Domenica la Giornata Mondiale dei Migranti e dei Rifugiati

L’immigrazione «rischia di essere ridotta a merce elettorale. La Chiesa non si sostituisce alla politica e ai governi ma annuncia il Vangelo».

Richiama il messaggio di Papa Francesco – «Accogliere, proteggere, promuovere, integrare» i migranti e i rifugiati – la proposta della Cei per la 104ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato di domenica 14 gennaio 2018. «Il tema dei migranti, nella migliore delle ipotesi, è ridotto a merce elettorale, manca la possibilità di un dialogo sereno» constata mons. Nunzio Galantino, segretario della Cei. E i cattolici italiani sono generosi: le donazioni sono passate da 475.499 euro nel 2014 a 497.507 nel 2015, a 543.162 nel 2016. «Spesso mi sento dire: “Lascia stare, il tema migrazioni non paga”. Questi numeri mostrano il contrario». Incalza: «La Chiesa non si sostituisce ai politici e ai governanti, suo compito è annunciare tutto il Vangelo anche quello che dice: “Ero straniero mi avete accolto”. Sta a chi governa mettere a punto strategie e interventi, sempre tenendo presente la dignità della persona».

Fra le iniziative positive dell’episcopato l’istituzione dei corridoi umanitari; il programma «Liberi di restare, liberi di partire», 30 milioni di euro per un progetto che valorizza l’accesso alla scuola primaria e alle cure sanitarie; il programma su Tv2000 dal 14 gennaio alle 19.30 «Italiani anche noi» che racconta l’Italia dell’accoglienza: un viaggio in dieci tappe alla scoperta delle «Penny Wirton», le scuole di italiano per stranieri gratuite, fondate dallo scrittore e insegnante Eraldo Affinati e dalla moglie Luce Lenzi.

Nonostante l’allarmismo di certe trasmissioni e di certi giornali, i nazionalismi esasperati portano a società chiuse. Al contrario, dalle migrazioni sono nate e prosperano  società di grande benessere come gli Stati Uniti, cosa che il presidente Trump dimentica. La rotta più seguita dai migranti è quella dal Messico agli Stati Uniti, seguita da quella dall’India all’Arabia Saudita. Lo dice il rapporto Onu sulle migrazioni internazionali 2016. Tutti gli anni il Palazzo di Vetro pubblica il rapporto nella convinzione che solo dati affidabili sono fondamentali per combattere le percezioni errate e le pulsioni razziste.

Nel 2016 circa 258 milioni di persone hanno lasciato i Paesi di nascita e vivono in altre nazioni con un aumento del 49 per cento rispetto al 2000, quando furono 173 milioni e del 18% rispetto al 2010 quando furono 220 milioni. Oltre il 60 per cento di tutti i migranti vive in Asia (80 milioni) e in Europa (78 milioni). In Nord America sono 58 milioni, in Africa 25. Due terzi di questi emigranti ora vivono in venti Paesi: il numero più elevato (50 milioni) si trova negli Stati (Uniti; Arabia Saudita, Germania e Russia ne ospitano ciascuno 12 milioni; seguono la Gran Bretagna (9 milioni), Emirati Arabi, Francia, Canada, Spagna; l’Italia è all’undicesimo posto con 5,9 milioni: nel 2000 erano 2,1 milioni.

Sono tanti i luoghi comuni da sgretolare: i migranti portano malattie; il concetto di invasione è totalmente infondato perché il numero degli immigrati in Italia negli ultimi anni si è stabilizzato; rubano il lavoro agli italiani: niente affatto, svolgono mansioni che noi rifiutiamo; inoltre è notevole il ricambio, i flussi in entrata e in uscita: molti vanno via perché l’Italia non offre grandi opportunità di lavoro e partono diversi che hanno ricevuto la cittadinanza italiana. Un altro fatto ignorato dai razzisti: il numero di immigrati in Italia è assai vicino al numero di italiani residenti all’estero: secondo l’anagrafe Aire gli italiani residenti all’estero sono poco meno di 5 milioni e dal 2006 al 2017 l’emigrazione italiana è aumentata del 60 per cento da 3 a 5 milioni.

E la mancata approvazione dello «Ius soli–Ius culturae»? Risponde mons. Guerino Di Tora, vescovo ausiliare di Roma, presidente della Commissione Cei per le migrazioni e della fondazione «Migrantes»: «È una violazione delle normative internazionali. Stiamo parlando di 800 mila bambini e ragazzi sono nati e che vivono in Italia e che frequentano le nostre scuole. La legge sulla cittadinanza secondo lo “ius soli” non è stata approvata in questa legislatura. Ma il cammino deve continuare».

Se la prende con la cattiva accoglienza: «Gli immigrati spesso sono parcheggiati nei centri di accoglienza, non sanno l’italiano, non sono aiutati a coltivare risorse e doni. Invece bisogna portare avanti le quattro azioni indicate dal Papa “Accogliere, proteggere, promuovere, integrare” gli immigrati».

L’Italia ha deciso di inviare una missione militare in Niger per combattere il traffico di migranti diretto in Libia e addestrare l’esercito nigerino. Cosa ne pensa? «Quando è arrivata la notizia ero vicino a un giovane del Niger accolto da una nostra comunità a Bari, al quale Boko Haram ha ucciso i genitori. Non è scolarizzato ma molto intelligente: il suo sogno è diventare medico. Mi ha dato una risposta incredibile: “In Niger non abbiamo bisogno di 500 soldati ma di 500 insegnanti”. Anche perché di militari americani, tedeschi, francesi ce ne sono già molti e dove manca l’istruzione i movimenti terroristi proliferano».

Pier Giuseppe Accornero