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L’andamento dell’economia italiana e del settore bancario nel 2017: l’analisi della Banca d’Italia

Con la sua relazione annuale, il Governatore della Banca di Italia ha recentemente analizzato l’andamento dell’economia italiana nel 2017, di cui si riportano di seguito le principali evidenze.

In estrema sintesi, l’analisi mostra come la nostra economia si stia rafforzando, sia in recupero l’occupazione e siano state eliminate le fonti di rischio sistemico per il settore bancario.

Il 2017 si caratterizza a livello mondiale per una sostenuta crescita economica (che si è attestata intorno al 4%), con una fase espansiva che ha interessato tutti i principali paesi e che dovrebbe permanere anche nel prossimo futuro.

Anche l’economia italiana è in recupero e vede nel 2017 una crescita del prodotto dell’1,5%, con un risultato migliore rispetto alle previsioni. Nel 2017 la domanda riflette il buon andamento dei consumi e soprattutto degli investimenti, che sono aumentati del 3,8% seppur ancora lontani dai livelli pre-crisi. Gli investimenti in beni strumentali, in particolare, hanno beneficiato di agevolazioni fiscali, di incentivi per l’innovazione tecnologica, di condizioni di finanziamento favorevoli, ecc., tutti fattori che ne hanno favorito lo sviluppo.

Alla crescita dei consumi ha inoltre contribuito l’occupazione (stimolata anche dalle misure di sostegno alla domanda di lavoro), con una contrazione della disoccupazione dal 13% del 2014 all’11%.

Un elemento rilevante per la crescita è costituito dalle esportazioni che sono cresciute del 5,4%, con un risultato migliore degli altri principali paesi dell’area euro. La fase di crescita ha interessato quasi tutti i settori dell’economia, con particolare riguardo alle attività manifatturiere e ai servizi. Inoltre si registra il primo aumento rilevante dal 2006 per il settore delle costruzioni.

Grazie ai contenuti tassi di interesse si nota poi un aumento della domanda di prestiti. Sono inoltre migliorate le condizioni di accesso al credito, anche se persistono delle difficoltà per le imprese di minori dimensioni e per quelle operanti nel settore delle costruzioni, che purtroppo presentano ancora un maggiore livello di rischio.

Riguardo alla produttività, gli anni della crisi economica hanno comportato l’uscita di molte aziende cui però ha fatto seguito sia la costituzione di nuove imprese innovative sia un rafforzamento strutturale di quelle che si sono riposizionate sul mercato. Proprio questi ultimi elementi hanno in qualche modo sopperito agli effetti negativi generati dalla contrazione degli investimenti durante gli anni della crisi.

Quanto alla spesa in ricerca e sviluppo, seppur essa sia ancora inferiore rispetto a quella degli altri principali paesi, si registra un incremento di quasi il 20% rispetto al 2015, grazie al forte contributo della spesa privata.

E il settore bancario? Nel 2017 le banche italiane hanno rafforzato il loro patrimonio, con aumenti di capitale per circa 23 miliardi di euro. Negli ultimi anni si è ridotta l’esposizione delle banche nei confronti del settore pubblico, nonché l’ammontare dei crediti deteriorati, che registrano un calo di quasi il 33% rispetto al 2015.

Secondo i dati della Banca Centrale Europea, l’incidenza dei crediti deteriorati delle banche italiane maggiormente significative  rispetto al totale dei prestiti nel 2017 era pari all’11,1% lordo, a fronte del 4,1% medio per gli altri gruppi bancari rilevanti dell’area dell’euro. Se si considerano però anche le rettifiche di valore, vale a dire le svalutazioni rilevate in bilancio, le incidenze risultano pari al 5,9% per le banche italiane più significative rispetto al 2,4% di quelle europee. Seppur ancor rilevante, tale divario si è nettamente ridotto nel corso dell’ultimo biennio.

Flavio Servato

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