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Cardinale Tauran su Islam e Cristianesimo

È doveroso scongiurare un’ingiusta equiparazione tra Islam e violenza, tra Islam e terrorismo. Lo raccomanda il cardinale Jean-Louis Tauran, prefetto del Pontificio Consiglio per il dialogo tra le religioni: «Cristiani e musulmani, dobbiamo promuovere il rispetto reciproco, l’obiettività nel parlare e nello scrivere sull’altra religione, la benevolenza, la compassione, la misericordia così centrale nella tradizione islamica e tanto cara a Papa Francesco. È necessario un nuovo sforzo da ambedue le parti per scongiurare il discorso dell’odio che è all’origine di sospetti reciproci, discriminazioni, esclusione, marginalizzazione e risentimenti».

L’occasione è il 5° incontro dei delegati nazionali delle Conferenze episcopali europee per il dialogo con l’Islam che – su iniziativa del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) e dietro invito dell’arcivescovo cattolico Angelo Massafra – si è svolto a Scutari in Albania l’8-10 febbraio 2018 su «Fede e spiritualità nelle relazioni tra cristiani e musulmani». Tema che indica la volontà di «guardare l’Islam e i musulmani al di là degli stereotipi e dei pregiudizi, dell’immagine sbagliata a opera di alcuni mezzi di comunicazione, come dal comportamento fanatico e violento di una minoranza di musulmani. Nell’Islam ci sono risorse religiose morali e spirituali, numerose delle quali condivise da cristiani ed ebrei».

Proprio sulla questione della violenza commessa in nome della religione, Tauran auspica «una posizione chiara da parte delle autorità religiose musulmane e da ciascun musulmano per scongiurare un’ingiusta equiparazione tra Islam e violenza». Cita l’Albania come esempio di un Paese dove esistono «rapporti rispettosi e fruttuosi tra cristiani, musulmani sunniti e bektashi», credenti di questo Paese che si sono riavvicinati con la violenta persecuzione attuata dal regime comunista e ateo di Enver Hoxha. Il cardinale Tauran ricorda «la gloriosa figlia dell’Albania, Madre Teresa di Calcutta che, fedele alle sue radici e al Vangelo, diventata sorella e madre di tutti, specie dei più poveri tra i poveri».

L’imam sunnita Lauren Luli, vicepresidente della comunità musulmana in Albania, e Baba Edmond Brahimaj Kryegjyshi, capo della comunità Bektashi tracciano i profili fondamentali del credente musulmano e le modalità attraverso le quali ognuno vive la proprio relazione con Dio. L’abbé Vincent Feroldi, direttore del Servizio nazionale per i rapporti con l’Islam della Conferenza episcopale francese, presenta le sfide pastorali poste dalla presenza di coppie miste (coppie in cui uno dei due coniugi è cristiano e l’altro musulmano), quali luoghi concreti di dialogo interreligioso. Mons. Claude Rault, vescovo emerito di Laghouat Ghardaïa (Algeria), racconta la sua esperienza di dialogo interreligioso tra cristiani e musulmani basata sulla spiritualità. Il torinese don Andrea Pacini, docente presso la Facoltà teologica dell’Italia settentrionale (sezione di Torino), illustra lo status teologico dell’Islam nella riflessione cristiana contemporanea.

P. G. A.

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