A Barcellona sabato 21 ottobre beatificati 109 padri clarettiani martiri

L’eroico esempio e l’intercessione di Mateo Casals, Teofilo Casajús, Fernando Saperas e 106 compagni martiri, appartenenti ai Claretiani, uccisi in odio alla fede durante la guerra civile spagnola, «sostengano i cristiani che anche ai nostri giorni, in diverse parti del mondo, subiscono discriminazioni e persecuzioni». È l’augurio di Papa Francesco.

Mentre a Madrid il Consiglio dei ministri, presieduto da Mariano Rajoy, decideva di commissariare la Catalogna, di sospendere l’autonomia e di destituire il governo locale per il tentativo di secessione, a 624 chilometri di autostrada, a Barcellona nella basilica della Sagrada Familia, sabato 21 ottobre 2017 venivano proclamati beati 109 martiri trucidati negli anni Trenta del XX secolo. Rappresentava il Papa, il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi.

La persecuzione religiosa in Spagna nel secolo scorso è stata una virulenta epidemia di morte e distruzione, con migliaia e migliaia di vittime inermi e innocenti eha fatto emergere il coraggio dei martiri, uomini e donne, preti e laici, religiosi e suore. Alla persecuzione i 109 religiosi Clarettiani reagiscono con la carità e ill perdono. A coloro che vogliono annientare il Cristianesimo in Spagna, i martiri rispondono con il perdono e la preghiera perché non hanno paura.

I 109 testimoni eroici del Vangelo sono trucidati tra il 1936 e il 1937 in varie città: Barcellona, Sabadell, Vic, Lérida, Cervera, Valencia, Santander. Il loro capofila è padre Mateo Casals, che appartiene alla comunità di Sabadell, vicino a Barcellona. Sono sempre disponibili ad aiutare i bisognosi e ad amministrare la Parola di Dio e Sacramenti, secondo l’esempio del fondatore, Sant’Antonio María Claret che nel 1849 fonda i Missionari figli del Cuore Immacolato di Maria, i Claretiani (o Clarettiani).  Approvata da Pio IX nel 1870, la Congregazione dalla Spagna si diffonde in Europa e nelle Americhe; si dedicano alla predicazione e all’insegnamento.

Nel luglio 1936, quando scoppia la rivoluzione, il loro istituto e la loro chiesa sono dati alle fiamme. I religiosi fuggono trovano riparo nelle case di conoscenti e amici. Padre Mateo Casals è catturato e fucilato all’alba del 5 settembre 1936 con l’unica colpa di essere un sacerdote cattolico. Sulla strada che lo porta all’esecuzione ripete più volte ad alta voce: «Viva Cristo Re! Viva il Sacro Cuore di Gesù!».I religiosi non hanno paura e sono pronti al sacrificio supremo. Spiega il cardinale Amato:«La Chiesa celebra i martiri non per rivincita ma per riproporre oggi, come ieri e come domani, la legge cristiana della carità senza confini perché il Cristianesimo propone una cultura di pace e di fraternità e non di guerra e di divisione; non produce frutti avvelenati di male ma fiori di bene».

Quelli in Spagna furono anni terribili. Nel novembre 1933 la destra vince le elezioni. Il 4 ottobre 1934 la proclamazione di uno sciopero generale apre in tutto il Paese un’epoca turbolenta: ogni manifestazione religiosa è proibita; le chiese sono bruciate; la Cattedrale di Oviedo è bombardata; il palazzo vescovile e il Seminario sono incendiati. Dalle successive elezioni del 16 febbraio1936 esce vincitore il Fronte popolare di sinistra che si scatena contro la Chiesa: centinaia di chiese e di edifici di associazioni cattoliche sono saccheggiate e distrutte; altre chiese vengono confiscate; in alcune province sono proibite o limitate le celebrazione, a esempio vietando il suono delle campa­ne, le processioni e altre manifestazioni. Frequenti sono le profanazioni dell’Eucarestia. Il 17-18 luglio 1936 i militari si ribellano al governo repubblicano. Questo segna l’inizio della guerra civile. Anarchici, socialisti, radicali e comunisti scatenano una violentissima persecuzione religiosa. Il giornale «Solidariedad obrera» del 15 agosto 1936 incita: «Bisogna estirpare questa gente, la Chiesa deve essere strappata dalla nostra terra fin dalle radici».

Lo storico Andrea Riccardi nel volume «Il secolo del martirio. I cristiani nel Novecento», edito da Mondadori nel 2000, scrive: «La persecuzione in Spagna colpisce sacerdoti, religiosi e lai­ci e si accanisce contro edifici religiosi, chiese, conven­ti, nonostante il loro valore storico-artistico». «Radio Barcellona» il 20 luglio 1936 incita i terroristi: «Bisogna distruggere la Chiesa e tutto quello che ne conservi traccia. Che cosa importa che le chiese siano monumenti artistici? Il buon miliziano non si fermerà. Bi­sogna distruggere la Chiesa».

Secondo stime attendibili sono massacrati 4.184 preti diocesani e seminaristi; 2.365 religiosi; 283 suore, migliaia di laici. La «Commissione nuovi martiri» istituita da Giovanni Paolo II in Vaticano in vista dell’Anno Santo del 2000 riceve dalla Spagna più di 6.500 testimonianze e segnalazioni di vittime. Alcuni laici sono condannati a morte per aver accolto sacerdoti e religiosi nelle loro case.

Pier Giuseppe Accornero