Il viaggio apostolico in Cile e Perù

Il rispetto per i popoli primitivi e per il creato e la pacificazione dominano il viaggio di Papa Francesco in Cile e Perù (15-22 gennaio 2018), 22° internazionale e 6° in America Latina. Giovanni Paolo II fu in Cile nell’aprile 1987, in piena dittatura di Augusto Pinochet – e nunzio a Santiago era l’arcivescovo astigiano Angelo Sodano – e fu in Perù nel febbraio 1985 dove versarono sangue e barbarie i guerriglieri maoisti di «Sendero Luminoso». Accusavano i missionari stranieri di essere «servi dell’imperialismo»: fra le loro vittime i francescani polacchi, Michael Tomaszek e Zbigniew Strzalkowski, e il prete bergamasco «fidei donum» Alessandro Dordi, uccisi in odio alla fede nel 1991 e beatificati il 5 dicembre 2015.

«Mi paz les doy. Vi do la mia pace» in Cile; «Unitos por la esperanza. Uniti per la speranza» in Perù sono i motti del viaggio: «Vengo come pellegrino della gioia del Vangelo per condividere la pace del Signore, confermarvi nella speranza, sperimentare la vicinanza, la tenerezza e la misericordia di Dio». A bordo dell’aereo Alitalia il Papa fa distribuire ai giornalisti una foto, scattata dallo statunitense Joseph Roger O’Donnell dopo le esplosioni nucleari a Hiroshima e Nagasaki, con due bambini, uno morto sulle spalle dell’altro. Sul retro la firma e la scritta «il frutto della guerra»: esprime l’augurio per la distruzione di tutti gli armamenti nucleari.

IL GIOVANE BERGOGLIO E IL NOVIZIATO IN CILE – Conosce il Cile perché vi ha vissuto durante il noviziato dai gesuiti. Il ventiduenne Jorge Mario Bergoglio lasciò il Seminario diocesano e l’11 marzo 1958 entrò nel noviziato della Compagnia, che completa in Cile. Tornato in Argentina, nel 1963 si laurea in filosofia. Il giornalista Gianni Valente, per«Vaticaninsider-La Stampa», ha intervistato il gesuita cileno Fernando Montes Matte, 78 anni, che ebbe tra i compagni il futuro Papa: «Era un buon compagno, molto intelligente ma non un intellettuale accademico, molto concentrato sulla spiritualità di Sant’Ignazio e molto vicino al popolo. Vivemmo l’annuncio del Concilio Vaticano II che aprì le finestre. Poi in Cile ci fu la dittatura di Pinochet. Oggi anche qui siamo passati dalla cristianità alla secolarizzazione». Nel primo incontro a Santiago il Pontefice si dice grato al Cile per il contributo ricevuto nella formazione in gioventù e sottolinea «la diversità e ricchezza geografica che permette di cogliere la ricchezza della polifonia culturale». Riconosce il grande sviluppo della democrazia e il suo progresso nei 200 anni dalla dichiarazione dell’indipendenza.

DOLORE E VERGOGNAPER I PRETI PEDOFILI – «Non posso fare a meno di esprimere il dolore e la vergogna davanti al danno irreparabile causato a bambini da parte di ministri della Chiesa. Desidero unirmi ai fratelli vescovi perché è giusto chiedere perdono e appoggiare con tutte le forze le vittime, mentre dobbiamo impegnarci perché ciò non si ripeta». Poi incontra, in forma privatissima, alcune vittime di abusi del clero, le abbraccia e piange con loro chiedendo perdono e assicurando che la Chiesa farà di tutto perché questi fatti non si ripetano. Lo scandalo della pedofilia coinvolge decine di preti, alcuni influenti come Fernando Karadima, formatore di preti, alcuni dei quali diventati vescovi. Nell’agosto 2017 sono emersi nuovi casi che hanno riguardato un religioso marista. Poi il Papa sosta in preghiera alla tomba di mons. Enrique Alvear Urrutia, «vescovo dei poveri», morto nel 1982.

DESIDERI LA PACE? LAVORA PER LA PACE – Nella Messa con 400 mila persone che affollano il parco O’Higgins, primo capo di Stato cileno, invita a «lavorate per questo nuovo Cile, per la pace e la giustizia». Commentando le letture bibliche dice che le beatitudini «non nascono da profeti di sventura che seminano delusioni o da miraggi che promettono la felicità con un “clic” né dagli sproloqui a buon mercato di chi crede di sapere tutto ma non si impegna con nessuno. Ed è proprio Gesù con le beatitudini che sradica l’immobilità paralizzante». Richiama il pensiero del cardinale Raúl Silva Henríquez: «La giustizia non consiste solo nel non rubare ma nell’esigere che ogni uomo sia trattato come uomo». Questi fu un grande arcivescovo di Santiago: negli anni Trenta, divenuto salesianoi, studiò teologia alla Facoltà di Torino-Crocetta e fu ordinato presbitero il 4 luglio 1938 dal cardinale Maurilio Fossati.

ALLE DETENUTE: PERDONO, GIUSTIZIA, SPERANZA, FUTURO – «Benvenuto, amico dei poveri e della giustizia, uomo di bene e di pace»: lo accolgono 600 detenute nel carcere femminile «San Joaquìn»: «Siamo private della libertà ma non dei sogni e delle speranze» dice commossa Janeth Zurita, che gli chiede di intercedere per un sistema giudiziario più attento alle mamme detenute e separate dai figli. Francesco accoglie il loro grido: «Molte di voi sono madri, sapete cosa significa dare la vita. Vorrei fare appello alla vostra capacità di generare futuro». Ma la dignità non si tocca, si deve custodire. Care sorelle, ogni sforzo fatto lottando per un domani migliore – anche se tante volte potrebbe sembrare che cada nel vuoto – darà sempre frutto e vi verrà ricompensato. Guardate al reinserimento: dovete esigerlo dalla società. Chiedo dignità a chi lavora e vive in carcere».

NEL CUORE DELL’AMAZZONIA CHE MUORE – Incontra la popolazione indigena degli Araucanìa in Cile e poi vola in Perù, a Puerto Maldonado «nel cuore dell’Amazzonia» e, nel Coliseo regional Madre de Dios, è accolto dai popoli indigeni con danze, canti e testimonianze e consegna loro copie dell’enciclica «Laudato si’» tradotta nelle lingue locali. È il primo atto del Sinodo straordinario «per la regione pan-amazzonica» annunciato da Francesco il 15 ottobre 2017 che si svolgerà a Roma nell’ottobre 2019. Nel seguito papale ci sono il cardinale brasiliano Claudio Hummes, arcivescovo emerito di San Paolo e presidente della Rete ecclesiale pan-amazzonica che si batte contro la distruzione della foresta, e il cardinale italiano Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo.

Pier Giuseppe Accornero