Tutti contro Putin, ma a pagare sono i piemontesi

60 milioni di euro ogni anno. E’ questo il danno pagato dal settore agroalimentare piemontese a causa delle sanzioni contro la Russia di Vladimir Putin. I dati, impietosi, sono stati presentati durante il convegno sulla cooperazione economico-commerciale tra le città di Torino e San Pietroburgo, in collaborazione con l’Associazione Conoscere Eurasia, Gruppo Intesa Sanpaolo e Banca Intesa Russia.

Le misure “punitive”, in vigore 2014, erano state volute da Stati Uniti ed Unione Europea per controbattere al referendum popolare che aveva visto la Crimea staccarsi dall’Ucraina (filo-Usa) e diventare parte della Federazione Russa. Un “affronto”, secondo il governo di Kiev, per il quale a pagare, tuttavia, sono ormai da quattro anni le imprese italiane (e piemontesi). Nonostante le promesse inizali, infatti, dal governo giallo-verde non sarebbe ancora arrivato nessun atto concreto per cancellare la sanzioni e venire incontro alle esigenze di tanti piccoli e medi imprenditori.

A prendere posizione è stata così la deputata piemontese di Fratelli d’Italia Augusta Montaruli, intervendo sulla questione: “Il calo ulteriore in un anno del 15% nell’export delle nostre aziende verso la Russia – ha spiegato – dimostra i danni progressivi che le sanzioni economiche stanno provocando al territorio. A pagare il conto di questa guerra commerciale, infatti, non è unicamente il settore agroalimentare, ma anche il mercato dei mezzi di trasporto, aggravando così la crisi del nostro automotive. Un sacrificio che il nostro interesse nazionale e territoriale non può più permettersi”.

In risposta alle sanzioni, inoltre, la Federazione Russa starebbe tentando di puntare sempre più su Made with Italy, una strategia tesa ad incentivare il trasferimento e la produzione delle imprese italiane direttamente in Russia. “I russi – prosegue Montaruli – stanno riuscendo a trasformare un’emergenza in un’opportunità di crescita, facendo giustamente i loro interessi. Noi italiani, però, dovremmo pensare anzitutto a tutelare il nostro patrimonio produttivo con le sue ricadute occupazionali, ristabilire normali relazioni commerciali con la Russia e prevenire così preoccupanti fughe di brand e know how italiani al di fuori dei nostri confini”. La soluzione sarebbe quindi una sola. “Occorre porre un veto al rinnovo delle sanzioni economiche, misure che si sono dimostrate assolutamente inadeguate a risolvere la crisi ucraina e hanno conseguito l’unico risultato di impoverire la nostra imprenditoria. Pertanto – ha concluso la deputata di Fdi – presenteremo al più presto una risoluzione in tal senso nella Commissione Politiche U.E. della Camera dei Deputati”.

EC