Papa Francesco a Pietrelcina il 7 marzo

Papa Francesco sulle orme dei santi testimoni d’Italia. Dopo essere stato il 20 giugno 2017 sulle tombe di due grandi parroci e profeti, don Primo Mazzolari a Bozzolo e don Lorenzo Milani a Barbiana, nel 2018 va in pellegrinaggio: 7  marzo a Pietrelcina e San Giovanni Rotondo per padre Pio; 20 aprile a Molfetta e Alessano per mons. Tonino Bello; 10 maggio a Nomadelfia per don Zeno Saltini e a Loppiano per Chiara Lubich.

7 marzo, padre Pio da Pietrelcina – Pio da Pietrelcina (Francesco Forgione) nasce a Pietrelcina il 25 maggio 1887 e muore cinquant’anni fa a San Giovanni Rotondo il 23 settembre 1968. Sacerdote dei frati minori Cappuccini, santo dal 16 giugno 2002, in vita è oggetto di un’imponente venerazione popolare per le «stimmate» e la fama di taumaturgo ed è bersaglio di aspre critiche e «processi» delle alte sfere ecclesiastiche.

20 aprile, mons. Tonino Bello – Nel 25° della morte del «padre dei poveri, pastore della pace e della misericordia, vescovo degli ultimi». Nasce il 18 marzo 1935 ad Alessano (Lecce), impegnatissimo su pace e disarmo, dal 1982 è vescovo di Molfetta-Giovinazzo-Terlizzi, dal 1985 successore di mons. Luigi Bettazzi, vescovo di Ivrea, come presidente di Pax Christi. Predica il dialogo e la misericordia, testimonia la pace anche recandosi a Sarajevo in guerra nel dicembre 1992. Muore a 58 anni il 20 aprile 1993. Pax Christi lo definisce il «vescovo più straordinario e popolare dopo il Concilio, capace di gesti forti e parole inequivocabili», costruttore della «Chiesa del grembiule», espressione usata per la prima volta il 25 novembre 1984 nel Seminario regionale della Puglia e che piace molto a Francesco. Don Luigi Ciotti dice di lui: «Era in prima fila quando c’era da rimboccarsi le maniche e sporcarsi le mani, quando bisognava correre rischi e accettare fatiche; in ultima fila quando c’erano da riscuotere applausi, consensi, potere, consolazioni».

10 maggio, don Zeno Saltini a Nomadelfia – A Nomaldelfia, provincia e diocesi di Grosseto, nella Comunità fondata da don Zeno Saltini; poi a Loppiano, provincia di Firenze e diocesi di Fiesole, nella «Cittadella internazionale» di Focolarini. Settant’anni fa, il 14 febbraio 1948, a Fossoli, don Saltini fonda una «famiglia» di 623 persone, l’«Opera piccoli apostoli», nell’ex campo di concentramento dove transitarono verso i lager 5 mila ebrei e prigionieri politici. A Nomadelfia – in greco significa «la fraternità è legge» – non esistono proprietà privata né retribuzione. Zeno nasce il 30 agosto 1900 a Fossoli e a 14 anni abbandona la scuola e lavora nei campi; soldato di leva è ostico alla disciplina, si scontra con un anarchico che dileggia Vangelo e Chiesa. Si laurea in Legge alla Cattolica ed entra in Seminario a 30 anni. Si presenta all’ordinazione sacerdotale con un ragazzo di 17 anni ex detenuto, il primo dei suoi 5 mila «figli». Tuona contro il fascismo, le leggi razziali, la guerra. Arrestato, rilasciato a furor di popolo, ripara al Sud. Nel 1947 occupa l’ex campo di concentramento di Fossoli: accanto alle famiglie di «madri di vocazione», le prime famiglie di sposi accolgono i «figli di N.N.». Si indebita ed è processato e assolto per truffa e millantato credito. Roma gli ordina di lasciare la comunità: obbedisce e chiede a Pio XII di rinunciare temporaneamente al sacerdozio per non coivolgere la Chiesa. Con Giovanni XXIII, Paolo VI e il Concilio la musica cambia. Si spegne il 15 gennaio 1981.

10 maggio a Loppiano per Chiara Lubich – A Loppiano nella cittadella dei Focolari, simbolo di fraternità universale e «laboratorio» di convivenza tra persone diverse per età, condizione sociale, tradizione, cultura e fede. La maestra trentina Chiara Lubich (1920-2008), cresciuta nell’Azione Cattolica e nel Terz’ordine francescano, nel 1943 fonda l’Opera di Maria-Focolarini che ha per obiettivo l’unità: dopo una sorda opposizione, gode di larghi consensi della gerarchia. Alcuni vescovi contestano il Movimento dei focolari e il cardinale arcivescovo di Genova Giuseppe Siri parla di «un’altra gerarchia carismatica». Loppiano è la prima delle 25 cittadelle dei Focolari. Sorta nel 1964 a Incisa in Val d’Arno, 20 chilometri da Firenze, occupa 260 ettari di terreno e conta 850 abitanti, uomini, donne, giovani e bambini, famiglie, sacerdoti e religiosi da 65 Paesi. Frequentano le 12 scuole internazionali. L’unica legge è l’«amore scambievole». Mentre, a metà degli anni Sessanta, esplodevano i moti giovanili che porteranno alla contestazione, a Loppiano i giovani pongono le basi «per vivere stabilmente la continua novità proposta dal Vangelo: la fraternità universale». Anche sul piano ecumenico Loppiano ha consentito di fare grandi passi con la chiesa «Maria Theotokos, Madre di Dio» con una cappella per le varie confessioni cristiane. C’è la cattedra ecumenica internazionale intitolata ad «Athenagoras – Chiara Lubich» che ricorda lo storico incontro del 13 giugno 1967 sul Bosforo tra il Patriarca ecumenico di Costantinopoli e la fondatrice dei Focolari. Una cattedra, voluta fortemente dal Patriarca Bartolomeo I. Chiara Lubich, all’interno di Loppiano, fondò l’Istituto Universitario Sophia (Ius), eretto canonicamente ad experimentum per cinque anni il 7 dicembre 2007 dalla Congregazione per l’educazione cattolica e definitivamente il 1º agosto 2013. Il nome ufficiale è «Istituto di studi superiori dedicato alla Sapienza divina che rifulge nel mondo da Maria Madre di Dio denominato “Sophia”». Si propone come «percorso di vita, di studio e di ricerca e luogo di fraternità». Offre agli studenti le lauree magistrali in «Cultura dell’unità, Ontologia trinitaria, Scienze economiche e politiche». Preside dello Ius è mons. Piero Coda che vi insegna Teologia e Ontologia Trinitaria. Torinese di Cafasse, dove è nato nel 1955, si laurea in Filosofia all’Università di Torino e in Teologia presso la Pontificia Università Lateranense di Roma, è impegnato a livello internazionale nel dialogo interdisciplinare-interreligioso. Fu relatore «Una Chiesa in ascolto dello Spirito per risvegliare la spoeranza» al terzo convegno ecclesiale a Palermo nel novembre 1995 «Il Vangelo della carità per una nuova società in Italia».

Pier Giuseppe Accornero