Quegli applausi a Luca Traini

Penso non ci siano dubbi sul fatto che quello di Luca Traini, l’autore della sparatoria contro i migranti di colore a Macerata, sia stato un gesto di lucida, anche se forse momentanea, follia, pur chiaramente motivata da sottostanti ideologie razziste. Mi auguro anche, ovviamente, che il giovane non trovi imitatori. Però il fatto che lo stesso al suo ingresso in carcere sia stato accolto da una selva di applausi, quasi fosse un eroe, ci deve fare ulteriormente riflettere.

Anche nel carcere, penso, si riflettono le pulsioni, le passioni e il modo di pensare dei comuni cittadini, magari distorti e/o amplificati per le circostanze particolari. Questi applausi possono quindi essere forse considerati una ulteriore, evidente dimostrazione (nel caso ce ne fosse ancora bisogno) che il problema dell’immigrazione, ben lungi dall’essere risolto, sta rapidamente diventando “anche” un problema di ordine pubblico, travalicando dai suoi naturali confini più propriamente e tristemente sociali e, al limite, culturali.

E questa sensazione viene ulteriormente rafforzata da altri mille segnali, ad esempio dai recentissimi “assalti” a banchetti leghisti da parte di estremisti di altre fazioni, per fortuna risolti al momento senza danni irreparabili, o dalle rivolte dei mesi passati nei centri di accoglienza.

Non potrebbe essere altrimenti; gli sbarchi, dopo gli ultimi provvedimenti governativi, sono, almeno in apparenza, leggermente rallentati, complici forse le avverse condizioni del mare in inverno, ma l’Italia è comunque traboccante di migranti giunti recentemente, di cui nulla o quasi sappiamo, spesso nullafacenti, sottoccupati o peggio schiavizzati (specie nel Sud), o dediti al malaffare, e che spesso trascinano la propria esistenza in condizioni indegne di un Paese civile.

Non possiamo sperare ingenuamente che una situazione del genere possa miracolosamente risolversi da sola, contando magari sul fatto che molti di essi non hanno alcuna intenzione di rimanere da noi ma sono intenzionati a raggiungere con ogni mezzo parenti o amici che nel Nord Europa hanno trovato il modo di vivere dignitosamente. Il problema va affrontato da subito e concretamente, per evitare azioni e reazioni scomposte e pericolose, da una parte e dall’altra.

Una situazione del genere è sicuramente una bomba pronta ad esplodere, come qualcuno ha già ammesso, magari per meri fini elettorali. Ecco, è proprio questo uno dei problemi; siamo in periodo elettorale, e tutti noi ci aspetteremmo proposte serie e concrete su questi temi scottanti. Invece, tranne da parte di qualcuno che offre spesso, in proposito, soluzioni di dubbia attuabilità o ampiamente discutibili, assistiamo tristemente, oltre che al solito rimpallo di responsabilità, a un grottesco balletto di proposte/promesse su mirabolanti tagli di tasse, raddoppiamento di trattamenti pensionistici, risanamento dei conti pubblici o eliminazioni ex lege delle liste di attesa negli ospedali pubblici. Tutto il resto è nebbia. Tanto per cambiare, non è un buon segno.

Gian Luca Lamborizio