L’Italia, fra USA e Germania, deve giocare d’astuzia

Il debutto del nuovo Capo di Governo Giuseppe Conte sulla scena internazionale, al summit G-7 in Quebec, avviene in un momento particolarmente turbinoso per la politica mondiale.

Il G-7, che dopo l’espulsione della Russia a seguito dell’annessione della Crimea è divenuto il “club” delle vecchie e industrializzate democrazie di stampo occidentale, sta vedendo una spaccatura vieppiù ampia e profonda fra i suoi componenti, fra gli USA “isolazionisti” e “unilateralisti” di Donald Trump e i Paesi che tradizionalmente sono i più stretti alleati di Washington (in specie Canada, Germania e Francia – e più in generale l’Unione Europea).

Il dissidio nasce dalla postura degli Stati Uniti, i quali, trovandosi in cima alla piramide, sono ad oggi il paese che più ha da perdere all’interno del sistema internazionale, considerando a maggior ragione l’ascesa della Cina (gigante assente al summit canadese, insieme alla Russia), che si appresta, nell’arco di dieci anni, a diventare la prima economia mondiale, scalzando gli USA. Di qui il rifiuto del multilateralismo, di qualsiasi e pur minima limitazione di sovranità, e l’avvio di una politica commerciale protezionistica, tesa a colpire Cina e Unione Europea.

Come infatti scrive il giornalista Sebastiano Caputo in un pregevole editoriale, “l’attuale contesto geopolitico e strategico globale vede l’amministrazione Usa dichiarare una guerra economica e commerciale all’Unione Europea (dazi su alluminio e acciaio, sanzioni alla Russia e rottura dell’accordo sul nucleare con l’Iran) per far girare l’economia americana e addomesticare la Germania, unica profittatrice del sistema eurocentrico”.

L’Italia – storico puntello di Washington e protagonista, sin dai primordi, dell’integrazione europea – si trova dunque nel mezzo di un’America che sta riposizionando sé stessa e di un’Europa germanocentrica, e in questo contesto potrebbe trovare importanti spazi di manovra, per la qual cosa è però indispensabile un’azione astuta e strategicamente ragionata.

E’ anzitutto necessario sottolineare come l’Italia non possa fiorire se slegata dal contesto europeo. In questo senso, non sono da leggere con entusiasmo le dichiarazioni di Steve Bannon, ex consigliere strategico di Trump e guru del nazionalpopulismo, che ha salutato con favore la nascita del governo gialloverde, indicandolo come un passo importante verso la sconfitta della tecnocrazia di Bruxelles. Simili prese di posizione, infatti, vanno lette nella prospettiva statunitense, che vede con favore un’Italia anti-tedesca e pro-mercato americano, nel quadro di un generale sgretolamento della coesione europea.

Ciò detto, è d’uopo che l’Italia riesca a cogliere la palla lanciata dagli Stati Uniti al balzo, traendo vantaggio dalle concessioni che in questo momento Washington sta facendoci. E’ da notare come, alla volontà italiana di eliminare le sanzioni economiche imposte alla Federazione Russa, abbia riposto negativamente la NATO, ma non, almeno ufficialmente, l’Amministrazione Trump. Anzi, all’inaspettata esternazione di Trump che sollecitava una riammissione della Russia nel G-7, ha fatto subito eco il premier Conte, sostenendo che ciò “è nell’interesse di tutti” e guadagnandosi la simpatia del Presidente statunitense.

Piccoli e primissimi passi, ma che segnalano una possibile via per l’Italia, rappresentata da un “governo del cambiamento”, d’inserirsi nell’attuale ginepraio dei rapporti internazionali mirando al perseguimento dei propri interessi.

Se giocherà bene, l’Italia potrebbe acquistare un ruolo di leadership per una vasta riforma in ambito europeo e riaffermare la propria vocazione di “Paese ponte” per il Dialogo fra Mosca e Washington.

Lorenzo Amarotto