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Le conclusioni del Consiglio permanente Cei

«Si è votato, ora si governi nell’interesse del bene comune». È l’invito del cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia e presidente della Cei, e condiviso dalla quarantina di componenti del Consiglio permanente, una sorta di governo dei vescovi. «I partiti hanno non solo il diritto ma il dovere di governare e orientare la società. Per questo il Parlamento deve esprimere una maggioranza che interpreti non solo le ambizioni delle forze politiche ma i bisogni fondamentali della gente». Il messaggio è chiaro: «Si governi, fino a dove si può, con la pazienza ostinata e sagace del contadino, nell’interesse del bene comune e dei territori».

Un sant’uomo come Alcide De Gasperi, segretario della Dc e presidente del Consiglio. chiudendo la campagna elettorale il 5 giugno 1953 disse: «In questa dura campagna troppi predicarono l’odio, l’odio della demolizione e della vendetta. Ma il popolo italiano ha bisogno di fraternità e di amore»: 65 anni dopo alcuni partiti hanno condotto la campagna elettorale predicando odio e rancore, tanto che il presidente Bassetti li ha definiti «partiti del rancore». E oggi aggiunge: «Tutti abbiamo bisogno di fraternità e amore, i milioni di poveri che reclamano la redenzione sociale, i milioni del ceto medio che mantengono a fatica il decoro; i milioni di giovani contesi e straziati da opposte fazioni. C’è una società da pacificare, c’è una speranza da ricostruire, c’è un Paese da ricucire» come disse nel Consiglio permanente del 22-24 gennaio 2018, prima del voto.

L’assemblea generale in Vaticano il 21-24 maggio 2018 sarà aperta da Papa Francesco in dialogo con i vescovi che rifletteranno sul tema «Quale presenza ecclesiale nell’attuale contesto comunicativo» con particolare attenzione al «Direttorio sulle comunicazioni sociali nella missione della Chiesa», emanato dalla Cei il 18 giugno 2004, e al Convegno ecclesiale di Firenze «In Gesù Cristo un nuovo umanesimo». Un’assemblea straordinaria in Vaticano il 12-15 novembre 2018 approverà la terza edizione del Messale Romano e la nuova versione del «Padre nostro», nella quale la brutta frase «Non ci indurre in tentazione» sarà sostituita da «Non abbandonarci alla tentazione».

«Credo che non ci sia nessuno in Italia che non sia preoccupato – constata mons. Nunzio Galantino, segretario generale Cei – non perché abbia vinto il Movimento cinque stelle o la Lega. Siamo preoccupati tutti, perché tutti vogliamo che si trovino soluzioni che vadano veramente a favore del disagio grosso che ha espresso questo voto. È importante che chiunque venga investito di questo mandato governi, ma rispondendo realisticamente ai bisogni dai quali il voto è nato. Le persone in Italia hanno votato in questa maniera ed è importante che chi governa, a qualunque formazione appartenga, abbia il cuore e la testa rivolti ai bisogni comuni più urgenti»

C’è un altro suggerimento dei vescovi ai vincitori: «Investire molto di più sulla formazione, anche riguardo all’impegno politico». Hanno vinto i partiti populisti che predicano l’odio e il rancore e che vogliono una politica opposta alla cultura dell’accoglienza verso gli immigrati. Spiega Galantino: «Il motivo che porta il Papa e la Chiesa a parlare dell’accoglienza dei migranti è un unicamente biblico ed evangelico». Cita la frase di Gesù: «Ero forestiero e mi avete accolto» (Matteo 25,35-44) «che sta nel Vangelo e non in un programma politico. Quello che è avvenuto il 4 marzo impegna la Chiesa ancora di più non a fare la lotta contro chi non la pensa così, ma a prendere atto che l’esito del voto è segno che non riusciamo a far passare l’idea che qualsiasi Cristo, di qualsiasi colore della pelle, che ha bisogno non può trovare il cuore della Chiesa chiuso. La Chiesa è in prima linea sull’accoglienza, lo è stata, lo è e lo sarà».

E questo anche se la Chiesa avesse tutta l’opinione pubblica e tutti i partiti contro. Aggiunge il segretario: «Non si tratta di convincere qualcuno ad andare a destra o a sinistra, ma di convincere qualcuno ad andare nella direzione del Vangelo. La sensibilità verso i migranti è la stessa sensibilità che porta la Chiesa a interessarsi della famiglia». Galantino riferisce gli eloquenti dati forniti al Consiglio permanente da un vescovo del Nord (che non ha nominato): «Il 60 per cento dell’assistenza della Caritas è rivolto alle famiglie italiane, un’altra percentuale alle famiglie miste composte da italiani e stranieri, e solo il 25-30 va agli immigrati come tali». E questo alla faccia di coloro che affermano che alla Caritas si rivolgono solo gli immigrati.

Nella Chiesa «c’è la sacrosanta esigenza di guardare al cielo, ma anche di non perdere il legame con la terra. Tenere i piedi per terra significa essere consapevoli della necessità di investire molto di più sulla formazione, anche riguardo al rapporto tra cattolici e politica. Il fatto che i cattolici siano spariti come associazionismo organizzato non è assolutamente una novità: raccogliamo i frutti di una tendenza che già esisteva. I vescovi sono andati al di là di una semplice riorganizzazione, che non spetta a noi. Hanno preso atto dell’insufficienza della preparazione, della sensibilità politica che si è rivelata nei nostri ambienti». Un elemento, questo, che «non è evidente solo nel fatto che non sono stati eletti cattolici in Parlamento, ma è molto più ampio perché riguarda l’impegno della Chiesa e dei laici a lavorare perché il Vangelo diventi mentalità di Vangelo».

Pier Giuseppe Accornero

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