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Papa Francesco a Pietrelcina e san Giovanni Rotondo per padre Pio

«Un paese che litiga tutti i giorni è malato e triste, non cresce». Papa Francesco parla agli abitanti di Pietrelcina ma pensa agli italiani. Sabato 17 marzo 2018 segue le orme di Padre Pio: al civico 27 di vico Storto Valle c’è la povera casa dove Francesco Forgione nacque il 25 maggio 1887 e dove cento anni fa ebbe la visione del personaggio che lo trafigge con la lancia. Bergoglio si ferma con bambini e ammalati e non dimentica che la disoccupazione costringe i giovani ad andarsene. Un giorno Padre Pio prese carta e penna per criticare la riforma agraria. Da Pietrelcina (Benevento) in Campania a San Giovanni Rotondo (Foggia) in Puglia Papa Bergoglio ripercorre le tre «eredità» del santo delle stimmate: la preghiera, la piccolezza, la sapienza.

NEI POVERI LA CARNE DEL SIGNORE – Ricorda Francesco: «Qui Padre Pio temprò la propria umanità, imparò a pregare e a riconoscere nei poveri la carne del Signore, cominciò a sperimentare la maternità della Chiesa: amava la Chiesa, che è santa, con tutti i suoi problemi. Era tormentato e assalito dal demonio e temeva di cadere nel peccato. Ma voi credete che il demonio esiste? Non siete tanto convinti. Il demonio va da ogni parte, si mette dentro di noi, ci muove, ci tormenta, ci inganna. Padre Pio aveva paura che il demonio lo assalisse, lo spingesse al peccato». Del cappuccino sottolinea l’unione con Dio e l’intensità della preghiera: «La Messa era il cuore di ogni sua giornata».

UN BIMBO CHE NON VUOLE GATTONARE – Il Papa abbandona i fogli e improvvisa un paragone fulminante: «Un bambino che non vuole muoversi dalla culla, quando la mamma lo mette sul pavimento perché cominci a gattonare, piange e torna nella culla. Quel bimbo sarà capace di camminare? No, perché è sempre nella culla. Così se un paese litiga tutti i giorni, sarà capace di crescere? No. Non cresce, non si costruisce, spaventa la gente, è un paese malato e triste perché tutto il tempo e tutte le forze vanno nel litigare. Invece un paese dove si cerca la pace, tutti si vogliono bene, non ci si augura del male, questo paese cresce, si allarga e diventa forte. Per favore: pace e comunione tra voi. Non spendete tempo e forze a litigare. Se a qualcuno viene voglia di chiacchierare di un altro, si morda la lingua. Vi farà bene, bene all’anima, perché la lingua si gonfierà, ma vi farà bene».

UN RAGAZZO DI 99 ANNI E UNA RAGAZZINA DI 97 – A braccio aggiunge: «Pregate la Madonna perché i giovani trovino lavoro fra voi vicino alla famiglia e non siano costretti ad andarsene a cercarlo da un’altra parte. La popolazione invecchia ma i vecchi sono un tesoro. Non emarginate i vecchi: sono la saggezza. I vecchi imparino a parlare con i giovani e i giovani imparino a parlare con i vecchi. Quando sono arrivato qui mi è piaciuto tanto salutare un “ragazzo” di 99 anni e una “ragazzina” di 97. Bellissimo! Parlate con loro». Ricordando il soggiorno a Pietrelcina nel settembre 1911 di Padre Pio per motivi di salute, il Pontefice ricorda che non c’erano gli antibiotici ma «ci si curava tornando dalla mamma, a mangiare le cose che fanno bene. Mai rinnegò il suo paese, le sue origini, la sua famiglia. Mi piacerebbe che una volta si desse il Premio Nobel agli anziani».

GLI SPARTANI UCCIDEVANO I NEONATI MALFORMATI – Constata che oggi «c’è più crudeltà rispetto al passato perché i bambini e gli anziani vengono scartati perché non servono e non sono produttivi». E ricorda un particolare della fanciullezza a Buenos Aires: «Da bambino a scuola ci insegnavano la storia degli spartani. A me sempre ha colpito quello che ci diceva la maestra: quando nasceva un bambino o una bambina con malformazioni, lo portavano sulla cima del monte e lo buttavano perché non ci fossero questi piccoli. Noi dicevamo: “Ma quanta crudeltà”. Fratelli e sorelle, noi facciamo lo stesso, con più crudeltà, con più scienza. Quello che non serve, quello che non produce viene scartato. Questa è la cultura dello scarto, i piccoli non sono voluti. E per questo anche Gesù è lasciato da parte».

«GIOVANI, OSATE SENTIERI NUOVI» – «Osate sentieri nuovi, uscite dalla logica del “si è sempre fatto così”, bisogna stare in modo creativo nel solco della tradizione cristiana». È forte l’appello di Francesco ai 300 giovani di vari Paesi – non solo cattolici ma anche di altre confessioni cristiane e di altre religioni – riuniti per una settimana (19-24 marzo) nel pre-Sinodo «I giovani, la fede, il discernimento vocazionale» (3-28 ottobre 2018): «Il cuore della Chiesa è giovane perché il Vangelo è come una linfa vitale che la rigenera». Di qui il forte appello a «osare sentieri nuovi. Bisogna rischiare anche se accompagnati dalla prudenza, perché altrimenti un giovane invecchia e anche la Chiesa invecchia».

I GIOVANI CHIEDONO AGLI ADULTI DI STARE LORO VICINI – I giovani «vanno presi sul serio»: non bastano analisi, bisogna interpellarli anche se «non sono il premio Nobel della prudenza e a volte parlano con lo schiaffo. Qualcuno pensa che sarebbe più facile tenerli a distanza di sicurezza, così da non farsi provocare». Non basta «scambiarsi qualche messaggino o condividere foto simpatiche, altrimenti si cade nella filosofia del trucco. La cultura idolatra ma esclude tanti giovani dall’essere protagonisti». Si sofferma sul dramma della disoccupazione: «Spesso vi trovate a mendicare un’occupazione». In tanti Paesi c’è il dramma della disoccupazione giovanile: in Italia quella è del 35 per cento, in altri Paesi anche del 50. Sottolinea che quando qualcuno vuole fare «una campagna o qualcosa», elogia i giovani ma non li interpella. Ricorda un motto spagnolo: «Loda lo scemo e lo vedrai lavorare» e commenta: «I giovani non sono scemi». Aggiunge: «I vostri coetanei e amici aspettano, senza saperlo, una chiamata di salvezza». Si dice impressionato da alcune risposte al questionario sul Sinodo: diversi giovani chiedono agli adulti di star loro vicino perché hanno bisogno di punti di riferimenti.

Pier Giuseppe Accornero

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