grecia e Germania per gli sforzi compiuti, e l’Italia che «mostra un cuore aperto e generoso che offre positivi esempi di integrazione: le difficoltà non portino a chiusure e preclusioni ma alla riscoperta di radici e tradizioni che hanno nutrito la ricca storia della Nazione»; auspica l’adozione di due trattati Onu sui rifugiati e per una migrazione sicura, ordinata e regolare.

LIBERTÀ RELIGIOSA, LAVORO, CLIMA – Il diritto alla libertà religiosa è spesso disatteso e «la religione è l’occasione per giustificare nuove forme di estremismo o un pretesto per l’emarginazione sociale e la persecuzione dei credenti». Il diritto al lavoro «è un bene scarsamente disponibile» per «l’iniqua distribuzione delle opportunità e la pretesa di imporre ritmi sempre più pressanti: le esigenze del profitto, dettate della globalizzazione, riducono i tempi e i giorni di riposo e troppi bambini sono impiegati in attività lavorative e sono vittime di schiavitù». Occorre lasciare alle nuove generazioni una Terra più bella e vivibile.

Pier Giuseppe Accornero