Il resoconto della scorsa settimana vaticana

«Lottare contro il male e convertirsi» è l’invito di Papa Francesco all’Angelus della prima domenica di Quaresima, 18 febbraio 2018: «La Quaresima è tempo di penitenza ma non di tristezza».

Tentazione, conversione e buona notizia – Commentando il Vangelo delle tentazioni (Marco 1,12-15) ricorda che Gesù, per prepararsi alla missione, va nel deserto e vi rimane quaranta giorni tentato da Satana: «Anche per noi la Quaresima è tempo di agonismo e di lotta spirituale. Siamo chiamati ad affrontare il Maligno con la preghiera per essere capaci di vincerlo. Il male è purtroppo all’opera nella nostra esistenza e attorno a noi con violenze, rifiuto dell’altro, chiusure, guerre, ingiustizie, tutte opere del Maligno». Dopo le tentazioni, Gesù comincia a predicare il Vangelo, «che esige conversione e fede. Di conversione nella nostra vita abbiamo sempre bisogno. La Chiesa ci fa pregare per orientare mente e cuore a Dio. Bisogna avere il coraggio di respingere ciò che ci porta fuori strada, i falsi valori che ci ingannano attirando in modo subdolo il nostro egoismo. La Quaresima è tempo di penitenza, ma non è tempo triste di lutto. È un impegno gioioso e serio per spogliarci del nostro egoismo, del nostro uomo vecchio e rinnovarci secondo la grazia del battesimo».

Giovani da tutto il mondo a Roma per il pre-Sinodo – Ci saranno anche non cattolici, non cristiani e non credenti il mondo in Vaticano il 19-24 marzo per la «riunione pre-sinodale» in preparazione al Sinodo del 3-28 ottobre 2018 «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale». Un Sinodo non solo «sui» e «per» i giovani ma anche «dei» e «con» i giovani», spiega il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo: «Sarà l’occasione di ascoltare i giovani, anche grazie all’uso sistematico dei “social”». Ci saranno tre giovani che sono stati vittime della «tratta delle persone, come chiesto dal Papa. Dice ancora Baldisseri: «Il Sinodo rimane intatto nel concetto di fondo e nella composizione e, poiché vogliamo una partecipazione maggiore della base, abbiamo inventato il pre-Sinodo che aiuta sia la partecipazione dei giovani e sia la comunione di laici, religiosi e sacerdoti. È un esperimento finora positivissimo».

Il quinto anniversario dell’inizio del papato – Il 19 marzo il Papa – che quel giorno ricorda il quinto anniversario dell’inizio del papato dopo l’elezione il 13 marzo 2013 – risponderà alle domande dei ragazzi. Poi nei gruppi linguistici si confronteranno su una traccia ed elaboreranno delle sintesi. Il documento sarà consegnato al Papa e confluirà nell’«Instrumentum laboris», il documento di lavoro vero e proprio del Sinodo, insieme ai risultati dei questionari, uno delle Conferenze episcopali nazionali e uno dei ragazzi sul sito Internet. «Il testo del pre-Sinodo avrà il suo peso – assicura Baldisseri – con i giovani attori e protagonisti dell’evento: si racconteranno con il loro linguaggio, l’entusiasmo e la sensibilità. Le comunità cristiane dovranno consolidare la pastorale giovanile».

I «social» per facilitare la partecipazione – La pagina Internet del Sinodo ha già avuto 500 mila contatti. I partecipanti al questionario in rete sono stati 221 mila: di questi 100.500 hanno risposto a tutte le domande (58 mila ragazze e 42.500 ragazzi); quasi 51mila partecipanti hanno fra i 16 e i 19 anni, a dimostrazione che i più giovani sono i più sensibili. Al primo posto l’Europa con il 56,4 per cento, poi l’America centro-meridionale con il 19,8% e l’Africa con il 18,1. Il 73,9 per cento si dichiarano cattolici che considerano importante la religione; l’8,8% cattolici che non considerano importante la religione; 6,1 non cattolici che considerano importante la religione; 11,1 non cattolici che non considerano importante la religione.

«Non ci sono solo calamità, bisogna scoprire il buono che c’è» – È l’invito con cui Papa Francesco conclude l’incontro con i parroci e i sacerdoti di Roma il 15 febbraio 2018 in San Giovanni in Laterano: risponde alle domande dei preti giovani, di mezza età, anziani. Per Papa Bergoglio «il sacerdozio è vocazione a imitare Gesù, ma il sacerdozio è unico, nel senso che non è uguale a un altro». Invita i preti al «dialogo faccia a faccia con il Signore» e quelli giovani a «cercare un uomo saggio che guidi, aiuti, dialoghi. Il sacerdote è celibe ma non può vivere solo, senza un compagno di cammino, una guida spirituale. Una cosa che aiuta sono i piccoli gruppi che si incontrano, si accompagnano e parlano perché la solitudine non fa bene».

A 40-50 anni gli ideali si ridimensionano – L’appoggio della famiglia si affievolisce, la salute inizia a dare qualche problema, il super-lavoro disabitua i preti a prendersi cura della salute. «È un momento di molte tentazioni, nel quale ci vuole una trasformazione, perché se continui così, finirai male. Succede come nel matrimonio: non ci sono più l’innamoramento e le emozioni giovanili. Bisogna cercare il gusto dell’appartenenza, il piacere di condividere e di camminare insieme. È pericoloso andare avanti da soli. È il tempo di fecondità, di potatura, di tentazioni».

«La pastorale dell’orecchio e del sorriso» – I preti anziani constatano: «Siamo passati attraverso cambiamenti rapidi; sentiamo la fatica; non sempre possiamo attingere all’esperienza per rispondere alle domande e alle esigenze della gente». Si tratta di una difficoltà vera, «ma la cosa più importante a questa età è quello che si può fare, quello di cui ha bisogno la gente. Questa è l’età del sorriso, dello sguardo amabile, del perdono senza condizioni nel Sacramento della riconciliazione. I padri anziani conoscono la vita e sono vicini alle miserie e ai dolori dei figli. I preti anziani con lo sguardo, con una carezza, con il sorriso, con una parola, fanno tanto bene». Il Pontefice la definisce «pastorale dell’orecchio e del sorriso. I giovani preti hanno bisogno di radici e il mondo virtuale strappa le radici. I sacerdoti anziani possono aiutare i colleghi giovani a trovare le radici».

Pier Giuseppe Accornero