Papa Francesco ai vescovi del Cile: “Ho sbagliato”

Quando mai un Papa ammette di aver sbagliato? Francesco sì: sulle vittime degli abusi del clero in Cile «ho commesso gravi sbagli di valutazione per mancanza di informazione veritiera ed equilibrata». E lo sbandiera ai quattro venti.

UNA LETTERA MOLTO CORAGGIOSA – «Per quanto mi riguarda, riconosco, e  voglio che lo trasmettiate fedelmente, che sono incorso in gravi sbagli di valutazione e di percezione della situazione, per mancanza di informazione veritiera ed equilibrata. Chiedo perdono a tutti coloro che ho offeso e spero di poterlo fare personalmente negli incontri che terrò con le persone che hanno testimoniato». È il passaggio più importante della lettera – resa nota l’11 aprile 2018 – di Bergoglio ai vescovi cileni, che ha convocato a Roma per discutere dell’inchiesta condotta dall’arcivescovo maltese Charles Scicluna, inviato papale incaricato di ascoltare le vittime e di indagare sugli insabbiamenti dei casi di pedofilia.

IL CASO SPINOSO DI UN VESCOVO – Il vescovo Juan Barros da giovane collaborò con padre Fernando Karadima, predatore seriale di minori, che ha goduto delle coperture delle gerarchie. Barros ha sempre negato di essere a conoscenza delle malefatte di Karadima e Francesco gli ha sempre creduto. Lo scandalo della pedofilia coinvolge decine di preti. Il caso di Fernando Karadima è particolarmente grave perché era formatore di preti, e alcuni sono diventati vescovi. Nell’agosto 2017 l’ultima segnalazione riguarda un religioso marista. Nel febbraio 2018 Bergoglio invia in Cile mons. Scicluna che raccoglie 64 testimonianze, 2.300 pagine con indizi, evidenze e storie di sofferenza, che consegna al Pontefice. Nella lettera Francesco parla della necessità di «ristabilire la fiducia nella Chiesa, rotta dai nostri errori e peccati, per sanare ferite che non smettono di sanguinare. Quando Scicluna e il suo collaboratore mons. Jordi Bertomeu Farnós mi hanno consegnato la documentazione, hanno riconosciuto di essere stati sopraffatti dal dolore di tante vittime di gravi abusi commessi da diversi consacrati contro minori ai quali è stata rubata l’innocenza».

«MOLTE VITE CROCIFISSE» – Francesco ringrazia i media – e quando mai succede? – che hanno evitato di trasformare la vicenda in un «circo mediatico». «Le testimonianze parlano in modo scarno e senza edulcorazioni di molte vite crocifisse e questo mi causa dolore e vergogna. Sollecito umilmente la vostra collaborazione e assistenza nel discernimento delle misure che a breve, medio e lungo termine dovranno essere adottate per ristabilire la comunione ecclesiale in Cile, con l’obiettivo di riparare, per quanto possibile, allo scandalo e ristabilire la giustizia».

Il Papa riceverà in Vaticano alcune vittime degli abusi.

VIAGGIO IN CILE (16-18 GENNAIO 2018) – Il 16 gennaio 2018 nella nunziatura di Santiago, nel giorno in cui il Papa manifesta vergogna per gli abusi, chiede perdono e assicura che farà di tutto perché i fatti non si ripetano, Francesco riceve alcune vittime. Greg Burke, direttore della Sala Stampa vaticana, spiega: «L’incontro è stato in forma strettamente privata: non c’era nessun altro oltre il Papa e le vittime. Hanno raccontato le loro sofferenze e lui le ha ascoltate, ha pregato e ha pianto con loro». Così era successo nel settembre 2015 a Philadelphia negli Stati Uniti: «Le parole non riescono a esprimere il mio dolore per l’abuso che avete sofferto. Siete figli preziosi di Dio e dovreste aspettarvi sempre la nostra protezione, la nostra cura e il nostro amore. Sono profondamente dispiaciuto per il fatto che la vostra innocenza è stata violata da coloro di cui vi fidavate e per tutte le volte che voi o le vostre famiglie avete denunciato gli abusi e non siete stati ascoltati o creduti. Mi dispiace profondamente che alcuni vescovi abbiano mancato nella loro responsabilità di proteggere i bambini. Vi prometto che seguiremo la strada della verità».

«NON DARÒ MAI LA GRAZIA AI PRETI PEDOFILI» – «La persona che fa questo è malata. La pedofilia è una malattia: oggi si pente, lo perdoniamo, ma dopo due anni ricade». La «tolleranza zero» è confermata il 21 settembre 2017 da Francesco alla Pontificia Commissione per la tutela dei minori: «Chi viene condannato per abusi sessuali sui minori può rivolgersi al Papa per avere la grazia, ma io mai ho firmato e mai la firmerò. La Chiesa è arrivata tardi nel prendere coscienza dell’inaudita gravità del problema. Forse l’antica pratica di spostare la gente, ha addormentato le coscienze». Aggiunge: «Il Signore ha suscitato dei profeti e uno è il cardinale» Sean Patrick O’Malley, arcivescovo di Boston e presidente della Pontificia Commissione che lavora «per far salire il problema alla superficie e guardarlo in faccia». Vuole che la competenza sia della Congregazione per la dottrina della fede: «Quando veniva un problema nuovo, veniva una disciplina nuova per la riduzione allo stato laicale. Poi quando la cosa si è sistemata bene, la laicizzazione dei preti è passata alla Congregazione del culto e poi a quella del clero. È grave che alcuni non abbiano preso coscienza del problema».

IL PRIMO PASSO È VELOCIZZARE I PROCESSI – Aggiunge: «Tanti casi non avanzano. Con il nuovo segretario (l’arcivescovo modenese mons. Giacomo Morandi, nominato da Francesco il 18 luglio 2017, n.d.r.) si cerca di assumere più gente». Il secondo passo riguarda la Commissione interna alla Dottrina della fede, presieduta da Scicluna, che riceve i ricorsi: «Lavora bene ma deve essere aggiustata con la presenza di qualche vescovo diocesano che conosca il problema. Anche un solo abuso su minori, se provato, è sufficiente per una condanna senza appello. Se ci sono le prove è definitivo. Chi viene condannato può rivolgersi al Papa per chiedere la grazia. Io mai ho firmato una di queste e mai la firmerò». Solo in un caso, a inizio pontificato, per un sacerdote di Crema, ha scelto «la via più benevola. Dopo due anni è ricaduto e io ho imparato: non lo farò mai più. È una brutta malattia».

Pier Giuseppe Accornero