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Il 16 maggio Baudolino protagonista al Chiostro di Santa Maria di Castello

“Baudolino, alessandrino del XII secolo, avventuriero, falsario e mentitore”. Il protagonista dell’omonimo romanzo di Umberto Eco sarà il tema di una conferenza-lettura, che si terrà nel Chiostro di Santa Maria di Castello, ad Alessandria il 16 Maggio, alle ore 21.

A due anni dalla scomparsa dell’illustre semiologo alessandrino l’associazione culturale LED rilegge e commenta il testo di Eco, edito nel 2000, che appare particolarmente legato alla nostra città, di cui viene descritta la fondazione, l’assedio da parte di Federico Barbarossa con il famoso episodio di Gagliaudo.

Nella ricorrenza dell’850° anno dalla fondazione di Alessandria quale testo migliore per ricordare, tra fantasia e ironia, le origini della nostra città, anche attraverso la ricostruzione dell’antico dialetto, fatta da Eco nel capitolo iniziale del libro?

Le pagine più significative saranno lette dagli attori Fabio Martinello, Maria Assunta Floris, Sara Amodio e Andrea Salanidri, mentre il commento al testo sarà ad opera della prof. Irene Angeleri, già docente di Letteratura Italiana e Latino nei Licei. Ci sarà anche l’intervento della prof. Maria Rita Cornara, docente di Lingua e Letteratura Inglese presso il Liceo Scientifico cittadino.

Ma perché Baudolino è avventuriero, falsario e mentitore? Il prototipo medievale dell’alessandrino comune dimostra di essere un personaggio fantasioso, ma soprattutto convinto che il Falso possa alla fine costruire molte conoscenze vere. Così il nostro concittadino si inventa la “Lettera del Prete Gianni”, che finirà per favorire le esplorazioni verso il lontano Oriente, o il Gradale (Santo Graal), fino ad arrivare a trafugare quella che sarà creduta la Sindone.

Dunque un romanzo pieno di avventure, di viaggi in luoghi fantastici, vissuti in compagnia di alcuni alessandrini dai cognomi evocativi: il Boidi, il Cuttica di Quargnento, Colandrino Guasco, il Porcelli e infine Aleramo Scaccabarozzi, detto il Ciula.

Una lettura sicuramente intrigante, da cui emergono la capacità affabulatoria di Eco, il suo prodigioso virtuosismo e la sua ironia. Resta al lettore l’impressione che questa bella storia, raccontata da “qualcuno più bugiardo di Baudolino” provenga direttamente dai resti dei documenti sopravvissuti al rogo della biblioteca dell’abbazia, andata a fuoco ne “Il nome della rosa” e pietosamente raccolti da Adso da Melk, ll narratore dell’altro romanzo di Eco ambientato nel Medio Evo.

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