La riforma del terzo settore: donare conviene di più!

La riforma del terzo settore, che sarà pienamente operativa nel 2019, crea gli “Enti del Terzo Settore”, ossia soggetti che perseguono, senza scopo di lucro, finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento di attività di interesse generale e che sono iscritti nel registro unico nazionale del terzo settore. La normativa si applica anche agli enti religiosi civilmente riconosciuti limitatamente alle “attività di interesse generale”.

Uno dei cardini della riforma è l’istituzione del registro unico nazionale del terzo settore, istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e operativamente gestito su base territoriale, che dovrà essere accessibile in forma telematica a tutti gli interessati.

Il registro sarà formato da 7 sezioni: “Organizzazioni di volontariato”, “Associazioni di promozione sociale”, “Enti filantropici”, “Imprese sociali” (che include anche le cooperative sociali), “Reti associative”, “Società di mutuo soccorso” e “Altri enti del terzo settore”.

Tuttavia, fintanto che il registro non sarà operativo, continuano ad applicarsi le norme previgenti, ma gli enti già esistenti (quali ad esempio Onlus, Organizzazioni di Volontariato, Associazioni di promozione sociale, ecc.) dovranno adeguarsi alle nuove disposizioni entro il 3 febbraio 2019.

Un altro elemento innovativo della riforma riguarda l’acquisizione della personalità giuridica, ossia la possibilità per l’ente di essere riconosciuto e quindi di separare il proprio patrimonio da quello degli amministratori.

Le nuove norme prevedono che le associazioni e le fondazioni, in deroga alle procedure previgenti (ossia la richiesta alla Regione o alla Prefettura) che tuttavia continuano a restare in vigore, possano acquisire la personalità giuridica con l’iscrizione nel registro unico nazionale.

Inoltre, per ottenere la personalità giuridica, l’ente dovrà avere un patrimonio minimo (costituito da una somma di denaro o da beni) pari ad almeno € 15.000 per le associazioni e € 30.000 per le fondazioni. Laddove vi fossero delle perdite tali da ridurre il patrimonio di oltre un terzo rispetto al valore minimo, l’ente dovrà ripristinare il suo patrimonio oppure deliberare la trasformazione (anche in associazione non riconosciuta), la fusione o lo scioglimento.

Molto interessanti sono poi le agevolazioni fiscali. Le persone fisiche che effettuano donazioni (in denaro o in natura) a favore di enti del terzo settore possono usufruire di una detrazione sulle proprie imposte del 30% dell’importo corrisposto (in passato era il 26%), con un tetto di € 30.000 annui. La detrazione sale al 35% se la somma in denaro è erogata a favore di un’organizzazione di volontariato. In alternativa, le persone fisiche possono dedurre integralmente il valore della donazione concessa dal proprio reddito, con il limite del 10% del reddito dichiarato stesso. Quest’ultima agevolazione spetta anche agli enti e alle società.

La riforma prevede infine il social bonus , ossia un credito d’imposta sulle donazioni in denaro (pari al 65% delle somme per le persone fisiche e al 50% per enti o società) a favore degli enti del terzo settore che hanno presentato al Ministero del lavoro un progetto finalizzato al recupero di immobili pubblici inutilizzati e di beni mobili e immobili confiscati alla criminalità organizzata. Le persone fisiche e gli enti non commerciali possono beneficiare di tale credito

nel limite del 15% del loro reddito imponibile, mentre per i titolari di reddito di impresa il tetto è pari al 5 per mille dei ricavi annui.

Nonostante la riforma non sia ancora pienamente operativa è possibile usufruire di queste agevolazioni fiscali già dal 1 gennaio 2018, di conseguenza donare agli enti del terzo settore diventa ancora più conveniente!

F. Servat