Strage continua di aborto nel mondo e in Italia

Strage continua di aborto in Italia e nel mondo, un’epidemia culturale e morale.

L’Organizzazione mondiale della Sanità stima 56 milioni di aborti ogni anno, in aumento di 6 milioni rispetto agli ultimi decenni del Novecento. Un genocidio silenzioso che non indigna nessuno. Le violenze sulle donne, giustamente fanno versare fiumi di parole, sull’aborto tutto tace. Parla solo la Chiesa, parlano alcuni (pochi) cristiani. Il bilancio è pubblicato del periodico «The Lancet», autorevole rivista scientifica-medica. Ma non ne troverete cenno su alcun media, né cartaceo né digitale. Lo pubblica «Sìallavita», mensile del Movimento per la vita.

Dieci volte l’Olocausto – L’Oms e il «Guttimacher Institute» statunitense rilevano nel 2010-2014 circa 56 milioni di interruzione di gravidanza ogni anno, cifra drammaticamente in crescita, quasi dieci volte l’Olocausto, quanto la popolazione dell’intera Inghilterra. Rispetto al 1990-1994 si registra un incremento di 6 milioni di aborti. Cinquantasei milioni di aborti ogni anno significa 153.424 interruzioni di gravidanza al giorno, 6.392 ogni ora, 106 al minuto. Un genocidio silenzioso che difficilmente indigna e che non interessa all’opinione pubblica.

In Italia l’«inverno demografico» – In Italia nel 2016 su circa 60 milioni di abitanti, i nati sono stati 473.438, meno della metà del 1946, quando gli italiani erano  45.540.000 e i nati furono 1.039.432. Secondo il demografo Gian Carlo Blangiardo «anche gli immigrati fanno pochi figli, soltanto uno o due e l’aborto di Stato ha infettato anche loro: nel 2015 ha sottratto 87.639 neonati, pari agli aborti del 2015. I dati italiani non sono meno drammatici. Secondo le relazioni che il ministero della Salute pubblica ogni anno, il numero degli aborti notificati dalle Regioni è 87.639, con una diminuzione del 9,3 per cento rispetto ai 96.578 del  2014 e ai 102.760 del 2013. Le interruzioni volontarie della gravidanza sono più che dimezzate rispetto alle 234.801 del 1983, anno in cui si è toccato il picco più alto.

La «pillola» è ugualmente abortiva – Ma è anche vero – come denuncia da quarant’anni il Movimento per la vita – che la relazione non si tiene conto dell’effetto delle pillole abortive chiamate «contraccettivi d’emergenza». Nel 2016 sono state vendute oltre 700.000 confezioni della «pillola del giorno dopo» e «dei cinque giorni dopo», «farmaci che impediscono l’annidamento – scrive «Sì alla vita» -, che rendono inospitale per l’embrione la parete dell’endometrio e realizzano un aborto precocissimo». Dal 1978 sono stati registrati oltre 6 milioni di aborti, ai quali vanno sommati gli «aborti sommersi» provocati dalle pillole. Un numero spaventoso, pari agli abitanti di Roma, Milano, Napoli e Bologna sommate.

Segni di speranza in una cultura di morte – Sono i 8.301 bambini salvati, 13 mila gestanti assistite nelle gravidanza, 18 mila donne aiutate nel 2017, come documenta il dossier «Vita Cav»: «Grazie alla sinergia tra il servizio di ascolto “Sos Vita” e la capillare rete dei Centri di Aiuto alla Vita (Cav) è possibile accogliere e sostenere le madri con gravidanze difficili o indesiderate. Prevenire l’aborto è possibile se si offrono alternative a donne spesso costrette dal bisogno, dalla solitudine, dalla ignoranza». Grazie al silenzioso servizio dei Cav – il primo fu fondato a Firenze nel 1978 dal mitico Carlo Casini – sono nati oltre 190 mila bambini, sono state aiutate oltre 700 mila donne, delle quali poco meno della metà gestanti.

Come si è arrivati alla legge di aborto – La 194 nasce negli anni turbolenti del terrorismo, dopo la vicenda-Icmesa di Seveso nel luglio 1976 «e grazie alle menzogne propinate sui media e nelle piazze dai radicali». Il Parlamento in poco tempo vara una legge «ingiusta, ipocrita e contraddittoria». Aggiunge il Mpv: «In quarant’anni la biologia ha confermato che dalla fecondazione esiste un essere umano unico e irripetibile, in relazione con la madre, che compie un meraviglioso sviluppo graduale, autonomo e continuo. Possiamo e dobbiamo sostenere e difendere la dignità del concepito, colui al quale nessuna responsabilità può essere addebitata, anche quando le condizioni della famiglia e della donna che lo porta in grembo sono difficili. Grazie agli studi di coraggiosi professionisti, possiamo gridare con forza che nell’aborto, oltre al bambino, la vittima è anche la madre: gli effetti della sindrome post-aborto sono un’evidenza scientifica che non può eludere la realtà. Solo i sofisti sembrano abdicare alla ragione lasciano spazio all’ideologia. Dobbiamo ribadire con forza che la difesa del concepito è la prima pietra per costruire un nuovo umanesimo».

«L’amore dà sempre vita» – Si apre con queste parole di Papa Francesco il messaggio del Consiglio permanente Cei per la 40ª Giornata per la vita del 4febbraio 2018 «Il Vangelo della vita, gioia per il mondo». Sottolinea: «La gioia che il Vangelo della vita può testimoniare al mondo, è dono di Dio e compito affidato all’uomo». I vescovi richiamano il monito del Papa sui «segni di una cultura chiusa all’incontro che gridano nella ricerca esasperata di interessi personali o di parte, nelle aggressioni contro le donne, nell’indifferenza verso poveri e migranti, nelle violenze contro la vita dei bambini sin dal concepimento e degli anziani segnati da un’estrema fragilità. Solo una comunità dal respiro evangelico è capace di guarire dal dramma dell’aborto e dell’eutanasia, una comunità che sa farsi “samaritana” chinandosi sulla storia umana lacerata, ferita, scoraggiata. Si tratta di vivere con cuore grato la fatica dell’esistenza umana, senza ingenuità né illusorie autoreferenzialità. La Chiesa e le famiglie cristiane – che hanno appreso il lessico nuovo della relazione evangelica e fatto proprie le parole dell’accoglienza della vita, della gratuità e della generosità, del perdono reciproco e della misericordia – guardano alla gioia degli uomini perché il loro compito è annunciare la buona notizia, il Vangelo».

Pier Giuseppe Accornero