Le famiglie italiane e la crisi: un’analisi delle loro condizioni economiche

La crisi economica ha purtroppo prodotto gravi effetti a livello globale, andando a toccare anche il reddito e i consumi delle famiglie italiane.

Un recente studio della Fondazione Nazionale dei Commercialisti e del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili dal titolo “Redditi e pressione fiscale delle famiglie” mostra a riguardo dei risultati degni di attenzione, di seguito esposti.

Il reddito netto delle famiglie ha un andamento non lineare che mostra una crescita continua tra il 2003 e il 2008, una contrazione tra il 2009 e il 2012 e un avvio di ripresa solo dal 2015.

A riguardo, i dati Istat evidenziano che il reddito medio netto familiare nel 2003 era pari a 26.919 euro. Esso è salito a 30.502 euro nel 2009, per poi passare a 29.473 euro nel 2013 e a 29.988 euro nel 2015.

Le variazioni del reddito mediano netto delle famiglie per il periodo 2015-2009, mostrano una riduzione complessiva del 2% a livello nazionale, evidenziando tuttavia un -2,5% al Nord-Ovest, un incremento in controtendenza nel Nord-Est dell’1%, una contrazione del 5,3% nel Centro, un -1,4% nel Sud e una riduzione del 3,6% nelle isole.

L’analisi del reddito medio netto per “fonte” mostra come quelli da lavoro autonomo siano cresciuti parecchio dal 2003 al 2009 (passando da 35.196 euro a 42.412 euro), per ridursi drasticamente sino al 2014 (dove erano pari a 35.675 euro) e per ricrescere nel 2015 (a quota 36.859 euro).  Molto più costanti nel tempo risultano invece i redditi di lavoro dipendente che passano dai 30.597 euro del 2003 ai 34.363 euro del 2009, restando grossomodo su livelli analoghi anche negli anni successivi (nel 2015 erano 34.716 euro).

Le variazioni dei redditi hanno comportato conseguenti riflessi anche sui consumi delle famiglie, che a livello di spesa media mensile segnano dal 2003 al 2009 un aumento del 5,3%, mentre dal 2009 al 2016 si registra una contrazione media del 2,6%.

Tra le diverse voci di spesa oggetto di tagli da parte delle famiglie nel periodo 2010-2016 si segnalano quelle per comunicazioni (-19,3%), abbigliamento e calzature (-18,1%), mobili, articoli e servizi per la casa (-9,4%), ricreazione, spettacoli e cultura (-7%), mentre si registra un incremento nelle spese “indispensabili”, quali l’istruzione (+32,3%) e la sanità (+12,1%).

Un altro elemento strettamente collegato alla crisi e alla riduzione dei redditi è la povertà.

Secondo l’Istat sono considerati poveri in termini assoluti coloro che vivono sotto la soglia di povertà assoluta. A titolo di esempio, la soglia nel 2016 per un adulto di età compresa tra i 18 e i 59 anni che vive da solo, è pari a 817,56 euro mensili se residente in un’area metropolitana del Nord Italia e a 554,03 euro se risiede in un piccolo comune del Sud.

I poveri in termini relativi, invece, sono gli individui o le famiglie che vivono al di sotto del livello di povertà relativa, costituito dal rapporto tra la spesa totale per consumi delle famiglie e il numero complessivo dei componenti delle stesse. Nel 2016 tale soglia era pari a 1.061,35 euro mensili.

L’incidenza della povertà assoluta a livello nazionale nel 2016 risulta pari al 6,3% (6,1% nel 2015), mentre quella relativa si attesta al 10,6% (10,4% nel 2015).

Con riferimento alla povertà relativa il Piemonte si conferma fortunatamente al di sotto della media nazionale, con un’incidenza che passa dal 6,6% del 2015 al 6% del 2016. A fini comparativi, sempre nel 2016, la Liguria registrava un 11,1%, la Lombardia il 5% e il Veneto il 5,5%.

Questi dati evidenziano quindi gli effetti di una pesante crisi economica che le famiglie hanno saputo sopportare e che alcune di esse stanno ancora patendo, naturalmente non senza sacrifici o cambiamenti nei loro consumi.

Flavio Servato