Presto beati (nel 2018) il vescovo di Orano e i monaci trappisti, vittime dei terroristi islamici

Presto beati il vescovo di Orano e i monaci trappisti uccisi in Algeria. Papa Francesco autorizza la promulgazione dei decreti su una prossima nuova santa, la spagnola Nazaria Ignazia March Mesa, e 23 prossimi nuovi beati, tra cui 19 martiri uccisi in Algeria nel 1994-1996 in odio alla fede – Pierre Claverie, vescovo di Orano e i sette monaci trappisti di Tibhirine – e una laica romena.

La prossima nuova santa è Nazaria Ignazia March Mesa: nata in Spagna nel 1889 ed emigrata con la famiglia in Messico, dedica gran parte della vita a opere di carità. Mossa da spirito missionario, si dedica all’evangelizzazione dei poveri in America Latina e fonda le Mssionarie Crociate della Chiesa.

Nella notte tra il 26 e il 27 marzo 1996 sette monaci trappisti sono rapiti da uomini armati: Christian de Chergé, Luc Docher, Christophe Lebreton, Michel Fleury, Bruno Lemarchand, Celestin Ringeard e Paul Favre-Miville. Il sequestro è rivendicato dai terroristi del Gruppo islamico armato (Gia). Dopo inutili trattative, il 21 maggio i terroristi annunciano l’uccisione dei monaci, dei quali vengono ritrovate solo le teste decapitate: nel 2013 la magistratura francese riapre le indagini. Nel testamento spirituale il priore Christian de Chergé scrive: «Se mi capitasse un giorno (e potrebbe essere oggi) di essere vittima del terrorismo che sembra voler coinvolgere tutti gli stranieri che vivono in Algeria, vorrei che la mia comunità, la mia Chiesa, la mia famiglia si ricordassero che la mia vita era donata a Dio e a questo Paese. Che sapessero associare questa morte a tante altre ugualmente violente, lasciate nell’indifferenza e nell’anonimato».

Papa Francesco ricorda la drammatica storia dei monaci di Tibhirine nella prefazione del libro «L’héritage» di Christophe Henning: «I sette monaci sono stati assassinati dopo giorni di sequestro, vittime della lotta fratricida che dilaniava il Paese. Ma gli assassini non hanno preso loro la vita: i monaci l’avevano donata in anticipo, proprio come gli altri dodici religiosi e religiose, tra i quali il nostro fratello vescovo Pierre Claverie, ucciso in Algeria durante quegli anni bui. Siamo invitati a essere segni di semplicità e di misericordia, nell’esercizio quotidiano del dono di sé, sull’esempio di Cristo. Non ci sarà altro modo di combattere il male che tesse la sua tela nel mondo. A Tibhirine si viveva il dialogo della vita con i musulmani; noi, cristiani, vogliamo andare incontro all’altro, chiunque egli sia, per allacciare quell’amicizia spirituale e quel dialogo fraterno che potranno vincere la violenza. Per conquistare il cuore dell’uomo, bisogna amare, confidava fratel Christophe, il più giovane della comunità. Ecco il messaggio che possiamo serbare nel cuore: sull’esempio di Gesù fare della nostra vita un Ti amo».

Il martirio di mons. Pierre Claverie – Settanta giorni dopo il brutale assassinio dei monaci, viene ucciso mons. Pierre Claverie, vescovo di Orano, 58 anni, vittima con l’autista musulmano di un attentato mentre rientra in auto alla sera. Due mesi prima dice in un’omelia: «Dopo l’inizio del dramma algerino mi è stato chiesto più di una volta: “Ma cosa ci fate laggiù? Perché rimanete in quel Paese? Scuotete finalmente la polvere dai vostri calzari e tornatevene a casa”. Ma dov’è davvero la nostra casa? Siamo in Algeria per amore del Messia crocifisso, solo e unicamente per amore suo, non abbiamo alcun interesse da salvare, alcuna influenza da difendere; non siamo stati spinti da alcuna perversione masochista, non abbiamo alcun potere ma siamo laggiù come al capezzale di un amico, di un fratello, ammalato, in silenzio, stringendogli la mano solo per amore di Gesù, che sta soffrendo a motivo di questa violenza che non risparmia nessuno, crocifisso nuovamente nella carne di migliaia di innocenti. Come Maria, la madre e l’apostolo Giovanni, anche noi ci troviamo ai piedi della Croce su cui Gesù muore abbandonato dai suoi e schernito dalla folla. Non è forse il dovere di ogni cristiano essere presente nei luoghi dove qualcuno viene respinto e abbandonato?».

«Ricordo bene quel giorno dei funerali di mons. Pierre Claverie, vescovo di Orano» ha detto don Paolo Alesso, 78 anni di Torino, per quattro anni (1993-97) missionario «Fidei donum» a Costantine in Algeria, e ora parroco di Tetti Francesi». Intervistato da Federica Bello su «La Voce e il Tempo» del 4 febbraio, il prete torinese racconta: «Ai funerali una giovane donna prese la parola e disse: “Grazie, Pierre, che mi hai aiutato a essere una buona musulmana”. Fu una frase importante in quel momento e una frase simbolo per i rapporti inter-religiosi così complessi. Erano gli anni della guerra civile scatenata dopo l’annullamento delle elezioni e lo scioglimento da parte del governo del Fronte islamico di salvezza (Fis) che aveva vinto le elezioni».

Prossima beata Veronica Antal, laica romena uccisa «in odio alla fede»: nasce il 7 dicembre 1935 a Nisiporesti e adotta una vita claustrale in casa in Romania che, sotto la dittatura di Ceausescu, impone l’ateismo di Stato e la chiusura delle Congregazioni religiose. La sera del 24 agosto 1958 è aggredita da un giovane del paese, che tenta inutilmente di violentarla, ed è uccisa con 42 coltellate «in odio alla fede». Riconosciute le virtù eroiche e, quindi, è venerabile don Ambrosio Grittani, nato nel 1907 a Ceglie del Campo (Bari), docente di lingua e letteratura latina nel  Seminario regionale, pubblica numerosi articoli sul settimanale diocesano «Luce e vita». Si prende cura dei poveri e fonda l’Opera «San Benedetto G. Labre»: «Quando compresi che la società è divisa in due classi – forti e deboli, felici e infelici, ricchi e poveri – decisi di consacrare la mia vita a sfamare i poveri, confortare gli infelici e sostenere i deboli». Venerabile anche Anna-Maria Maddalena Delbrél: nata nel 1904 a Mussidan in Francia, a 15 anni si dichiara atea, a 20 comincia la conversione:

«Dio è indispensabile come l’aria». Nel 1933 si trasferisce a Ivry, sobborgo parigino operaio, «per vivere e annunciare il Vangelo in mezzo ai poveri». Il cardinale Carlo Maria Martini la definisce «una delle più grandi mistiche del XX secolo».

Pier Giuseppe Accornero