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“Betania è… un villaggio” che rischia la chiusura

“Betania è… un villaggio” è il titolo del volume di monsignor Luigi Riccardi, pubblicato nel 2000, con la prefazione dell’allora vescovo monsignor Fernando Charrier.

Il titolo denota già le caratteristiche di quella costruzione che ci compare di fronte salendo dalla “Colla” verso Valenza, in questi mesi ancora più evidente per l’assenza di verde che, dalla primavera all’autunno, avvolge “Betania”.

Alle 19  del 29 maggio 1966, oltre mezzo secolo fa, monsignor Giuseppe Almici, Pastore della diocesi, benedì e pose la prima pietra di un complesso in cui “converranno da tutta la Diocesi le categorie più diverse: i fanciulli, i giovani, le ragazze, i fidanzati, le religiose, gli sposi per rifarsi e ricaricarsi nello spirito ed attuare quei programmi di vita cristiana indicati dal Concilio”.

Il tempo diede ragione a monsignor Almici perché da “Betania”  passò il mondo, come si suol dire quando una realtà rappresenta un richiamo ed un punto di riferimento. Nata come casa per esercizi spirituali – va ricordato che monsignor Almici era presidente della Federazione Italiana Esercizi Spirituali (FIES) – ospitò incontri, conferenze, momenti di studio e di riflessione.

Sfogliando il libro di monsignor Luigi Riccardi – al quale va la gratitudine di aver raccolto testimonianze e foto – ci si trova di fronte alle riunioni della Conferenza Episcopale Piemontese (CEP) con i cardinali Anastasio Ballestrero e Giovanni Saldarini, assemblee di sacerdoti diocesani ed esercizi spirituali delle religiose Figlie di San Paolo, esercizi spirituali interdiocesani per famiglie e incontri spirituali per fidanzati, esercizi spirituali per giovani dell’A.C.  e settimane teologiche con il cardinal Michele Pellegrino, conferenze regionali delle ACLI e incontri con i sindacati provinciali. Non ultimo, il Sinodo Diocesano indetto da monsignor Fernando Charrier, che ha lasciato una traccia indelebile negli “atti” dei lavori sinodali.

“Betania” è stata anche la “casa” dei giornalisti. Non c’è stato vescovo – da monsignor Almici a monsignor Maggioni a monsignor Charrier – che non sia stato attorniato da decine e decine di giornalisti nella ricorrenza del santo patrono. E’ sempre stato un incontro partecipato, sentito come un momento in cui ci si ritrovava per conoscere i percorsi della Chiesa che è in Alessandria, senza categoricità dal Pastore del momento, bensì un dialogo schietto, fraterno e rispettoso delle idee di tutti. Monsignor Charrier aveva persino evitato di celebrare la Messa sostenendo che chi era credente poteva andarci per conto suo e chi non lo era non doveva essere costretto a parteciparvi. Tuttavia, le problematiche della fede emergevano, prorompenti, dal dialogo fra il Pastore e i giornalisti.

Si fece, poi, la scelta di trasformare Betania in seminario interdiocesano – Alessandria, Acqui, Casale, Tortona e Asti – per ottimizzare i costi della formazione presbiterale. Il tempo non è stato benigno e la chiusura della struttura è diventata necessaria.

Oggi, guardando a quell’edificio chiuso, un tempo pieno di vita non solo spirituale  e costato tanti sacrifici alla comunità diocesana, pensando alla necessità di provare, giorno dopo giorno, ad offrire alla società in cui siamo stati chiamati ad essere testimoni di una Parola che non passa, viene da domandarci se lo spirito del Concilio soffia ancora nelle nostre comunità o se “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono” non trovino più eco nel cuore dei discepoli di Cristo.

Marco Caramagna

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