La prolusione del Card. Bassetti al Consiglio della CEI

Non basta «cercare il bene comune». Bisogna «cercare il bene comune per tutti», come disse Papa Francesco il 10 novembre 2015 al convegno ecclesiale di Firenze. Non è una sottigliezza linguistica: è la chiave di volta degli impegni che l’episcopato italiano chiede a partiti, politici ed elettori per il voto politico del 4 marzo 2018. «Bene comune per tutti» tradotto nelle tre sfide «Ricostruire la speranza, ricucire il Paese, pacificare la società» tracciate dal cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia e presidente della Cei, nella prolusione alla sessione invernale (22-24 gennaio) del Consiglio permanente, presente l’arcivescovo Nosiglia presidente dei vescovi subalpini. Dice Bassetti: «La paura verso gli immigrati non può mai tramutarsi in xenofobia o addirittura evocare discorsi sulla razza che pensavamo sepolti definitivamente»; l’emergenza sociale del lavoro con l’«amara e dolorosa emigrazione» all’estero di tanti giovani; «l’aumento di ben il 97 per cento rispetto a 10 anni fa» della povertà delle famiglie; il testamento biologico e le elezioni.

«Ricostruire la speranza, ricucire il Paese, pacificare la società» – C’è «l’urgenza morale di ricostruire ciò che è distrutto» perché la bellezza dell’Italia è «fragile nel territorio, nei borghi medievali, nelle città e non possiamo dimenticare le migliaia di persone che hanno perso tutto con il terremoto». C’è «l’urgenza spirituale di ricucire ciò che è sfilacciato», la comunità ecclesiale e la società da Lampedusa ad Aosta, da Trieste a Santa Maria di Leuca. C’è «l’urgenza sociale di pacificare ciò che è nella discordia. Il Paese sembra segnato da un clima di rancore sociale, alimentato dalla congiuntura economica, da una diffusa precarietà lavorativa e dalle paure collettive».

I vescovi contro i partiti del rancore – La discussione «è troppo influenzata da equivoci, incomprensioni, contese politiche». Perché la Chiesa insiste tanto? Perché «tutti i poveri, anche quelli forestieri di cui non sappiamo nulla, appartengono alla Chiesa “per diritto evangelico” come disse Paolo VI. Il cristiano è chiamato ad andare verso di loro con comprensione e compassione. Bisogna reagire alla cultura della paura: seppure comprensibile in taluni casi, non può mai tramutarsi in xenofobia o evocare discorsi sulla razza che pensavamo sepolti. Non è chiudendo che si migliora la situazione». Richiama la «pagina buia della nostra storia» le leggi razziali emanate 80 anni fa: il 14 luglio 1938 il «Manifesto del razzismo italiano», il 15 novembre il decreto di Mussolini e firmato da Vittorio Emanuele III.

«Lavorare meglio, lavorare tutti» – «L’emergenza del lavoro è resa ancora più impellente dai dati sulla disoccupazione giovanile: troppi nostri ragazzi vengono ingiustamente mortificati nel loro talento e duramente provati nelle aspettative di vita, costringendoli spesso all’emigrazione. È un grido di dolore e di aiuto quello che viene dai nostri giovani, che va raccolto e va fatto nostro come faremo nel Sinodo dei vescovi» (3-28 ottobre 2018) su «I giovani, la fede, il discernimento vocazionale».

Oltre un milione e mezzo «in povertà assoluta» – Se si fermano le famiglie, si ferma il motore del Paese e smette di battere il cuore della società. Il presidente lo ripete con forza: «È urgente e doveroso aiutare, curare e sostenere, in ogni modo possibile, le famiglie» e accoglie con favore il «Patto per la natalità» del Forum delle associazioni familiari: «Alle dichiarazioni compiaciute segua la volontà concreta di porre le politiche familiari come priorità nei programmi per le elezioni».

Anzitutto non disertare le urne per il 4 marzo – Bassetti cita il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «Ci uniamo all’appello a superare ogni motivo di sfiducia e di disaffezione per partecipare alle urne con senso di responsabilità verso la comunità nazionale» e l’arcivescovo di Milano Mario Delpini ripete questo appello ai giovani ambrosiani. Sottolinea che la Chiesa «non è un partito e non stringe accordi con alcun soggetto politico ma dialoga con tutti», come disse Francesco al convegno ecclesiale di Firenze del 2015: «Dialogare non è negoziare, negoziare consiste nel cercare di ricavare la propria fetta della torta. Dialogare significa cercare il bene comune per tutti».

«Immorale lanciare promesse elettorali irrealizzabili» – Il presidente Cei ricorda, con Paolo VI, che la politica «è la più alta forma di carità ed è una vocazione»; si appella alla sobrietà; definisce «immorali i motti elettorali deprimenti e lanciare promesse che si sa di non poter a mantenere», come «immorale è speculare sulle paure della gente: quando si soffia sul fuoco le scintille possono volare lontano e infiammare la casa comune di tutti». Per il bene del Paese e di tutta la popolazione, da Nord a Sud, «occorre mettere da parte le vecchie pastoie ideologiche del Novecento e abitare questo tempo con occhi sapienti e nuovi propositi di ricostruzione del tessuto sociale ed economico. In questa grande opera è auspicabile l’impegno di tutte le persone di buona volontà, chiamate a superare le differenze ideologiche per raggiungere la collaborazione nel servizio del bene comune di tutti».

«I cattolici in politica abbiano cura dei poveri e della difesa della vita» – Sono due temi speculari, complementari e inscindibili. «Un bambino nel grembo materno e un clochard, un migrante e una schiava della prostituzione hanno la stessa necessità di essere difesi nella loro incalpestabile dignità e di essere liberati dalla schiavitù del commercio del corpo umano, dall’affermazione di una tecnoscienza pervasiva e dalla diffusione di una mentalità nichilista e consumista». La Chiesa italiana infine teme che la dichiarazione anticipata di trattamento (Dat), legge dal 14 dicembre 2017, sia l’anticamera dell’eutanasia: «Ci preoccupa la salvaguardia della speciale relazione tra paziente e medico, la proporzionalità delle cure, la possibilità di salvaguardare l’obiezione di coscienza del medico e di evitare l’“aziendalismo” per gli ospedali cattolici».

Pier Giuseppe Accornero