Venerabili Giorgio La Pira, Carlo Acutis, Alessia Gonzalez-Barros y Gonzalez, Pietro Di Vitale

Quattro nuovi venerabili laici. Il «sindaco santo» Giorgio La Pira e tre giovani morti di atroci malattie: Carlo Acutis di 15 anni; Alessia González-Barros y González (14); Pietro Di Vitale (23). Il 4 luglio 2018 Papa Francesco ne riconosce le virtù eroiche e diventano «venerabili».

UN GRANDE DEL NOVECENTO – Il 9 gennaio 2004 il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha conferito la medaglia d’oro al merito civile alla memoria di Giorgio La Pira nel centenario della nascita: «Insigne giurista, uomo valoroso impegnato per la rinascita e nella formulazione della Costituzione repubblicana svolse un’opera di grande rilievo. Di altissime virtù umane, civili e politiche, si è sempre ispirato ai valori di libertà, solidarietà, giustizia sociale e dialogo fra le fedi. Un protagonista della libertà e del progresso della Nazione, uno dei padri fondatori della Repubblica. Da costituente, parlamentare e sindaco di Firenze interpretò i valori più alti dell’umanesimo cristiano». In una lettera del 1954 scrive: «Non ho mai voluto essere né deputato né sindaco: mi ci hanno violentemente posto. Non ho nessuna vocazione sociale, non desidero riformare niente, non ho nessuna dottrina sociale o metafisica da annunciare. Desidero stare con il Signore».

COSTRUIRE SULLA ROCCIA – Giorgio La Pira nasce a Pozzallo (Ragusa) il 9 gennaio 1904. Nel 1926 si laurea in Diritto romano e all’Università di Firenze è docente di Istituzioni di Diritto romano. Fonda e dirige la rivista «Principi», antifascista e antirazziale: il regime la sopprime e tenta di arrestarlo ma egli sfugge alla polizia segreta. Partecipa alla stesura del «Codice di Camaldoli». È tra i fondatori della «Comunità del porcellino» e della rivista «Cronache sociali» con Giuseppe Dossetti, Giuseppe Lazzati, Amintore Fanfan, i «professorini» eletti alla Costituente dove interviene l’11 marzo 1947 dopo Pietro Nenni (socialista) e prima di Palmiro Togliatti (comunista) e Benedetto Croce (liberale). Con grande coraggio dice: «C’è nell’Evangelo quella parabola del costruttore sapiente che costruì sulla pietra e dell’insipiente che costruì sulla sabbia. Il nostro compito è costruire sulla pietra. In quest’opera non facile ci sia di conforto la benedizione di Dio e l’assistenza materna di Maria Immacolata».

UN PADRE DELLA COSTITUZIONE – Nella stesura svolge un ruolo propulsivo per la collaborazione tra cattolici, liberali, socialcomunisti. Deputato dal 1948 per tre legislature, è sottosegretario al ministero del Lavoro retto da Fanfani: affronta i problemi della ricostruzione e si impegna per le classi più indigenti realizzando il «piano per le case popolari». Concilia l’utopia della fede con il realismo della politica; si ispira alla «teologia della storia»; è coerente con la fede e duttile nell’azione. Lo dimostra a Palazzo della Signoria, sindaco di Firenze per tre volte. Vive poveramente in una celletta del convento domenicano di San Marco. Affronta le emergenze sociali e lavorative della città: fa costruire scuole e case popolari a basso prezzo per i poveri e le requisisce per darle ai senzatetto. Guida una delle prime giunte di centrosinistra. La Pignone rischia lo smantellamento e tremila operai il posto: ottiene che venga assorbita dall’Eni; trasforma in cooperativa la Fonderia delle Cure messa in liquidazione; salva le Officine Galileo; interviene per i dipendenti della Richard-Ginori; si prodiga nell’alluvione del 1966.

OLTRE LA CORTINA DI FERRO – Operatore di pace e uomo di dialogo, intesse una rete di rapporti in piena «Guerra fredda»: nel 1951 interviene presso Stalin per la pace in Corea; indice i «Convegni internazionali per la pace e la civiltà cristiana»; ospita a Firenze la «Tavola rotonda sul disarmo» e il «Convegno dei sindaci delle capitali del mondo»; organizza i «Colloqui per il Mediterraneo»; vara l’Università europea. Nel 1964 è negli Stati Uniti per appoggiare la legge sui diritti civili delle minoranze proposta da Martin Luther King. Va dal comunista Ho Ci Min ad Hanoi portando in dono un quadro della Madonna. Propone un negoziato diretto tra Israele, Palestinesi e Stati Arabi per la pace in Terra Santa. Nel 1959 viola la «cortina di ferro»: a Mosca parla di distensione e disarmo davanti al Soviet. L’Unione Sovietica per lui è un mistero ed è impressionato dal «Rapporto sui crimini di Stalin». Nella lettera a Nikita Krusciov, capo dell’Urss, Stato ateo, spiega Dio, la grazia e la croce. Un «piccolo catechismo»: «Aprire la porta, dare libertà di movimento alla grazia di Cristo che torna a irrompere irresistibilmente nel popolo russo e in tutti i popoli della terra. Questo figliuolo del fabbro (Cristo) costituisce la questione fondamentale del mondo». Anticomunista convinto, è poco compreso da Pio XII. Muore il 5 novembre 1977 nella sua cella a Firenze.

MORTI GIOVANI DI CANCRO – La storia di Carlo Acutis colpisce profondamente per la testimonianza cristallina e per la morte prematura. Nasce il 3 maggio 1991 a Londra, dove la famiglia si trova per lavoro. A Milano dalle elementari inizia un rapporto sempre più forte con la fede Centrali per lui l’Eucaristia «la mia autostrada per il cielo», il rosario, l’amore per gli altri. Mette la sua straordinaria capacità informatica al servizio del Vangelo e, attraverso Internet, porta Gesù tra i coetanei: «Tutti nascono come originali ma molti muoiono come fotocopie». Ragazzo assolutamente normale, usa il computer, gioca con gli amici, conduce una vita ordinaria; ama i genitori e i poveri, i senzatetto e gli emarginati. Finché non lo stronca la leucemia fulminante a 15 anni il 12 ottobre 2006 a Monza. Alessia González-Barros y González, spagnola, muore a 14 anni, uccisa da un tumore  dopo molte operazioni. Nata a Madrid il 7 marzo 1971 offre la sofferenza a Dio e spira a Pamplona il 5 dicembre 1985. Pietro Di Vitale, seminarista siciliano. Nasce il 14 dicembre 1916 a Castronovo, iscritto all’Azione Cattolica e al Terz’Ordine francescano, frequenta il Seminario di Palermo e ha una forte devozione al Santissimo Sacramento e alla Madonna. Il 29 gennaio 1940 muore a 23 anni per una malattia allo stomaco che lo consuma lentamente.

Pier Giuseppe Accornero