Giornata di preghiera anti-tratta

«La vera soluzione alla piaga della tratta delle persone è la conversione dei cuori ed è il taglio della domanda per prosciugare il mercato». Lo dice Papa Francesco nel dialogo con i partecipanti alla «Giornata mondiale di riflessione contro la tratta di persone» il 13 febbraio 2018 nel quale risponde ad alcune domande. Sulla tratta «c’è molta ignoranza e poca volontà di comprendere: tocca da vicino le nostre coscienze ed è un tema scabroso. C’è chi utilizza i servizi offerti sulla strada o su internet; c’è chi è coinvolto nelle organizzazioni criminali e trae lauti profitti.

Soprattutto i giovani possono rompere il silenzio sulla tratta «crimine contro l’umanità». Anche i nuovi media rappresentano un’opportunità di incontro senza «sottovalutare i rischi di alcuni spazi virtuali» perché, attraverso la Rete, ragazzi e ragazze possono essere adescati. Coloro che sono stati vittime possono aiutare a salvare altri giovani. Per questo bisogna creare opportunità per uno sviluppo umano veramente integrale. Insiste Bergoglio: «Quella che ho più volte indicato come “la cultura dello scarto” è alla base di comportamenti che, nel mercato e nel mondo globalizzato, portano allo sfruttamento degli esseri umani». Bisogna che gli Stati affrontino le cause profonde dando ai ragazzi e alle ragazze un’istruzione stabile e un’occupazione sostenibile. Bisogna uscire dall’ipocrisia. «Se ci sono tante ragazze vittime è perché ci sono tanti uomini pronti a pagare. Mi chiedo: sono davvero i trafficanti la causa principale? Credo che la causa principale sia l’egoismo senza scrupoli di tante persone ipocrite. Arrestare i trafficanti è un dovere di giustizia».

Il Sinodo dei vescovi dell’ottobre 2018 asrà dedicato ai giovani. Il Pontefice auspica che i ragazzi delle «periferie» ne siano i protagonisti e suggerisce una mobilitazione globale: «La Chiesa cattolica intende intervenire in ogni fase della tratta proteggendo gli esseri umani dall’adescamento, liberandoli se ridotti in schiavitù e assistendoli». In una parola auspica che il Sinodo sia un’opportunità perché le Chiese locali diventino «una rete di salvezza».

Aggiunge il Pontefice: «Con spirito di misericordia accogliamo le vittime della tratta e coloro che fuggono dalla guerra e dalla fame. Non possiamo rimanere in silenzio davanti alla sofferenza di milioni di persone la cui dignità è ferita». Le organizzazioni criminali spesso usano le rotte dei migranti per mascherare il loro lercio traffico. L’8 febbraio è stato scelto per la «Giornata» perché è la memoria liturgica di Santa Giuseppina Bakhita, la ragazza africana che era schiava e che fu liberata dai missionari cattolici e divennne religiosa in Italia.

Alla Conferenza internazionale 2018 del «Santa Marta Group» hanno partecipato esponenti della Chiesa cattolica, capi della polizia, magistrati, politici di diversi Paesi,  impegnati a sradicare le moderne forme di schiavitù. Molto attiva nel contrasto è «Talitha Kum», la Rete internazionale dei religiosi, della quale suor Gabriella Bottani è la coordinatrice internazionale. Dice Francesco: «La tratta è un fenomeno diffuso e tollerato più di quanto si possa immaginare, all’interno delle più prospere tra le nostre società e causa indicibili sofferenze. Il grido di Dio a Caino, nelle prime pagine della Bibbia “Dov’è tuo fratello?”, ci provoca a esaminare seriamente le diverse forme di complicità, particolarmente la tratta a scopi sessuali, lo sfruttamento di uomini, donne e bambini vulnerabili». Smantellare le reti criminali non basta «bisogna liberare le persone ridotte in schiavitù». Anche qui si tratta di incrementare l’aiuto alle vittime accompagnandole in un cammino di recupero della loro dignità, di liberazione e di reintegrazione nella società.

Particolarmente atroce è la tragedia dei bambini soldato che interessa – secondo l’Unicef – non meno di 250 mila bambini, usati nei conflitti armati. Papa Bergoglio ripete: «Sento forte il dolore per i tanti bambini strappati alle famiglie per essere usati come soldati. Questa è una tragedia». Il 12 febbraio 2002 l’Onu varò un «Protocollo opzionale» aggiuntivo alla «Convenzione sui diritti dell’infanzia» del 1979.

Spiega Raffaele Salinari, presidente di «Terre des hommes Italia», che fa parte della coalizione internazionale «Stop Child Soldiers»: «Con il moltiplicarsi delle guerre e guerriglie irregolari e del terrorismo il numero di bambini soldato – di 11, 12, 13 anni – è drammaticamente salito». I Paesi più colpiti sono nell’Africa centrale e sub-sahariana e in America Latina ma anche nel Sud-Est asiatico, Filippine, Sri Lanka e al confine tra India e Pakistan».

I bambini vengono impiegati come combattenti in 33 guerre attualmente in corso come messaggeri, spie, facchini, cuochi e le ragazze come sguattere e «schiave» sessuali. «Terres des hommes» denuncia: «Questi bambini e bambine sono usati come veri e propri soldati, vengono cioè lanciati in battaglia e le armi più comuni, come l’AK47 (kalashnikov), sono state rimaneggiate per essere usate anche da bambini di 12, 13, 14 anni. Poi sono destinati alla logistica: il bambino è veloce, lo si vede meno di un adulto, può trasportare armi e messaggi da una parte all’altra del confine e nelle retrovie. Le bambine fanno i lavori più umili e sono schiave- prostitute».

Salinari spiega che quella del Pontefice «è una voce di grande testimonianza che deve spingere credenti e non credenti a occuparsi della smobilitazione dei bambini, cercando di portare pace e di evitare che gli eserciti, specialmente quelli irregolari, arruolino i più piccoli». Dopo la smobilitazione il bambino ha bisogno di un lunghissimo periodo di disintossicazione e di reinserimento nella famiglia, nella suola, nel villaggio. Bisogna che i suoi talenti e le sue capacità cambino di segno: un bambino usato come soldato e addestrato all’uso delle armi può diventare un bravo meccanico; un bambino che ha certe nozioni di territorio può diventare un buon capo della comunità.

Pier Giuseppe Accornero