Regione Piemonte, approvata la nuova legge sulla caccia

Alla fine non c’è stato nulla da fare. Nonostante la dura opposizione da parte del centrodestra e della associazioni dei cacciatori piemontesi, la Giunta Chiamparino ha approvato la nuova legge sull’attività venatoria. Il testo del centrosinistra prevede la massima tutela per 15 specie (fischione, mestolone, canapiglia, codone, moriglione, marzaiola, folaga, porciglione, frullino, pavoncella, combattente, allodola, merlo, pernice bianca, lepre variabile), completamente escluse dal calendario, l’obbligo di una prova di tiro per la caccia di selezione, l’aumento della superficie venatoria minima degli ambiti territoriali di caccia e dei comprensori alpini, il riconoscimento della possibilità di commercializzare gli animali abbattuti, e soprattutto, il divieto di caccia nelle domeniche di settembre.

Proprio quest’ultimo punto aveva spinto quasi ottomila cacciatori a scendere in piazza a Torino per sfilare in corteo fin sotto il palazzo della Regione. “L’otto giugno eravamo migliaia – racconta Ferrante De Benedictis, membro dell’Associazione Nazionale Libera Caccia e del comitato organizzatore della manifestazione -. Vietare l’attività venatoria la domenica vuol dire impedirla a tutti gli appassionati che lavorano in settimana e che si tengono buona proprio la domenica per questo loro hobby. Una scelta assurda, ma in linea con le posizioni di Chiamparino e dell’assessore Ferrero”. Da sempre, infatti, i due esponenti di centrosinistra sono giudicati “vicini” alle associazioni animaliste, tanto da fare pensare ad una sorta di “regalo” di fine legislatura. “E’ chiaro – continua De Benedictis – come l’amministrazione Chiamparino abbia voluto approvare una legge che non rispetta il mondo della caccia. Noi cacciatori siamo però i custodi di una tradizione millenaria che parte dalla nascita dell’uomo, passa per il medioevo e le palazzine di caccia sabaude e arriva fino a Don Camillo. Siamo parte della storia d’Italia. Per questo vogliamo rispetto”.

E rispetto aveva chiesto durante la discussione a Palazzo Lascaris anche Gian Luca Vignale, consigliere del Movimento Nazionale per la Sovranità: “Si è voluta approvare una legge vessatoria nei confronti dei cacciatori – ha dichiarato Vignale -, con un numero maggiore di limitazioni rispetto alla legge nazionale. Un fatto che rende già di per sé il testo incostituzionale, dal momento che è lo Stato a dover decidere su questa materia. Tutti gli emendamenti accolti provenivano o dalla maggioranza, o dal Movimento 5 Stelle, che ha una posizione ancora più ideologicamente contraria alla caccia. Nessuno spazio è stato dato invece alle associazioni dei cacciatori, totalmente escluse dalla discussione”.

EC