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«Gaudete et exultate» esortazione apostolica sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo

«La situazione dei migranti non è marginale o secondaria rispetto ai temi seri della bioetica». «La persona che dorme al freddo non è un fagotto, un delinquente o un problema ma un essere umano con la mia stessa dignità».

Fa infuriare i benpensanti la «Gaudete et exsultate. Rallegratevi ed esultate», l’esortazione apostolica di Papa Francesco sulla «chiamata alla santità nel mondo contemporaneo». Mette in guardia dai cristiani che riducono tutto a un’«organizzazione non governativa, ong» separando il Vangelo «dalla relazione personale con il Signore» e dai cristiani che diffidano «dell’impegno sociale degli altri e lo considerano superficiale, mondano, secolarizzato, immanentista, comunista, populista».

Bergoglio tappa la bocca a chi lo accusa: «La difesa dell’innocente non nato deve essere chiara, ferma e appassionata perché è in gioco la vita umana, sempre sacra. Ma sacra è la vita dei poveri che si dibattono nella miseria, nell’esclusione, nella tratta di persone, nell’eutanasia dei malati e degli anziani, nelle nuove schiavitù». Spesso si sente dire che «i migranti sono un tema marginale. Che lo dica un politico si può capire, ma non un cristiano». Questa «non è l’invenzione di un Papa» perché la Bibbia afferma:«Il forestiero dimorante fra voi lo tratterete come colui che è nato fra voi: l’amerai come te stesso perché anche voi siete stati forestieri» (Levitico 19,34); perché il profeta afferma: «Ciò che è gradito a Dio consiste nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti» (Isaia 58,7-8)

Datato 19 marzo 2018 e reso pubblica il 9 aprile, il documento in 44 pagine, 5 capitoli, 177 paragrafi con stile colloquiale invita alla santità, non riservata a pochi ma una via per tutti, come affermò nel 1965 la «Lumen gentium» del Vaticano II.

Primo capitolo, La chiamata alla santità (3-34) – I santi non sono solo quelli «beatificati o canonizzati. Vedo la santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono i figli, negli uomini e donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere». Davanti ai «santi della porta accanto» non bisogna scoraggiarsi: «Tutti siamo chiamati a essere santi nelle occupazioni di ogni giorno». Fulminante l’esempio: «Una signora va al mercato, incontra una vicina e inizia a parlare, e vengono le critiche. Questa donna dice dentro di sé: “Non parlerò male di nessuno”. Poi, a casa, il figlio le chiede di parlare e, anche se stanca, si siede e ascolta con pazienza e affetto».

Secondo capitolo, Due sottili nemici della santità (35-62) – Francesco mette in guardia da gnosticismo e pelagianesimo, antiche eresie che ritornano, come spiega la «Placuit Deo», lettera della Congregazione per la dottrina della fede del 22 febbraio 2018. «Due forme di sicurezza che danno luogo a un elitarismo narcisista e autoritario dove si analizzano e si classificano gli altri. Gli gnostici credono che le loro spiegazioni rendano comprensibili la fede e il Vangelo. Ma chi vuole tutto chiaro e sicuro pretende di dominare la trascendenza di Dio. I pelagiani credono che tutto si può fare con la volontà. Ma la grazia non ci rende superuomini». Non ci si salva «mediante le proprie forze che si traduce in autocompiacimento egocentrico ed elitario». Molte volte «la vita della Chiesa si trasforma in un museo».

Terzo capitolo, Alla luce del Maestro (63-109) – Le beatitudini sono la carta d’identità del cristiano. 1) «Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli»: «Le ricchezze non assicurano nulla». 2) «Beati i miti, perché avranno in eredità la terra»: «Anche quando si difende la fede, bisogna farlo con mitezza e gli avversari vanno trattati con mitezza». 3) «Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati»: «La persona che piange è capace di raggiungere le profondità della vita». 4) «Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati»: «La giustizia di Gesù non è quella del mondo ed è facile entrare nelle combriccole della corruzione, far parte della politica del “do ut des”». 5) «Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia»: «Sono beati non quelli che programmano vendetta ma chi perdona settanta volte sette». 6) «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio»: «Il mondo delle dicerie, fatto da gente che critica e a distrugge, non costruisce la pace». 7) «Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli»: «Per vivere il Vangelo non si può aspettare che tutto sia favorevole». Sfamare gli affamati e accogliere gli stranieri sono «una regola di comportamento sulla quale saremo giudicati» (Matteo 25). «La persona che dorme alle intemperie, in una notte fredda non è un imprevisto che intralcia, un delinquente ozioso, un problema che devono risolvere i politici. Chi desidera dare gloria a Dio deve vivere le opere di misericordia».

Quarto capitolo, Alcune caratteristiche della santità nel mondo attuale (110-157) – Cinque manifestazione dell’amore per Dio e per il prossimo. 1) Sopportazione, pazienza e mitezza: «Anche i cristiani partecipano a reti di violenza verbale in Internet e anche i media cattolici eccedono in diffamazione e calunnia. Pretendendo di difendere i comandamenti si passa sopra all’ottavo: “Non dire falsa testimonianza”». 2) Gioia e umorismo: «La santità non è uno spirito inibito, triste, acido, malinconico. Il santo vive con gioia e umorismo, senza perdere il realismo. Il malumore non è segno di santità». 3) Audacia e fervore: «La santità è parresia, audacia, slancio, entusiasmo, parlare con libertà, fervore apostolico». 4) In comunità: «È difficile lottare contro le tentazioni del demonio se siamo isolati. La santità è un cammino comunitario». 5) Preghiera costante: «Non c’è santità senza preghiera» e «Dio spinge verso le periferie e le frontiere. La Chiesa non ha bisogno di burocrati e funzionari, ma di missionari».

Quinto capitolo – Combattimento, vigilanza, discernimento (158-177) – La santità è «lotta costante contro il diavolo, il principe del male, il maligno. Non è un mito o un’idea. Tutti, specie i giovani, sono esposti a uno zapping. Senza discernimento ci trasformarmiamo in burattini alla mercé delle tendenze del momento». Per la santità «non si tratta di applicare ricette o di ripetere il passato». La «Gaudete et exultate» non un trattato ma una vocazione universale.

Pier Giuseppe Accornero

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