Tu quoque, Mark!

E così abbiamo scoperto che anche Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook, il social più diffuso al mondo, con quasi due miliardi di utenti sparsi ovunque nel globo si sarebbe venduto i dati e i contatti degli iscritti.

Premessa indispensabile è che sul fatto che Facebook, e come Facebook altri social, sia, anche, e forse soprattutto, una cosa buona penso siamo tutti d’accordo; grazie a queste realtà si sono riconciliate famiglie che si erano sparse per il mondo, si sono rintracciate persone che si credevano perdute per sempre, si sono trovati fondi per cause importanti, ci si è aiutati in molte circostanze anche tragiche, si è diffusa la conoscenza.

L’altra faccia della medaglia è costituita (anche) dal fatto che più usiamo questi strumenti, più veniamo, per così dire, spiati e classificati.

I nostri interessi, le nostre amicizie, le nostre preferenze e i nostri problemi vengono messi alla portata di molti soggetti interessati a vario titolo a essi.

Un esempio banale? Avete mai provato a fare una ricerca su Google relativa, per dire, a una nuova auto a cui potreste essere interessati? Di lì in avanti verrete per un pezzo subissati di messaggi e mail in merito a quell’auto, ad altre simili e al mercato automobilistico in generale. I famosi cookies servono proprio a quello, a rilevare cioè i nostri interessi e le nostre preferenze, per inondarci poi di pubblicità mirata.

Ma fin tanto che si tratta di pubblicità… passi. La cosa è sicuramente fastidiosa, magari eticamente discutibile, a volte imbarazzante, ma il problema finisce lì. Il metodo è sicuramente legale, e anche da questo i gestori traggono i loro lauti profitti.

Qui il problema è però diverso e molto più grave, perché, da quanto risulta, i dati degli utenti di Facebook, ceduti a una società britannica, sarebbero stati ultimamente utilizzati, in maniera mirata ma massiccia, per influenzare, fra l’altro, il referendum sulla Brexit e la campagna elettorale per le presidenziali americane, a favore, in quest’ultimo caso, del candidato poi risultato eletto, quel chiacchieratissimo Donald Trump di cui abbiamo già imparato a conoscere il modo di muoversi non propriamente diplomatico e moderato, ma anzi piuttosto decisionista, per usare un eufemismo.

Ecco, quando si riesce a condizionare in questo modo il normale andamento democratico, o anche solo si tenta di farlo, c’è da preoccuparsi veramente. Pare quasi che non si sia lontani dall’atmosfera e dal mondo evocati dal profetico 1984 di Orwell e dalla sua dittatura unica (il Grande Fratello) che controlla la vita e i pensieri stessi di tutti i cittadini. E che ci si arrivi anche per il tramite di uno strumento in apparenza egualitario e democratico come Facebook mi pare un’ulteriore, amara ironia della sorte.

Gian Luca Lamborizio