Papa Francesco: insegnamento sulla santità

«Gaudete et exsultate. Gioite ed esultate, sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo» è il titolo della nuova esortazione apostolica di Papa Francesco che verrà presentata in Sala Stampa vaticana lunedì 9 aprile 2018. Intervengono:  l’arcivescovo Angelo De Donatis, Vicario di Roma; Gianni Valente, giornalista collaboratore di «Vaticaninsider-La Stampa»; Paola Bignardi, presidente dell’Azione Cattolica italiana 1999-2005.

Quinto grande documento in cinque anni di pontificato – «Lumen fidei. La luce della fede» (29 giugno 2013), enciclica a quattro mani, ma firmata dal solo Francesco, si aggiunge alle encicliche di Benedetto XVI sulla carità («Deus caritas est» 2006 e «Caritas in veritate» 2009) e sulla speranza («Spe salvi» 2007). L’enciclica «Laudato si’ sulla cura della casa comune» (24 maggio 2015): l’ecologia integrale diventi un nuovo paradigma di giustizia perché la natura non è una «mera cornice» della vita umana, ma la «casa comune» di tutta l’umanità.«Evangelii gaudium» (24 novembre 2013), esortazione apostolica dopo il Sinodo 2012 con Benedetto XVI sulla nuova evangelizzazione: «La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita di coloro che incontrano Gesù e si lasciano salvare: sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù sempre nasce e rinasce la gioia. Invito i cristiani a una nuova tappa evangelizzatrice marcata da questa gioia». «Amoris laetitia» (19 marzo 2016), esortazione apostolica dopo i due Sinodi sulla famiglia (straordinario nel 2014 e ordinario nel 2015).

La Chiesa ha bisogno non di supereroi ma di santi – Francesco si sofferma spesso sulla santità nella Chiesa e traccia un profilo di ciò che contraddistingue l’essere santi e indica cosa un santo non è. Il 2 ottobre del 2013 sottolinea che la Chiesa «a tutti offre la possibilità di percorrere la strada della santità, che è la strada del cristiano» e cita lo scrittore francese Léon Bloy il quale affermava: «C’è solo una tristezza nella vita, quella di non essere santi». Nella festa del 1° novembre 2013 il Pontefice spiega: «I santi sono gli amici di Dio perché nella vita hanno vissuto in comunione profonda con Dio»

No alla «faccia da funerale», no alla «magna quacia» – Nelle omelie improvvisate alla Messa mattutina a casa Santa Marta traccia spesso il profilo dei santi: «Non sono superuomini, né sono nati perfetti, sono come ognuno di noi, hanno vissuto una vita normale, hanno conosciuto l’amore di Dio e lo hanno seguito con tutto il cuore, senza condizioni e ipocrisie. I santi sono uomini e donne che hanno la gioia nel cuore e la trasmettono agli altri». La gioia come tratto distintivo della santità, non «la faccia da funerale» di alcuni cristiani che non vivono bene la loro fede. Espressione analoga usa il 4 giugno 2014 illustrando la vera pietà religiosa: «In piemontese diciamo “mugna quacia”, ma non è vera pietà religiosa», espressione che i dizionari etimologici traducono con «gatta morta, monaca cheta, faccia ingenua». Così mette in guardia dall’idea dei santi con  «la faccia da immaginetta».

Ogni stato di vita porta alla santità, vocazione universale – Il 9 maggio 2014 definisce San Giovanni Paolo II «il grande atleta di Dio» che finisce annientato dalla malattia, umiliato come Gesù. Regola della santità «è diminuire perché il Signore cresca, per questo occorre la nostra umiliazione. La differenza tra gli eroi e i santi è la testimonianza, l’imitazione di Gesù Cristo: andare sulla via di Gesù». Altro tema particolarmente caro a Bergoglio è «l’universale vocazione alla santità», che è il valore portante della nuova enciclica. La «Lumen gentium», costituzione dogmatica sulla Chiesa approvata da Paolo VI e dai vescovi del Concilio Vaticano II dedica l’intero capitolo V alla «Universale vocazione alla santità nella Chiesa» (nn. 387-401). E Papa Bergoglio conferma: ««Il mondo ha bisogno di santi e tutti noi, senza eccezioni, siamo chiamati alla santità. Tutti i cristiani, in quanto battezzati, hanno uguale dignità davanti al Signore e sono accomunati dalla stessa vocazione che è quella alla santità, un dono offerto a tutti, nessuno escluso, che costituisce il carattere distintivo di ogni cristiano. Per essere santi, non bisogna per forza essere vescovi, preti, religiosi: tutti siamo chiamati a diventare santi».

«I santi sono miti, pazienti, testimoni e compagni di speranza» – Il 1° novembre 2015 al cimitero del Verano a Roma, osserva che i santi sono miti e pazienti. Il 19 gennaio 2016 parlando del re Davide, annota che nella vita dei santi ci sono tentazioni e peccati: «Davide aveva i suoi peccati, è stato anche un assassino, ma riconosce i suoi peccati e chiede perdono a Dio. Non c’è alcun santo senza passato, neppure alcun peccatore senza futuro. La santità non si può comprare e non si può vendere: è un dono da accogliere. La santità è un cammino alla presenza di Dio e non può farlo un altro nel mio nome. Un cammino che si deve fare con coraggio, con speranza e con  disponibilità di ricevere questa grazia».Inoltre i santi sono«testimoni e compagni di speranza. Per essere santi non bisogna pregare tutta la giornata. La santità è anche nella malattia e nella sofferenza, nel lavoro e nel custodire i figli. Non pensiamo che è più facile essere delinquenti che santi». Il Papa parla non solo attraverso i discorsi e i documenti ma anche attraverso i nuovi media e le reti sociali. Richiami ed esortazioni che riecheggiano anche nelle 15 canonizzazioni celebrate da Francesco come quelle di Madre Teresa di Calcutta (4 settembre 2016), di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II (27 aprile 2014). Nella beatificazione di Paolo VI (19 ottobre 2014) – l’unico Papa che ha scritto l’esortazione apostolica «Gaudete in Domino sulla gioia cristiana» (9 maggio 1975) nell’ambito di quell’Anno Santo 1974-1975) – Francesco sottolinea la sua umiltà. Inoltre il Pontefice ha aperto la strada della beatificazione anche a chi, spinto dalla carità, ha offerto eroicamente la propria vita per il prossimo: è il motu proprio «Maiorem hac dilectionem» (11 luglio 2017).

Pier Giuseppe Accornero