Stress test banche italiane: le quattro promosse

L’European Banking Authority (EBA) ha recentemente pubblicato i risultati del cosiddetto “stress test”, ossia una verifica tesa a valutare la capacità delle banche europee di assorbire degli eventi economici particolarmente sfavorevoli.

Cosa sono gli stress test e quale scopo hanno?

Oltre a svolgere un’analisi previsionale, il test serve anche per identificare i rischi potenziali per il sistema bancario nel suo complesso e, più in generale, a migliorare la disciplina del mercato.

Le banche vengono pertanto valutate in considerazione del cosiddetto “scenario avverso”, ossia delle condizioni di rilevante criticità cui esse dovrebbero riuscire a far fronte.

I peggiori scenari previsti

Gli shock più rilevanti considerati nello scenario avverso (a livello di Unione Europea) sono relativi ad un crollo del PIL complessivo in 3 anni del 2,7%, ad un tasso di disoccupazione nel 2020 del 9,7%, ad un’inflazione cumulativa in 3 anni dell’1,7% e ad un calo complessivo dei prezzi degli immobili residenziali e commerciali rispettivamente del 19,1% e del 20% in 3 anni.

Le ipotesi utilizzate per questo stress test sono più severe rispetto a quelle svolte in precedenza e implicano una deviazione del PIL dell’UE dal suo livello base dell’8,3% nel 2020, un aumento della disoccupazione di circa 3,3 punti percentuali entro il 2020, un calo dell’inflazione dell’1,9% rispetto al livello base e un calo dei prezzi degli immobili residenziali e commerciali rispettivamente del 27,7% e del 27,1% rispetto al livello base entro il 2020.

Naturalmente lo scenario avverso, così come determinato, non può considerare tutte le possibili minacce per il sistema bancario, ma rappresenta uno strumento analitico per capire cosa potrebbe accadere ai bilanci delle banche in caso di crisi economica.

Il test è coordinato dall’European Banking Authority e realizzato in collaborazione con la Banca Centrale Europea, il Comitato europeo per il rischio sistemico, la Commissione europea e le autorità competenti di tutte le giurisdizioni nazionali.

48 le banche coinvolte nelle misurazioni

4 promosse in Italia

L’analisi ha complessivamente interessato 48 banche, andando così a coprire il 70% del valore degli attivi del settore bancario a livello europeo.
Per quanto riguarda l’Italia, l’esame ha riguardato i principali istituti di credito, vale a dire Intesa Sanpaolo, Unicredit, UBI e Banco BPM, mentre per gli altri paesi europei sono state sottoposte a stress test sei banche francesi, otto tedesche, quattro spagnole e quattro del Regno Unito.

Le quattro banche italiane presentano indici patrimoniali superiori al livello “minimo” del 5,5% previsto per lo scenario avverso. Per questa analisi si utilizza il cosiddetto CET 1 ratio, vale a dire un indice che esprime la solidità di una banca e che si determina come rapporto tra il capitale ordinario versato e le attività ponderate per il rischio.

Intesa Sanpaolo

In particolare, Intesa Sanpaolo presenta al 31/12/2017 un CET 1 ratio del 13,24% che scenderebbe al 10,40% al 31/12/2020 in caso di scenario avverso e che, in caso di piena adozione di tutte le norme europee sui patrimoni bancari, potrebbe ridursi al 9,66%.

Unicredit

Unicredit presenta invece un valore di partenza al 31/12/2017 del 12,80% che potrebbe passare al 9,34% al 31/12/2020 in caso di scenario avverso (anche adottando tutte le norme europee sui patrimoni bancari).

UBI

UBI si caratterizza per un indice di partenza pari a 11,70% che potrebbe scendere in caso di scenario avverso all’8,32% e, in caso di piena adozione di tutte le norme europee su patrimoni bancari, potrebbe ridursi al 7,46%.

Banco BPM

Banco BPM, infine, potrebbe passare dal 13,94% ottenuto alla fine del 2017 rispettivamente all’8,47% e al 6,67% nel 2020.

In conclusione, i quattro principali istituti di credito italiano oggetto di esame si confermano patrimonialmente solidi e sono tutti in grado di superare le condizioni di avversità previste nello stress test.

Flavio Servato