Dazi Usa, Confartigianato: “L’export piemontese guardi a Est”

Le continue tensioni internazionali e guerre commerciali, con minacce di dazi e sanzioni, potrebbero intensificare i rischi sul fronte del commercio internazionale. Ad esserne convinti sono gli analisti di Confartigianato Piemonte, preoccupati per gli effetti dei nuovi dazi in arrivo dagli Stati Uniti. Secondo i dati di Confartigianato, infatti, nei primi mesi del 2018 si sarebbe già registrato un rallentamento dell’export, dopo che il 2017 era stato un anno record per il Made in Italy. Nei primi due mesi del 2018 l’export sarebbe salito del +6,6%, in rallentamento rispetto al +7,2% registrato nel primo bimestre del 2017 e con un’ampia divaricazione tra i Paesi UE (+9,8%) e i Paesi extra UE (+2,3%). A preoccupare però sarebbero ora i dazi americani. La politica protezionistica degli Stati Uniti potrebbe infatti rappresentare un danno per economie esportatrici come l’Italia, secondo Paese manifatturiero dell’Unione europea.

“Il 2017 è stato un anno d’oro per l’export per quasi tutte le province piemontesi, con un ottimo +27,1% di Alessandria – ha commentato Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Piemonte –, ma il Piemonte ora dovrà fare i conti con i dazi americani. La situazione influirà non poco nel 2018 ma crediamo che le limitazioni spingeranno le imprese a puntare su innovazione, qualità e formazione ma soprattutto le costringerà a trovare nuove vie commerciali, come quelle dell’Est o dell’Oriente”.

Analizzando il grado di esposizione per territorio, il valore più elevato del rapporto tra le esportazioni nei settori di MPI (micro e piccole imprese) verso gli Stati Uniti e il valore aggiunto territoriale si registra in Veneto con 1,76%, mentre il Piemonte con 0,55% si posiziona al nono posto della classifica regionale: (15,5% alimentare), (12,7% tessile), (22,0% abbigliamento), (3,2% pelle), (1,1% legno), (11,4% metallo), (1,6% mobili) e (32,4% altre). A livello provinciale spiccherebbe Vercelli (2,82% tessile, abbigliamento), seguita però a poca distanza da Biella (1,42%) e Alessandria (1,32%). Al di sotto della media, invece, Novara (0,60%), Torino (0,34%), Verbano- Cusio Ossola e Asti (0,16%).

“Forse – ha proseguito Felici – si passerà da una situazione di libera circolazione di merci ad una frattura profonda, fatta di chiusura dei mercati e ripristino di dazi e tariffe. Quanto poi la circolazione incontrastata di ogni merce abbia avvantaggiato il nostro Paese è una valutazione che lasciamo ai ‘soloni’ dell’economia ultraliberista che hanno trascinato l’Italia nella recessione dalla fine del 2011 ad oggi” ha concluso con una punta di polemica.

Sulla questione “dazi”, però, negli scorsi giorni si era mosso anche il mondo della politica, con una netta presa di posizione in difesa delle aziende piemontesi da parte della capogruppo della Lega in Consiglio Regionale Gianna Gancia: “E’ innegabile che a soffrire di più dei dazi voluti da Trump sarà la Germania, ma a rimetterci saranno anche le numerose aziende italiane. Chi oggi plaude quindi alla linea del presidente degli Stati Uniti – aveva concluso Gancia – forse non ha ben chiaro il coinvolgimento del nostro settore produttivo nella vicenda”.

E.C.