Politica lungimirante e istituzioni rispettate: insieme stanno o insieme cadono

Affinché “pane e giustizia”, cioè le condizioni materiali dell’esistenza e la definizione di ciò che spetta a ciascuno, siano assicurati, servono condizioni politiche e istituzionali favorevoli.

Parto da una intensa meditazione che il priore di Bose, fr. Luciano Manicardi, ha rivolto sabato scorso a un gruppo di alessandrini, sul tema “Spiritualità e politica”, sottolineando l’importanza che chi si dedica al servizio della polis abbia una ispirazione interiore robusta e si caratterizzi per capacità di immaginazione (“resistere” al paradigma tecnocratico e alle istituzioni totali), creatività (vedere la realtà e inventare risposte possibili) e coraggio (passare dall’intenzione all’atto, “agire malgrado”).

Questa riflessione mi ha generato una domanda: quali sono le fonti ispiratrici, quale è la cultura delle famiglie politiche oggi emergenti e dei loro leader, in Italia e in Europa?

Una prima famiglia sembra collegabile a radici identitarie, talvolta addirittura precristiane (celtiche o mitteleuropee), diffida di tutto ciò che è diverso o straniero. In essa sono certamente apprezzabili la resistenza all’omologazione e l’invito a essere sé stessi, pur rischiando sovente di degenerare in una declinazione egoistica e chiusa.

Una seconda famiglia non si pone un problema di origini, ma di qui e ora. Un presentismo dunque, facilitato dalle nuove tecnologie, che spesso appare come rifiuto di ciò che è stato e della storia di un popolo. Apprezzabile in essa è lo spirito egualitario, purché, naturalmente, esso non degeneri in sostegno all’indifferenziazione e all’incompetenza.

Per ambedue queste famiglie politiche l’attenzione a non degenerare dovrebbe essere massima, al pari dell’attenzione dell’opinione pubblica circa le possibili conseguenze autoritarie di tali eventuali degenerazioni. E le altre famiglie politiche?

Senza trascurarne taluni profili di vitalità, che in qualche Paese emergono, esse sono oggi meno caratterizzate e percepite come troppo appiattite sulle élites, o ripiegate al proprio interno, in veri o presunti “cerchi magici”. Eppure avrebbero ragioni da esporre e difendere, perché sono state proprio le élites, in ascolto dei movimenti profondi e delle sensibilità della maggioranza dei cittadini, ad avere permesso all’Europa di realizzare uno straordinario cammino, e di essere nel mondo un simbolo del diritto, dei diritti e dei correlativi doveri.

Non è ragionevole pensare che un singolo soggetto istituzionale (in questo momento, in Italia, il Capo dello Stato, alla cui moderazione, equilibrio e fermezza guardiamo con fiducia) riesca da solo ad aiutare le famiglie politiche a prevenire e ad evitare le degenerazioni, e a facilitare una maggiore comunicazione tra élites e opinione pubblica. Tutti dobbiamo fare la nostra parte, ricordando che una politica lungimirante e istituzioni rispettate insieme staranno, o insieme cadranno.

Renato Balduzzi
da Avvenire del 31/05/2018 pag. 10