Il messaggio di Papa Francesco per la Giornata mondiale migrante e rifugiato

«Non voglio immigrati da Haiti, El Salvador e Africa, sono Paesi latrina». In un incontro alla Casa Bianca con alcuni membri del Congresso il presidente Donald Trump usa termini volgari e razzisti sui profughi ai quali vuole togliere lo status di protezione. Insorgono l’Onu, i Paesi africani, l’Unione Africana, la politica e la diplomazia. Pochi mesi fa, parlando all’Onu, sventola i dollari e minaccia i governi che non si allineano alla politica estera Usa e accusa i palestinesi di «non voler negoziare un trattato di pace con Israele».

Migliaia di migranti eritrei e sudanesi devono lasciare Israele. Se non lo fanno rischiano di essere incarcerati a tempo indeterminato. La stessa politica anti-immigrati spinge Tel Aviv a stringere accordi con alcuni Paesi africani – come Rwanda e Uganda – per costringerli a rientrare, ma il piano è contestato dall’Alto Commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) perché lesivo del diritto internazionale.

In Europa e in Italia circolano tante bufale: gli immigrati portano malattie, rubano il lavoro, sono un’invasione. In realtà, secondo i dati Onu, gli immigrati in Italia sono 5,9 milioni, numero assai vicino agli oltre 5 milioni di italiani residenti all’estero: nel 2006-2017 l’emigrazione italiana è aumentata del 60%, da 3 a 5 milioni. I nazionalismi esasperati portano a società chiuse. Al contrario, dalle migrazioni sono nate e prosperano società di grande benessere come gli Stati Uniti, cosa che Trump ignora. I migranti hanno contribuito alla crescita della popolazione in Nord America, in Oceania, in Europa.

La rotta più battuta dai migranti è Messico-Stati Uniti, seguita da India-Arabia Saudita. Lo dice il rapporto Onu sulle migrazioni. Nel 2016 circa 258 milioni hanno lasciato i Paesi di nascita e vivono in altre nazioni con un aumento del 49 per cento rispetto al 2000, quando furono 173 milioni e del 18% rispetto al 2010 quando furono 220 milioni. Due terzi di questi vivono in 20 Paesi: 50 milioni negli Stati Uniti; 12 milioni ciascuno in Arabia Saudita, Germania, Russia; poi Gran Bretagna, Emirati Arabi, Francia, Canada, Spagna; l’Italia è all’undicesimo posto. Immigrati: in Asia sono 80 milioni, in Europa 78 milioni, in Nord America 58 milioni, in Africa 25. Emigrati: l’Asia, con 106 su 258 milioni di emigrati globali, è il primo continente per emigrazione; l’Europa è il secondo con 61 milioni; l’Africa è il terzo con 36 milioni di persone. I Paesi che forniscono più emigrati sono India, Messico, Russia, Cina, Bangladesh, Siria, Pakistan, Ucraina: non ci sono nazioni africane.

Cifre sulle quali è bene riflettere il 14 gennaio 2018 nella 104ª Giornata mondiale del migrante e rifugiato, indetta dalla Chiesa sul tema «Accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e i rifugiati». Papa Francesco esprime ripetutamente preoccupazione per le condizioni di coloro che fuggono da guerre, persecuzioni, disastri naturali, povertà. La prima visita in Italia l’ha compiuta l’8 luglio 2013 a Lampedusa; il 31 agosto 2016 istituisce il Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale con la sezione speciale, sotto la sua diretta guida, per migranti, sfollati, rifugiati, vittime della tratta.

Il messaggio di Bergoglio per la Giornata si apre con le parole bibliche: «Il forestiero dimorante fra voi lo tratterete come colui che è nato fra voi; tu l’amerai come te stesso perché anche voi siete stati forestieri in terra d’Egitto. Io sono il Signore, vostro Dio» (Levitico 19,34) ed «Ero forestiero e mi avete ospitato» (Matteo 25,35). La riflessione molto concreta riguarda quattro verbi fondati sulla dottrina della Chiesa: «Accogliere, proteggere, promuovere e integrare».

Accogliere – «Le espulsioni collettive e arbitrarie per chi scappa dai conflitti non sono una soluzione, soprattutto verso Paesi che non garantiscono il rispetto della dignità e dei diritti». Per queste persone propone visti temporanei speciali e una prima sistemazione adeguata e decorosa.

Proteggere – La difesa di migranti e rifugiati comincia in patria con informazioni certe prima della partenza e il rifiuto del reclutamento illegale. Continua all’estero con l’assistenza consolare, il diritto di conservare i documenti di identità, l’accesso alla giustizia, la possibilità di aprire conti bancari. «Se opportunamente riconosciute e valorizzate le capacità e le competenze degli immigrati rappresentano una risorsa per le comunità»: vengano loro concessi libertà di movimento, possibilità di lavorare, accesso ai mezzi di telecomunicazione e all’istruzione, custodia temporanea o affidamento per i minori soli, «va riconosciuto il diritto universale alla nazionalità e alla cittadinanza fin dalla nascita evitando l’apolidia».

Promuovere – Gli immigrati e i membri delle comunità di accoglienza «siano messi in condizione di realizzarsi come persone, riconoscendo la dimensione religiosa, garantendo a tutti libertà di professione e pratica religiosa». Altri strumenti sono: inserimento socio-lavorativo, percorsi formativi linguistici e di cittadinanza, informazione nelle varie lingue. Occorre «prevenire abusi e minacce ai minori, favorire il ricongiungimento familiare, assicurare attenzioni e supporti ai disabili».

Integrare – Non significa «assimilazione, sopprimendo o dimenticando la propria identità culturale, ma scoprire il “segreto”, accogliere gli aspetti validi e contribuire a una maggior conoscenza . Tale processo può essere accelerato attraverso l’offerta di cittadinanza slegata da requisiti economici e linguistici».

Il 19 settembre 2016 tutti i 193 Stati membri dell’Onu, compresi gli Stati Uniti di Barack Obama, hanno adottato la «Dichiarazione di New York per rifugiati e migranti»: nessun Paese può gestire da solo la migrazione internazionale; servono politiche migratorie concordate, una condivisione più equa dell’ospitalità, la protezione dei diritti umani, il contrasto alla xenofobia e all’intolleranza, l’adozione di un patto globale entro il 2018 – uno per i rifugiati e uno per i migranti – intensamente auspicato da Francesco.

Pier Giuseppe Accornero