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Camminare insieme

L’Epifania tutte le feste porta via. L’antico detto popolare ci permette di ripensare ad una trilogia di riflessioni che Papa Francesco ha proposto nelle solennità di fine anno: il Te Deum di ringraziamento del 31 dicembre, l’omelia della Messa del 1° gennaio per la Giornata mondiale della Pace e l’omelia della celebrazione eucaristica dell’Epifania.

Probabilmente ai più sono sfuggite le considerazioni di Papa Francesco perché distratti dai mille richiami e dalle mille sollecitazioni di questi giorni di festa che, forse, hanno distolto la mente dai problemi quotidiani. Quegli stessi problemi che procurano ansie e ci impediscono di alzare gli occhi per vedere “una stella che indica un cammino”: “una stella che non acceca, non stordisce, ma invita gentilmente, come ha detto Papa Francesco. Possiamo chiederci quale stella scegliamo nella vita. Ci sono stelle abbaglianti, che suscitano emozioni forti, ma che non orientano il cammino. Così è per il successo, il denaro, la carriera, gli onori, i piaceri ricercati come scopo dell’esistenza. Sono meteore: brillano per un po’, ma si schiantano presto e il loro bagliore svanisce. Sono stelle cadenti, che depistano anziché orientare”.

Il cammino dell’umanità è fatto di continue sollecitazioni che nessuno chiede di disdegnare perché il lavoro, la ricerca del bene personale e famigliare, il proporsi degli obiettivi da raggiungere e tutto ciò che rappresenta, comunque, un avanzamento verso il bene comune sono legittime aspirazioni. Ma da sole non danno appagamento. Se l’esistenza è legata soltanto ai soldi, alla carriera, alla prevaricazione sugli altri, lasciandoci abbagliare dai momentanei successi di chi è “arrivato” nella vita, dimenticandoci della solidarietà e dei doveri che ciascuno ha nei confronti dei propri fratelli, ci si troverà facilmente di fronte a qualche forma di insoddisfazione o di inappagamento. “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”, come riporta Matteo nel suo Vangelo l’invito di Cristo Signore, soprattutto a quei fratelli “più piccoli” che hanno nulla da ricambiare come il bisognoso, l’affamato, il forestiero, il carcerato, il povero. “Offrire un dono gradito a Gesù – dice Papa Francesco – è accudire un malato, dedicare tempo a una persona difficile, aiutare qualcuno che non ci suscita interesse, offrire il perdono a chi ci ha offeso. Sono doni gratuiti, non possono mancare nella vita cristiana”.

Troveremo ancora – domani, dopodomani, fra un mese, fra un anno – “le difficoltà a custodire la nostra libertà dalle banalità corrosive del consumismo e degli stordimenti della pubblicità, dal dilagare di parole vuote e dalle onde travolgenti delle chiacchiere e del clamore”, ma l’ascolto, l’accoglienza, il riflettere sulla propria condizione umana e su quella di chi incontriamo, soprattutto di chi è in difficoltà, potrà aiutare ciascuno a non rinchiudersi in un individualismo egoistico generato dalla paura  e dal preconcetto. Provare, cioè, a “camminare insieme” nello spirito dell’omonima lettera pastorale del cardinal Pellegrino, divenuta profetica per la Chiesa e per il mondo.

Marco Caramagna

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