E ora?

Il discorso dello scorso lunedì del Presidente Mattarella mi era parso, in breve, un concentrato di senso delle istituzioni e di lucidità politica, ma soprattutto un serio, deciso invito a far finalmente prevalere, per quanto possibile, le ragioni del buon governo e gli interessi nazionali anziché le solite logiche di parte, nonché un piccolo capolavoro di astuzia politica.

In sostanza, la più alta carica dello Stato, preso atto dell’impossibilità di comporre un governo “politico” che potesse operare pienamente (e non si può certo dire che tentativi in tal senso, alcuni dei quali anche piuttosto avventurosi, non fossero stati fatti), invitava partiti e movimenti a esprimere fiducia a un fantomatico governo “di neutralità”, fatto di nomi super partes e rigorosamente a tempo, che, oltre  magari a varare una nuova legge elettorale, avrebbe quanto meno traghettato il Paese attraverso le prossime scadenze, molte delle quali di vitale importanza. Basti pensare agli appuntamenti europei di inizio estate e alla necessaria approvazione della legge finanziaria, mancando la quale scatterebbero automaticamente perniciosi aumenti dell’aliquota IVA.

Ciò senza trascurare l’auspicata eventualità che, nel frattempo, si trovasse comunque un accordo per virare finalmente verso un governo “dei partiti”. Ma anche, e forse soprattutto, si faceva balenare la concreta possibilità di elezioni anticipate, da indire a brevissima scadenza, qualora non si riuscisse ad arrivare a una soluzione soddisfacente.

L’appello non era stato, in un primo momento, raccolto; tranne poche formazioni, preoccupate che in elezioni a “stretto giro di posta” le proprie percentuali, già non eccezionali a marzo, diminuissero ulteriormente, le altre parti in gioco si erano infatti dichiarate non interessate alla proposta, preferendo invece, almeno a parole, optare per nuove elezioni alla prima scadenza utile, e quindi attorno alla prima metà di luglio.

Qualora si fosse veramente arrivati ad una tale soluzione, si sarebbe posta una serie di problemi piuttosto seri. Tralasciando la circostanza che una votazione in pieno periodo estivo autorizza molte perplessità su di una significativa partecipazione al voto (già non elevata nelle ultime tornate), ci si potrebbe ad esempio chiedere se, mantenendo invariata l’attuale legge elettorale (che ha di fatto prodotto lo sfascio attuale), avrebbe avuto senso sperare in un radicale mutamento della situazione, tale da consentire finalmente una piena governabilità.

Senza considerare che, con votazioni ai primi di luglio, o peggio dopo la metà del mese, ci sarebbe stato il rischio di arrivare comunque a comporre una eventuale e al momento solo auspicabile compagine governativa non prima di fine mese, giungendo così con il fiato cortissimo agli incombenti impegni politici e legislativi. Ancor peggio se si fosse andati al voto nell’autunno, come qualcuno aveva ventilato.

Insomma, una situazione di estrema incertezza e difficoltà, di cui il Paese, già in crisi di credibilità e che resta nel frattempo esposto a rischi di vario genere, non ultimo quello della speculazione finanziaria, non avrebbe avuto affatto bisogno.

Pare ora che, negli ultimi giorni, lo stallo iniziale sia stato superato, con l’avvio verso un inedito governo Lega-5 Stelle. Troppo presto è però per tirare un piccolo sospiro di sollievo.

Anche trascurando le evidenti diffidenze verso una tale compagine da parte dell’Europa, nei cui confronti sia la Lega che il Movimento sono sempre stati, a vario titolo, molto scettici, sussistono tuttora molti nodi da sciogliere, sia riguardo al programma comune ancora in parte da concordare, sia soprattutto ai nomi da designare, a cominciare da quello del futuro premier, per il quale si è addirittura pensato a una anch’essa inedita “staffetta”.

Il tutto complicato dalla recente notizia della riabilitazione del leader di Forza Italia, che farà ovviamente rialzare la testa al partito del Cavaliere, con eventuali pretese in sede di designazione, nonché da alcune ambiguità nei confronti dei leader dei partiti minori, che potrebbero anche rivelarsi necessari per raggiungere in entrambi i rami del Parlamento una maggioranza a prova di imboscate. Da non trascurare, poi, anche il nodo delle coperture finanziarie a fronte di molte delle riforme ventilate da chi andrà a comporre il nuovo governo, nodo tutto da sciogliere.

Insomma, una situazione ancora non definita, anzi tutta in divenire, dalla quale, al momento, non è lecito attendersi con certezza sviluppi decisamente positivi.

Gian Luca Lamborizio