Arrivederci Don Gian Piero

La casa natìa di don Gian Piero Armano è all’inizio di via del Ferraio a Spinetta Marengo. Dista poche decine di metri dalla chiesa parrocchiale che lo ha visto muovere i primi passi verso il sacerdozio accompagnato dai parroci di allora, gli arcipreti don Pietro Aiachini, don Walter Pagella e don Paolo Toselli.

I ricordi d’infanzia si affollano nella mente con lui già chierico sorridente e accogliente con noi bambini.

Poi, il 29 giugno 1963, solennità dei Santi Pietro e Paolo, l’ordinazione presbiterale con tutto il paese a festeggiarlo.

Don Gian Piero Armano iniziava, così, il suo impegno pastorale che lo avrebbe portato ad essere particolarmente educatore di giovani attraverso la testimonianza del Vangelo. Non a caso un ciclostilato degli anni ’60 del suo gruppo giovanile si chiamava “Testimonianze minime” e faceva il paio con “Parole e fatti”, un ciclostilato redatto dai giovani della parrocchia di Spinetta sotto la guida di don Nino Bellicardi. I temi affrontati erano quelli del tempo: dalla guerra in Vietnam  alla “nuova frontiera” dei Kennedy, dalle aspettative dei giovani alle speranze aperte dal Concilio ecumenico Vaticano II.

Il legame con don Nino Bellicardi fu sempre forte. Infatti, don Gian Piero aiutò per molto tempo il confratello minato dal Parkinson nella celebrazione eucaristica a Montecastello e, dopo la morte di don Nino, divenne il referente spirituale del “Gruppo Cheneil”, un insieme eterogeneo di giovani e meno giovani che hanno vissuto la gioia e la serenità dello stare insieme alla “Baita don Paolo” incastonata nello splendido scenario della conca di Cheneil.

I tre appuntamenti annuali – le celebrazioni eucaristiche a Montecastello per don Nino e a Marengo per don Paolo, la cena sociale a ridosso delle festività natalizie – hanno rappresentato momenti particolari di amicizia e di fraternità consolidatisi nel tempo, nonostante l’assenza fisica di chi aveva iniziato e proposto un cammino di vita.

“Sono trascorsi dieci anni dalla morte di don Nino Bellicardi, sacerdote e amico per molti di noi – scriveva don Gian Piero agli amici di Cheneil il 2 marzo scorso per invitarli alla messa nella chiesa parrocchiale di Montecastello – dal quale abbiamo appreso tante idee e riflessioni, frutto di una grande ed efficace testimonianza”.  Oggi possiamo dire che idee e riflessioni di don Gian Piero Armano hanno aiutato a riflettere tantissime persone che lo hanno incontrato nel suo impegno pastorale, educativo, civile e sociale.

Così come nell’invito per il 5 maggio successivo, don Gian Piero scriveva: “26 anni fa don Paolo ci lasciava per salire sulla grande montagna del paradiso e per vivere nella pienezza in Dio. Non ci ha lasciati soli, ma nella nostra vita – come punti di riferimento – sono rimasti il suo esempio, la sua fede, l’amore per la montagna che tanto ci ha contagiati”. Ed anche don Gian Piero ha “contagiato” tante persone con la sua testimonianza di prete, di insegnante, di cittadino che vive la città dell’uomo e che esprime a voce alta idee, riflessioni e considerazioni, anche se non condivise e controcorrente.

Lunedi 6 agosto la chiesa di San Paolo ha fatto fatica ad accogliere tutti coloro che volevano partecipare alla messa funebre – concelebrata da moltissimi confratelli nel sacerdozio -durante la quale non è stata fatta l’omelia per sua espressa volontà. Così come tantissimi erano presenti alla veglia funebre della sera precedente con la “riflessione sulla speranza e sulla resurrezione attraverso letture della Parola di Dio e di qualche commento di personaggi che, durante la mia vita, sono stati punti di riferimento per la mia esperienza di fede (Balducci, Turoldo, Tonino Bello, Bonhoffer…), come don Gian Piero scrisse il 16 agosto del 2017.

Per sua espressa volontà le spoglie mortali riposano nel cimitero di Capanne di Marcarolo, nel Comune di Bosio, “territorio reso sacro dal sangue dei resistenti al nazifascismo nell’eccidio della Benedicta agli inizi di aprile 1944”.

Marco Caramagna