Papa Francesco incontra luterani, delegati Patriarcato di Mosca, Patriarca bartolomeo di Costantinopoli

Il dialogo paziente è la strada maestra del cammino ecumenico che, tra progressi e speranze, procede. È la convinzione che Papa Francesco ripete ai rappresentanti dei luterani, con i quali i cattolici hanno celebrato i 500 anni della riforma di Martin Lutero (1517-2017); con Bartolomeo I, Patriarca ecumenico di Costantinopoli, che incontra il Vaticano; con una delegazione di ortodossi russi con la quale rievoca lo storico abbraccio a L’Avana il 12 febbraio 2017 con il Patriarca Kirill di Mosca.

DIALOGO LUTERANO-CATTOLICO – «Temi come Chiesa, Eucaristia, ministero meritano riflessioni puntuali e condivise. L’ecumenismo non può elitario, ma deve coinvolgere il più possibile fratelli e sorelle nella fede». I progressi e le speranze dell’ecumenismo sono al centro delle riflessioni di Francesco il 4 giugno 2018 ai delegati della Chiesa evangelica luterana tedesca. Come cristiani, cattolici e luterani, «siamo chiamati ad amarci di vero cuore e ad alleviare le miserie di bisognosi e perseguitati: le sofferenze di tanti fratelli oppressi per la fede in Gesù sono un invito pressante a raggiungere una concreta e visibile unità».

ECUMENISMO NECESSITÀ E DESIDERIO – Celebrando la Riforma di Lutero «abbiamo constatato che i 500 anni di storia, a volte molto dolorosa, che ci hanno visti contrapposti e in conflitto, hanno lasciato spazio, negli ultimi 50 anni, alla comunione. La via del dialogo permette di cogliere importanti frutti: grazie allo Spirito Santo, agli incontri fraterni, a gesti improntati al Vangelo e attraverso il dialogo teologico si sono superati vecchi pregiudizi. L’ecumenismo diventa sempre più una necessità e un desiderio». Si augura un avvenire «proteso verso il superamento delle divergenze. Bisogna proseguire nel dialogo non con la foga di correre avanti per guadagnare traguardi, ma camminando con pazienza. Nessun dialogo può avanzare se rimaniamo fermi».

LA STRADA DELL’UNITÀ UNICA SICURA – Il 30 maggio Beroglio incontra i delegati del Patriarcato di Mosca guidati dal metropolita Hilarion di Volokolamsk, numero 2 della gerarchia ortodossa russa. La strada dell’unità è l’unica sicura, esordisce il Pontefice: «Sono contento di fare con voi la strada dell’unità, l’unica che ci promette qualcosa di sicuro, perché la strada della divisione porta a guerre e distruzione. La Chiesa cattolica mai permetterà che nasca un atteggiamento di divisione». Aggiunge: «La bandiera dell’uniatismo non funziona più ed per me è un dolore. A Mosca e in Russia c’è un solo Patriarcato: il vostro, e noi non ne avremo un altro». Vanno rispettate «le Chiese unite a Roma, ma l’uniatismo non va. A me dà consolazione quando trovo la mano tesa, l’abbraccio fraterno, il cammino insieme».

L’ECUMENISMO SI FA CAMMINANDO – Bisogna camminare «senza attendere un accordo dottrinale su tutti i punti di divisione e le questioni irrisolte, ma mettersi sotto il vento dell’ecumenismo che prevede dialogo e preghiera. Dobbiamo chiarire i punti. Si fa anche questo, ma soprattutto camminare nella carità e nella preghiera». Francesco torna all’incontro storico, di due anni fa nella capitale di Cuba, «foriero di pace e riconciliazione. La Chiesa cattolica non deve immischiarsi nelle cose della Chiesa russa, neppure nelle cose politiche. Questo è l’atteggiamento mio e della Santa Sede. Coloro che si immischiano non obbediscono alla Santa Sede». Chiaramente un discorso per rassicurare i russi, molto «gelosi» della loro specificità.

UN’AGENDA COMUNE PER IL BENE COMUNE – Il 26 maggio Francesco incontra Bartolomeo I, Patriarca ecumenico di Costantinopoli. L’occasione è il 25° (1993-2018) della «Fondazione Centesimus annus-pro Pontifice» dopo l’enciclica «Centesimus annus» (1° maggio 1991) che Giovanni Paolo II scrisse nel centenario della «Rerum novarum» (15 maggio 1891) di Leone XIII. Il documento wojtyliano ricorda il crollo dei regimi comunisti e il radicamento del capitalismo e della globalizzazione; ne riconosce gli aspetti positivi e ne critica le insufficienze; ribadisce la proprietà privata, la destinazione universale dei beni, la natura e funzione dello Stato. Francesco invita a usare il il Vangelo per realizzare un reale sviluppo umano integrale: «La globalizzazione dell’indifferenza è la vera sfida a cui siamo chiamati a rispondere. Troppo spesso una tragica a falsa dicotomia si sviluppa tra la dottrina etica e gli interessi della comunità degli affari. Vi è una naturale circolarità tra il profitto e la responsabilità sociale, un nesso indissolubile fra un’etica rispettosa delle persone e del bene comune e il sistema economico-finanziario». Bartolomeo si sofferma su economia ed ecologia, scienza e tecnologia, società e politica: «Non possiamo ignorare l’immensa crisi di solidarietà perché i problemi colpiscono l’esistenza e la dignità degli esseri umani: è necessaria un’agenda cristiana comune per il bene comune».

COMMISSARIATA L’ARCIDIOCESI DI ADELAIDE – Continua la battaglia contro gli abusi del clero sui minori. Francesco nomina amministratore apostolico dell’arcidiocesi australiana di Adelaide il gesuita Gregory O’Kelly, 76 anni, vescovo di Port Pirie. Il 22 maggio il Tribunale di Newcastle ha dichiarato colpevole mons. Philippe Wilson, arcivescovo di Adelaide: 67 anni, rischia due anni di carcere. Non avrebbe denunciato i crimini commessi negli anni Settanta dal sacerdote Jim Fletcher, abusatore seriale morto in prigione nel 2006, accusato di aver abusato vari chierichetti nella diocesi di Maitland, dove Wilson svolgeva il ministero prima dell’episcopato. Due ministranti affermano di aver avvertito Wilson delle violenze, ma lui ha sempre affermato – anche sotto giuramento in Tribunale – di non ricordare le conversazioni. Il 22 maggio la sentenza e il commissariamento dell’arcidiocesi. La Conferenza episcopale australiana – piagata da numerosi casi sta preparando il Concilio plenario particolare che si terrà nel 2020 – in una nota che ribadisce: «La sicurezza dei bambini e degli adulti vulnerabili è una priorità assoluta».

Pier Giuseppe Accornero