Placuit Deo, lettera della Congregazione per la Dottrina della fede

«Solo in Cristo c’è salvezza» e «Attenti alle nuove eresie». È molto esplicita «Placuit Deo, Piacque a Dio», la lettera della Congregazione per la dottrina della fede ai vescovi «su alcuni aspetti della salvezza cristiana»: «L’uomo non può salvarsi da solo» e «La Chiesa è luogo della salvezza». Il documento, in 15 punti, richiesto da Papa Francesco, deciso dalla plenaria della Congregazione il 24 gennaio 2018, approvato dal Pontefice il 16 febbraio e datato 22 febbraio, festa della cattedra di San Pietro, è presentato alla stampa il 1° marzo dai due firmatari, l’arcivescovo prefetto il gesuita spagnolo Luis Francisco Ladaria Ferrer e l’arcivescovo segretario, l’italiano Giacomo Morandi. Inconsueta la rapidità tra la decisione (24 gennaio) e la presentazione (1° marzo).

OGGI RITORNANO LE ANTICHE ERESIE – «Piacque a Dio (Placuit Deo) nella sua bontà e sapienza rivelare se stesso e far conoscere il mistero della sua volontà» scrive Paolo agli Efesini 1,9 mettendo in guardia dal rischio dell’autosufficienza. La società contemporanea sviluppa una visione della salvezza «meramente interiore» che «suscita magari una forte convinzione personale o un intenso sentimento di essere uniti a Dio, ma senza rinnovare le nostre relazioni con gli altri». Le antiche eresie, il pelagianesimo e lo gnosticismo, ritornano. Il neo-pelagianesimo: «L’individuo pretende di salvare se stesso senza riconoscere che dipende da Dio e dagli altri». Il neo-gnosticismo sostiene una salvezza interiore che consiste nell’elevarsi «con l’intelletto al di là della carne di Gesù verso i misteri della divinità ignota. Si pretende di liberare la persona dal corpo e dal cosmo ma si vede solo una realtà priva di senso, aliena dall’identità della persona e manipolabile. Sia l’individualismo neo-pelagiano e sia il disprezzo neo-gnostico del corpo sfigurano la confessione di fede in Cristo, salvatore dell’uomo e di tutto l’uomo».

SALVATORE DELL’UOMO È SOLO GESÙ CRISTO – Invece la salvezza consiste nell’unione con Cristo: la sua incarnazione, vita, morte e risurrezione ha generato un nuovo ordine di relazioni con il Padre e tra gli uomini e ci unisce al Padre come figli nel Figlio. «La salvezza della persona non consiste nelle cose, come il possesso o il benessere, la scienza o la tecnica, il potere o l’influsso sugli altri, la buona fama o l’autocompiacimento». Cristo è salvatore unico e universale perché «non si è limitato a mostrarci la via per incontrare Dio, una via che potremmo poi percorrere per conto nostro. Ma è diventato la via e ha assunto la nostra umanità integrale e ha vissuto una vita piena».

NELLA CHIESA RICEVIAMO LA SALVEZZA – La Chiesa «è la comunità di coloro che, incorporati a Cristo, ricevono lo Spirito di Cristo: egli ci assicura che la salvezza non consiste nell’auto-realizzazione dell’individuo e neppure nella sua fusione interiore con il divino, ma nell’incorporazione in una comunione di persone che partecipa alla comunione della Trinità». Ciò «spinge i cristiani alla missione e a stabilire un dialogo con i credenti di altre religioni, nella fiducia che Dio può condurre verso la salvezza in Cristo tutti gli uomini di buona volontà». La salvezza dell’uomo «sarà compiuta solo quando Cristo avrà vinto l’ultimo nemico, la morte, e noi parteciperemo alla gloria di Gesù risorto, che porterà a pienezza la relazione con Dio, con i fratelli, con il creato».

LA SALVEZZA PER TUTTI I POPOLI – Francesco indica spesso due grandi rischi: 1) accettare con difficoltà la confessione di fede cristiana e, quindi, vedere come la realizzazione dell’uomo dipende dalle sole sue forze; 2) credere in una salvezza meramente interiore ma senza rinnovare le nostre relazioni con gli altri e con il creato. Di fronte all’aspirazione alla salvezza e all’eternità «la fede in Cristo rifiuta ogni pretesa di autorealizzazione». Poiché «la buona notizia della salvezza ha un nome e un volto: Gesù Cristo», l’avvenimento della salvezza mostra «l’infondatezza della prospettiva individualista». Alla primazia assoluta di Dio l’uomo risponde con l’umiltà. Mediante il Figlio il Padre «ha voluto rigenerare il nostro agire affinché, assimilati a Cristo, possiamo compiere le opere buone». La «Gaudium et spes, costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo moderno» afferma: «La vocazione ultima dell’uomo è effettivamente una sola, quella divina».

L’ESSENZA DELL’EVANGELIZZAZIONE – Diciotto anni dopo la dichiarazione «Dominus Iesus. Circa l’unicità e l’universalità salvifica di Gesù Cristo e della Chiesa», firmata il 6 agosto 2000 da Joseph Ratzinger e Tarcisio Bertone, prefetto e segretario della Congregazione per la dottrina della fede, «diversi teologi chiesero di approfondire alcuni aspetti suggerendo un nuovo documento sulla salvezza cristiana» racconta mons. Ladaria. Il doumento di Ratzinger-Bertone fu accolto da molte contestazioni in campo ecumenico. «Ora la lettera vuole spiegare, nella linea della “Dominus Iesus”, ciò che è la salvezza cristiana». La prospettiva è quella di «aiutare i credenti a riscoprire la bellezza e il fascino di appartenere a Cristo e alla Chiesa, che è l’essenza dell’evangelizzazione».

LA CHIESA NON TORNA INDIETRO – Il testo non discute le obiezioni poste in campo ecumenico e – dice Ladaria – «la Chiesa non torna indietro dall’affermare che la Chiesa di Cristo sussiste nella Chiesa cattolica ma riconosce la presenza di elementi salvifici nelle altre confessioni cristiane ed è impegnata nell’ecumenismo». In questa luce perde valore la celebre frase «Extra Ecclesiam nulla salus. Al di fuori della Chiesa non v’è salvezza», impropriamente attribuita a San Cipriano, vescovo di Cartagine, che comunicava al Papa San Lucio I i risultati del Concilio di Cartagine del 256. Già la «Lumen gentium, costituzione dogmatica sulla Chiesa» afferma: «Al di fuori della Chiesa cattolica si trovano parecchi elementi di santificazione e di verità che spingono verso l’unità». Aggiunge Lardaria: «Non c’è nessun cambiamento, nessuna confutazione, nessuna superiorità. La Chiesa cattolica sussiste nella Chiesa di Cristo e riconosce la presenza di elementi salvifici anche nelle altre confessioni cristiane».

Pier Giuseppe Accornero